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Podcast: Comites e emigrazione Italiana

Pip: Italiani a Berlino questa settimana ha molto da dire sui Comites.

Mara: Esatto. Italiani a Berlino pubblica una serie di pezzi che mettono a fuoco le elezioni Comites del 2026: chi può candidarsi, perché l’organismo viene contestato, quanto costa allo Stato e dove si concentra la comunità italiana che dovrebbe rappresentare. Cominciamo dalla rappresentanza.

Elezioni Comites 2026: candidarsi, criticare, cambiare

Pip: Il punto di partenza è semplice: nel 2026 si vota per rinnovare i Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero, e il pezzo sulle elezioni Comites 2026 avverte subito che senza una lista alternativa a quella uscente, il voto sarebbe una formalità vuota.

Mara: La posizione è esplicita. Sul perché partecipare comunque, il testo scrive: “Al momento mi soffermo solo sulla presentazione delle liste e non su come poter partecipare al voto, poiché non consiglio di richiedere i plichi elettorali se non si forma almeno una lista alternativa a quella che presenterà sicuramente la dirigenza uscente. Sarebbero, altrimenti, delle elezioni farlocche.”

Pip: Elezioni farlocche. Il termine tecnico, insomma. E il pezzo non si ferma alla denuncia: spiega concretamente chi può candidarsi, quante firme servono, come autenticarle, cosa cambiò nel 2021 e cosa potrebbe non valere più nel 2026.

Mara: Sì, è un vero vademecum operativo. Per Berlino servono almeno 200 sottoscrittori residenti da almeno sei mesi, le firme vanno autenticate — gratuitamente in Consolato, oppure da notaio con Apostille a spese del presentatore — e la lista deve contenere tra 12 e 16 candidati. La deroga del 2021, che esonerava dall’autentica, era misura straordinaria e non è detto venga riproposta.

Mara: Un secondo pezzo va oltre la guida pratica e lancia una lista vera: si chiama “Scegli per scioglierli”, e il programma che propone punta a dimezzare i fondi richiesti rispetto ai 79.405 euro del bilancio preventivo 2026 del Comites di Berlino, a vietare candidature a chi presiede associazioni che poi ricevono fondi dal Comites, e a rendere pubblici e verificabili tutti i bilanci.

Pip: Candidarsi per smantellare dall’interno. Non è la strategia più comune, ma ha una sua logica.

Mara: Il terzo pezzo allarga la prospettiva storica. I Comites nascono nel 1985 come “comitati dell’emigrazione”, pensati per lavoratori degli anni Cinquanta e Sessanta che avevano bisogno di un’interfaccia consolare per pratiche di sopravvivenza. Nel 2026 il profilo dell’italiano all’estero è radicalmente diverso.

Mara: I dati Istat citati nel pezzo parlano chiaro: nel 2024 gli espatri hanno toccato 141.000 unità, due emigrati su tre hanno tra i 20 e i 49 anni, e circa un terzo di chi ha almeno 25 anni possiede una laurea. Non è emigrazione di necessità nel senso classico.

Pip: E chi si organizza da solo su Telegram difficilmente bussa al Comites per sapere dove trovare un medico che parla italiano.

Mara: Il pezzo lo dice esplicitamente: casa, lavoro, scuola, medico — tutto passa da gruppi Facebook, community Telegram, newsletter indipendenti. Il Comites, quando entra in scena, lo fa quasi sempre per patrocinare eventi già organizzati da altri. Un quarto contributo raccoglie le critiche documentate da altre testate: affluenza intorno al 6,5% già nel 2015, accuse di clientelismo, casi di Comites descritti come “ufficio stampa del Consolato”, e riunioni con toni definiti “intimidatori e minacciosi”.

Pip: La domanda che rimane aperta, e che il pezzo storico pone senza risposta, è se serva riformare i Comites o ripensarli da zero. Proprio sui soldi che li tengono in vita vale la pena fermarsi.

Quanto vale un Comites: i fondi pubblici nel 2025

Pip: Dietro il dibattito sulla rappresentanza ci sono numeri concreti, e un pezzo dedicato li mette in fila: nel 2025 lo Stato ha erogato ai Comites di tutto il mondo quasi 1,82 milioni di euro complessivi su due capitoli di spesa ministeriali.

Mara: Il dato berlinese è preciso: “il Comites di Berlino ha ricevuto nel 2025 finanziamenti per un totale di 23.280,00 euro”, cifra che lo colloca in una fascia intermedia rispetto alle altre sedi tedesche — sopra Wolfsburg e Norimberga, sotto Colonia e Monaco. Un secondo pezzo contestualizza questi numeri nella geografia della comunità: in Germania risiedono 849.383 italiani iscritti all’AIRE, con Berlino a 51.253, quasi il doppio rispetto al 2015.

Mara: E a questi fondi ordinari vanno aggiunti i 14 milioni stanziati per organizzare le elezioni 2026 di Comites e CGIE insieme — una cifra che il pezzo sui finanziamenti segnala separatamente, proprio perché non rientra nei costi di funzionamento ordinario.

Pip: Quattordici milioni per rinnovare urne che nel 2015 hanno visto un’affluenza mondiale del 6,5%. I numeri si commentano da soli.


Mara: La questione centrale resta aperta: un organismo pensato per un’Italia che emigrava negli anni Cinquanta può ancora rappresentare chi oggi si trasferisce a Berlino con un contratto in tasca e un gruppo Telegram già aperto sul telefono?

Pip: La risposta, per ora, è una lista che si chiama “Scegli per scioglierli”. Il che dice tutto sul livello di fiducia. La prossima puntata vedrà se qualcuno raccoglie le firme.

Droga e dipendenze: il piano del Partito Socialdemocratico di Steffen Krach

Più fondi, prevenzione, drug-checking e assistenza: il piano della SPD affronta i nuovi consumi, ma molte proposte non sono una vera novità.

Il candidato di punta della SPD berlinese, Steffen Krach, ha presentato il programma del partito per affrontare la crisi della droga nella capitale. A una prima lettura, tuttavia, molte delle proposte non sembrano particolarmente nuove: più finanziamenti, più prevenzione e una maggiore attenzione ai cambiamenti nel consumo e nell’acquisto delle sostanze. Tutti obiettivi condivisibili, certo. Ma il vero banco di prova arriverà dopo le elezioni.

Più soldi per l’aiuto alle dipendenze

Il piano della SPD prevede un investimento aggiuntivo complessivo di circa 39 milioni di euro nei prossimi anni. Si partirebbe nel 2027 con un programma d’emergenza da un milione di euro, per poi arrivare progressivamente a circa 25 milioni di euro all’anno dal 2028. L’obiettivo è rafforzare la prevenzione, la consulenza e l’assistenza alle persone dipendenti.

La SPD promette inoltre di rendere strutturale il finanziamento dei progetti, superando il sistema dei contributi assegnati di anno in anno. Per le organizzazioni che lavorano nel settore, questa sarebbe una svolta importante: una programmazione stabile consente di assumere personale, mantenere aperti i servizi e offrire continuità alle persone che chiedono aiuto.

Resta però da capire se gli stanziamenti annunciati saranno sufficienti e, soprattutto, se verranno effettivamente inseriti nei bilanci del Land Berlin. Nel campo delle politiche sociali, infatti, il problema non è soltanto promettere nuove risorse, ma garantirle nel tempo.

Prevenzione per giovani e famiglie

Uno dei punti centrali del programma riguarda l’estensione delle attività di prevenzione nelle scuole, nei centri giovanili e nei Familienzentren, i centri di sostegno alle famiglie. La SPD intende finanziare un maggior numero di servizi di consulenza dedicati ai giovani e intervenire prima che il consumo occasionale si trasformi in una dipendenza.

Anche questa è una direzione difficilmente contestabile. La prevenzione, tuttavia, non può limitarsi a campagne informative sporadiche o a incontri occasionali nelle scuole. Deve essere collegata a politiche più ampie: istruzione, salute mentale, contrasto alla povertà, accesso alle attività sportive e culturali, presenza di personale qualificato nei quartieri.

Se mancano prospettive, luoghi di aggregazione e interlocutori affidabili, il messaggio sui rischi delle droghe rischia di rimanere astratto. La prevenzione funziona quando è quotidiana, credibile e inserita in una rete di servizi facilmente accessibili.

Nuove forme di acquisto e consumo

Krach ha sottolineato che il mercato della droga è cambiato. Le sostanze vengono pubblicizzate attraverso adesivi, volantini, biglietti da visita e messaggi nelle applicazioni di messaggistica; gli acquisti possono essere organizzati rapidamente tramite Internet o codici QR. Inoltre, secondo la SPD, a Berlino si registra una presenza crescente del crack e di altre sostanze particolarmente problematiche.

Per questo il partito propone una centrale unica per segnalare la pubblicità della droga. I cittadini potrebbero comunicare la presenza di materiale promozionale nello spazio pubblico o nei canali digitali. Il progetto punta a rendere più rapida la rimozione degli annunci e a migliorare il coordinamento tra autorità, servizi sociali e forze dell’ordine.

È un tentativo di adeguare le politiche pubbliche a un mercato che non si svolge più soltanto per strada. Ma anche qui sarà decisiva l’attuazione concreta: chi raccoglierà le segnalazioni? Quale autorità interverrà? Con quali strumenti si potranno contrastare i messaggi diffusi nei canali privati o criptati?

Drug-Checking e Naloxon

La SPD vuole ampliare il drug-checking, cioè l’analisi chimica delle sostanze per individuare adulterazioni, contaminazioni o concentrazioni insolitamente elevate. L’obiettivo è ridurre il rischio di overdose e informare più rapidamente le persone che consumano droghe.

Un altro elemento del programma è la distribuzione capillare del Naloxon, il farmaco utilizzato per intervenire in caso di overdose da oppioidi come eroina, morfina o fentanyl. Krach propone di formare non soltanto gli operatori sanitari, ma anche agenti di polizia, dipendenti degli uffici comunali e personale della BVG e della Deutsche Bahn, così da aumentare le possibilità di intervento tempestivo.

Si tratta di misure di riduzione del danno già note e applicate in diverse città. La novità, semmai, dovrebbe consistere nella loro diffusione sistematica e nella capacità di raggiungere le persone più esposte, comprese quelle che non frequentano regolarmente i servizi di assistenza.

Più strutture e Housing First

Il piano prevede anche un aumento dei luoghi di consumo controllato, dove le persone possono assumere sostanze in condizioni igieniche e con la presenza di personale qualificato. La SPD punta inoltre a garantire, entro il 2030, un accesso ai servizi di aiuto e consulenza attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette.

Un capitolo specifico riguarda le persone senza dimora con problemi di dipendenza. Krach propone la creazione di 1.000 nuovi posti abitativi secondo il modello Housing First, che offre una casa senza subordinare l’accesso alla preventiva astinenza o alla conclusione di un percorso terapeutico.

Il principio è semplice: avere un alloggio stabile può essere il primo passo per affrontare una dipendenza, non necessariamente il premio finale dopo aver risolto tutti gli altri problemi. Anche in questo caso, però, il successo dipenderà dalla disponibilità reale di abitazioni, dall’assistenza sociale e dalla presenza di personale sufficiente.

Tra continuità e nuove promesse

Nel complesso, il programma della SPD combina strumenti già conosciuti con alcuni adattamenti alle nuove modalità di consumo e di distribuzione. Più prevenzione, più aiuto alle persone dipendenti, drug-checking, Naloxon, luoghi di consumo controllato e Housing First fanno parte da tempo del dibattito berlinese.

La questione non è quindi soltanto se le proposte siano giuste, ma se la futura amministrazione sarà in grado di realizzarle. Berlino conosce da anni le difficoltà dei progetti finanziati temporaneamente, delle strutture con orari limitati e della carenza di personale specializzato. Annunciare nuovi investimenti durante una campagna elettorale è relativamente semplice; trasformarli in servizi permanenti è molto più complicato.

Per questo, su molte di queste proposte, si potrà discutere volentieri dopo le elezioni. Sarà allora che si vedrà quali misure entreranno davvero nel bilancio, quali strutture verranno aperte, quanti operatori saranno assunti e con quali risultati verranno valutate le politiche adottate. Fino a quel momento, il piano della SPD appare soprattutto come una promessa di rafforzamento di strumenti già noti, più che come una vera svolta nella politica berlinese sulle droghe.

Alcuni articoli e interventi critici sui Comites, in particolare sul sistema elettorale e sulla loro efficacia rappresentativa

Critiche recenti (2024-2026)

Sistema elettorale “opt-in” ed esclusione di massa

Un articolo di marzo 2026 denuncia che il modello di voto attuale per i Comites esclude la maggioranza degli italiani all’estero iscritti all’AIRE a causa del meccanismo “opt-in”, che richiede ai cittadini di attivarsi autonomamente per registrarsi a votare, con scadenze e procedure poco note. Secondo l’autore, questo limita drasticamente la partecipazione e trasforma le elezioni in uno strumento di “democrazia che esclude la maggioranza”. (Fonte: Gazzetta Diplomatica)

Caso San Paolo: accuse di partitismo e “ufficio stampa del Consolato”

A fine 2024, alcuni consiglieri del Comites di San Paolo hanno pubblicamente criticato il presidente Alberto S. Mayer dopo un’intervista in cui sosteneva l’apartiticità dell’organo. In una nota, i consiglieri hanno parlato di “operazione ornitorinco” nelle ultime elezioni e hanno affermato che dal 2004 il Comites di San Paolo sarebbe di fatto un “ufficio stampa del Consolato Generale d’Italia”, dominato dallo stesso gruppo politico. (Fonte: Revista Insieme)

Toni intimidatori e opacità interna

Già nel 2023 erano emerse critiche su dinamiche interne poco trasparenti: un articolo del “Corriere d’Italia” denunciava toni “intimidatori e minacciosi” in alcune riunioni dei Comites, in contrasto con la norma che prevede sedute pubbliche e pubblicazione dei resoconti. (Fonte: Corriere d’Italia)

Critiche strutturali di lungo periodo

Oltre alle novità recenti, molte critiche ai Comites sono ricorrenti da anni:

  • Partecipazione bassissima: già nel 2015 si registrò un’affluenza mondiale intorno al 6,5% (con picchi ancora più bassi in alcune circoscrizioni), sollevando dubbi su rappresentatività e legittimità. (Fonte: Formiche e Fatti Nostri)
  • Scarsa utilità percepita: esperti e osservatori hanno più volte definito i Comites organismi poco utili, con costi elevati (circa 25 milioni di euro per il quinquennio, insieme al CGIE) e scarso impatto concreto per gli italiani all’estero. (Fonte: Fatti Nostri)
  • Clientelismo e uso privato: alcune testimonianze interne descrivono i Comites come “club privati” gestiti da pochi, con pratiche di clientelismo e sperpero di denaro pubblico. (Fonte: La voce di New York)
  • Mancata funzione di controllo: viene criticata la tendenza dei Comites a non esercitare un ruolo critico e di stimolo verso i servizi consolari, venendo meno a uno dei loro compiti istituzionali. (Fonte: Fatti Nostri)

Cercasi candidati Comites per la eventuale lista “Scegli per scioglierli”

Bozza di programma elettorale per il COMITES 2026. Circoscrizione Berlino, Brandenburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia

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I COMITES nascono nel 1985 come unico organismo elettivo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, in un’epoca in cui gli italiani residenti fuori dai confini non avevano alcuna rappresentanza diretta in Parlamento. Con la riforma costituzionale del 2001 e le prime elezioni della Circoscrizione Estero nel 2006, questo scenario è cambiato radicalmente: i primi parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero risalgono alle elezioni politiche del 2006. Da quel momento gli italiani all’estero eleggono direttamente propri deputati e senatori.

Essendoci già una rappresentanza parlamentare diretta ed eletta, il livello consultivo locale dei Comites (che hanno funzioni per lo più consultive verso i consolati, senza poteri decisionali propri) rischia di apparire un doppione poco incisivo, aggravato da un problema di legittimità dato che l’affluenza alle elezioni dei COMITES è storicamente molto bassa.

Ciò premesso, finché i COMITES continueranno a esistere – e ci auguriamo sia ancora per poco tempo – rimangono comunque organismi finanziati annualmente con fondi pubblici. Per questo riteniamo che ogni risorsa pubblica debba essere utilizzata con rigore, ogni decisione spiegata con chiarezza e ogni collaborazione resa pubblica e verificabile.

Trasparenza

Ci impegniamo a pubblicare bilanci chiari, dettagliati e facilmente consultabili, con l’indicazione esplicita dei nomi delle associazioni coinvolte e beneficiarie, dei collaboratori e consulenti, delle finalità delle collaborazioni e dei criteri di assegnazione degli incarichi. La normativa e la prassi dei COMITES prevedono già obblighi di documentazione contabile, rendiconto e trasparenza amministrativa, ma riteniamo necessario fare un ulteriore passo avanti sul piano della leggibilità e della pubblicità delle informazioni.

Ogni cittadino deve poter comprendere senza ambiguità come vengono utilizzati i fondi pubblici, da chi e per quali obiettivi. Proprio per questo non ci limiteremo al COMITES di Berlino, bensì ci adopereremo affinché i Comites sparsi per il mondo rendano pubblici e trasparenti i propri bilanci.

Risparmi

Proponiamo una revisione concreta e immediata delle spese, con particolare attenzione all’azzeramento o alla drastica riduzione dei costi per vitto e alloggio dei presidenti, al contenimento delle spese per riunioni e trasferte e all’eliminazione dei costi non essenziali o non giustificati. La disciplina dei COMITES considera adeguati i finanziamenti anche in relazione alla possibilità di svolgere attività da remoto tramite tecnologie telematiche.

Ci riproponiamo inoltre di dimezzare le richieste di fondi pubblici rispetto a quelle indicate, ad esempio, dal COMITES di Berlino, nel bilancio preventivo 2026, pari a 79.405 euro, cifra che riteniamo eccessiva rispetto alle esigenze effettive di funzionamento. Questa scelta nasce dalla convinzione che molti dei servizi che il COMITES offre o dovrebbe offrire siano oggi già ampiamente coperti dall’istituzione della Circoscrizione Estero, da una rete consolare sempre più efficiente, dall’Istituto Italiano di Cultura, dai patronati italiani, da una rete diffusa di associazioni senza scopo di lucro, italofone e non italofone, per non parlare di tutte le piattaforme online e di intelligenza artificiale che già oggi la maggior parte degli expat consulta. Raramente si incontra un expat che si sia rivolto ai COMITES o sappia cosa siano o che servizi espletino o dovrebbero espletare. Ciò considerato, i costi attuali sono semplicemente ingiustificabili per i contribuenti italiani, con circa 14 milioni di euro già destinati alle sole elezioni (pensate quante liste di attesa nella sanità potrebbero essere elaborate con questa spropositata cifra).

Ovviamente, con i risparmi che proponiamo, non vi promettiamo più attività rispetto a quelle attuali. Potrebbe pure succedere, ma se così non fosse, ne abbiamo spiegato sopra il motivo.

Inoltre ci riproponiamo di ridurre annualmente le richieste di fondi ministeriali per dimostrare che anche un’eventuale riduzione delle attività del Comites passerà del tutto inosservata da parte della comunità italiana della nostra circoscrizione. Quello che non passerà inosservato sarà, invece, il risparmio per le casse dello Stato soprattutto se la lista SCEGLI PER SCIOGLIERLI riuscirà a richiamare l’attenzione delle istituzioni – ma soprattutto dei parlamentari – sulla nostra denuncia di sprechi di fondi pubblici per enti inutili come appunto i Comites.

Incontri da remoto

Promuoveremo un uso sistematico degli strumenti digitali per svolgere riunioni e incontri in modalità remota, riducendo drasticamente i costi, per esempio, degli incontri Intercomites. La disciplina e i regolamenti interni dei COMITES già contemplano l’uso di strumenti digitali e, in alcuni casi, prevedono espressamente che le riunioni possano svolgersi online o presso locali messi a disposizione dal Consolato o dal Comitato stesso. L’Intercomites riunisce i presidenti dei COMITES di uno stesso Paese almeno una volta l’anno per coordinare l’azione comune. Proprio per questo riteniamo che la modalità remota debba diventare la regola ordinaria per gli incontri di coordinamento, lasciando quelli in presenza solo ai casi davvero necessari.

Conflitti di interesse

Per garantire la massima imparzialità, nella nostra lista non saranno presenti presidenti né cariche statutarie di associazioni registrate come e.V. quando tali associazioni possano poi essere destinatarie di progetti, collaborazioni o richieste di sostegno deliberate dal COMITES. La normativa sui COMITES prevede già specifiche cause di ineleggibilità e incompatibilità per alcune categorie, compresi i legali rappresentanti di enti e associazioni che presentino richiesta di finanziamento pubblico nei casi previsti dalla disciplina di riferimento.

Noi scegliamo di andare oltre questo minimo normativo, estendendo in modo volontario e preventivo tale limite anche alle associazioni e.V., per evitare conflitti di interesse anche solo potenziali. È una scelta di rigore, trasparenza e credibilità, che punta a separare in modo netto chi delibera da chi può beneficiare delle decisioni.

Responsabilità

Ogni attività del COMITES deve essere accompagnata da obiettivi chiari, risultati verificabili e rendicontazione pubblica periodica. La disciplina di settore prevede già una relazione annuale sulle attività svolte da allegare al rendiconto consuntivo e una relazione programmatica da allegare al bilancio preventivo.

Vogliamo superare la logica delle iniziative simboliche per privilegiare interventi concreti e misurabili. Il COMITES – fintanto che esisterà, e ci auguriamo ancora per poco tempo – deve essere una casa comune credibile, sobria, efficiente e aperta.

Il nostro obiettivo è orientare il COMITES verso un uso più sobrio e responsabile delle risorse pubbliche, privilegiando trasparenza, essenzialità e utilità concreta per la comunità, nella speranza di una sua futura abolizione. Ma allo stato attuale possiamo solo ottimizzarne i costi così da rendere questo organismo un po’ meno inviso di quanto non lo sia oggi.

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Elezioni Comites 2026: alcune criticità e ciò che serve sapere per candidarsi

Il 21 luglio scorso l’Ambasciata d’Italia a Berlino ha annunciato ufficialmente che nel corso del 2026 si terranno le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites). Alla comunicazione non è ancora seguita la data precisa del voto, né il calendario per l’iscrizione negli elenchi elettorali o le modalità di presentazione delle candidature: l’unico dato certo, per ora, è che si vota entro la fine dell’anno.

Al momento mi soffermo solo sulla presentazione delle liste e non su come poter partecipare al voto, poiché non consiglio di richiedere i plichi elettorali se non si forma almeno una lista alternativa a quella che presenterà sicuramente la dirigenza uscente. Sarebbero, altrimenti, delle elezioni farlocche.

Italiani a Berlino non ha finalità di lucro e può quindi permettersi il lusso di essere completamente indipendente, senza intrattenere rapporti commerciali né con soggetti privati né con istituzioni (tramite partnership o collaborazioni analoghe), e tantomeno con i Comites, nei cui confronti questo magazine mantiene un atteggiamento fortemente critico. Grazie a questa indipendenza possiamo e vogliamo continuare ad esprimere tutto il malcontento nutrito da molti expat (in Germania e in tutto il resto del mondo) nei confronti di questo ente ritenuto da molti inefficiente, obsoleto, opaco e inutile, che, se verrà rieletto per mancanza di una lista alternativa, risulterà ancora più inviso alla comunità degli expat e non solo.

Questo sito si vanta di non avere alcuna “macchia” giornalistica di tipo istituzionale non avendo mai tessuto lodi di alcun genere nei confronti di enti pubblici di rappresentanza e quindi neanche nei confronti del Comites. Avrei potuto farlo, per esempio, nei confronti della Dott.ssa Abbruzzetti (Consolato), che ha davvero portato una ventata d’aria fresca nelle istituzioni di rappresentanza a Berlino, o magari, per rimanere in tema Comites, della Dott.ssa Dellagiacoma, i cui interventi alle assemblee rappresentano un punto di rottura nei confronti della “chiusura asfittica” che ha sempre contraddistinto questi enti. Ma non l’ho mai fatto, perchè in cerchie così ristrette (siamo una piccola comunità di italiani che fa a gomitate per un po’ di visibilità istituzionale al fine di ottenere comode scorciatoie) sarebbe quasi inevitabile il sorgere di eventuali situazioni dalle derive conflittualistiche — di interessi, ovviamente. Che poi, così “eventuali” non sono se si va a vedere la “commistione” istituzionale di certi siti italofoni di informazione all’estero e del canale privilegiato di cui godono istituzionalmente. Quindi il “prezzo da pagare” è stato sicuramente alto, ma lo pago con orgoglio poiché ciò ha permesso a questo magazine di essere davvero indipendente.

Qui non troverete mai articoli o interviste di inizio mandato (quindi ad occhi bendati) a cariche elettive in istituzioni pubbliche o ancora peggio in enti di rappresentanza di expat a Berlino. Nessuna piageria volta ad ottenere favoritismi o visibilità. Questo spazio vuole invece rimanere una spia sull’operato delle istituzioni di rappresentanza che per molti anni, dall’alto dei loro incarichi, si sono sentite “intoccabil”. I tempi nei quali un’impiegata del Consolato mi ordinava con indicibile prepotenza di coprirmi il piercing al collo, pena il rifiuto di continuare a parlarmi (ho anche un testimone – il mio ex compagno nonché giornalista per RTL – qualora la storia dovesse risultare poco credibile) sono fortunatamente finiti. La stessa impiegata che durante gli esami per un’assunzione presso l’Ambasciata entrava nella stanza dove i candidati attendevano il loro turno, per chiederci le domande che venivano poste. Ho poi scoperto che la figlia era una delle candidate e adesso è felicemente “sistemata” presso una sede di rappresentanza. Ma ormai c’è internet, ci sono forum e spazi come questi che non verranno mai “comprati” da collaborazioni istituzionali e che denunceranno sempre le “prepotenze” istituzionali, i conflitti di interesse di certe associazioni o società commerciali che cercano visibilità sui siti istituzionali, la poca trasparenza, le inefficienze, le “commistioni” e i rapporti poco chiari tra istituzioni e attività commerciali e quant’altro.

Tutto ciò premesso, cerchiamo quindi di rompere il “cerchio magico” cominciando a spiegare come ci si può candidare al Comites.

Cosa sono i Comites

Istituiti nel 1985, ben prima della creazione della Circoscrizione Estero — la cui introduzione ha poi suscitato critiche per la contemporanea esistenza dei Comites —, questi ultimi possono essere costituiti nelle circoscrizioni consolari con almeno 3.000 iscritti all’AIRE. Sono composti da 12 membri nelle comunità fino a 100.000 connazionali e da 18 in quelle più numerose, quindi nel caso di Berlino 12 membri. I membri restano in carica cinque anni e hanno o meglio avrebbero il compito di rappresentare gli interessi della collettività italiana, di favorirne l’integrazione e di custodire la memoria dell’emigrazione. Per la circoscrizione di Berlino, che comprende anche Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia, il voto per corrispondenza sarà aperto ai cittadini italiani residenti da almeno sei mesi nel territorio di competenza.

In attesa che l’Ambasciata pubblichi il calendario definitivo, vale la pena ripercorrere le regole generali che disciplinano la formazione delle liste elettorali. Sono le stesse in tutte le circoscrizioni consolari del mondo e conoscerle in anticipo permette a chi vuole candidarsi, o anche solo sottoscrivere una lista, di non farsi trovare impreparato quando i termini verranno finalmente fissati.

Chi può candidarsi

Sono eleggibili i cittadini italiani residenti nella circoscrizione, purché iscritti nell’elenco elettorale aggiornato e candidati in una sola lista e in una sola circoscrizione. Restano esclusi i dipendenti dello Stato italiano in servizio all’estero, chi ricopre cariche istituzionali e i relativi collaboratori salariati, oltre agli amministratori di enti gestori di attività scolastiche o di comitati di assistenza finanziati con fondi pubblici. Non può ricandidarsi, infine, chi ha già fatto parte di un Comites per due mandati consecutivi. Per più dettagli consultare il sito in hyperlink.

Come si presenta una lista

Ogni lista deve contenere un numero di candidati almeno pari ai membri da eleggere, con un tetto massimo di 16 nomi per i Comites a 12 membri (è il caso di Berlino) e di 22 per quelli a 18. La lista va presentata, corredata di contrassegno, da uno dei candidati o da un sottoscrittore che dichiari il proprio domicilio ai fini delle notifiche successive. Alla lista vanno allegati:

  • le accettazioni di candidatura firmate e autenticate, insieme ai certificati di iscrizione elettorale;
  • la designazione di un rappresentante effettivo e di uno supplente presso il comitato elettorale circoscrizionale;
  • le sottoscrizioni degli elettori, con cognome, nome, luogo e data di nascita, firma autenticata e certificazione elettorale.

La legge richiede un numero minimo di sottoscrittori non inferiore a 100 per le collettività fino a 50.000 residenti, e non inferiore a 200 oltre questa soglia. I sottoscrittori devono risultare residenti nella circoscrizione da almeno sei mesi, non possono essere candidati e non possono firmare più di una lista, pena la nullità della sottoscrizione.

L’autentica delle firme è gratuita presso l’ufficio consolare di prima categoria. In alternativa, come già avvenuto in passato, è ammessa l’autentica da parte di notai o funzionari pubblici locali.

La regola generale prevede che ogni firma dei sottoscrittori venga autenticata gratuitamente dall’ufficio consolare di prima categoria, quindi in teoria bisognerebbe recarsi fisicamente alla Cancelleria consolare di Berlino per farsi autenticare la firma, documento d’identità alla mano.

Detto questo, nella pratica il sistema prevede alcune facilitazioni:

Fogli di raccolta separati. Le firme non devono essere raccolte tutte su un unico documento consegnato in blocco. È ammesso l’uso di “atti separati”, cioè fogli distinti che riportano il contrassegno di lista e i nominativi dei candidati: questo permette a più persone di raccogliere firme in parallelo, per poi far autenticare i vari fogli.

Autentica da notaio o funzionario locale. In alternativa al Consolato, la firma può essere autenticata da un notaio tedesco o da un pubblico ufficiale locale con poteri certificativi. In questo caso però la firma del notaio va poi legalizzata con Apostille (Convenzione dell’Aja), e i costi restano a carico di chi presenta la lista.

L’eccezione del 2021, da tenere d’occhio. Per le elezioni del 2021 il DL 117/2021 introdusse una deroga: le firme erano esenti da autentica se accompagnate da un documento d’identità valido, anche rilasciato dalle autorità del paese di residenza (quindi bastava allegare una copia della carta d’identità tedesca o italiana, senza passare dal notaio o dal Consolato). Attenzione però: era una misura straordinaria, limitata esplicitamente a quella tornata elettorale. Non è affatto scontato che venga riproposta nel 2026, quindi conviene non darla per acquisita finché non arriva un decreto analogo.

Un’unica firma che resta sempre soggetta ad autentica consolare obbligatoria, senza alternative, è quella del presentatore della lista: la legge impone che si rechi di persona in Consolato per consegnare la lista, quindi quella firma viene autenticata direttamente lì dal funzionario.

Cosa fare nel frattempo

Chi risiede nella circoscrizione di Berlino e intende partecipare al rinnovo del Comites, come candidato, sottoscrittore o semplice elettore, farebbe bene a verificare fin d’ora la propria iscrizione all’AIRE e la propria posizione anagrafica presso il Consolato, in modo da comparire correttamente negli elenchi elettorali quando verranno pubblicati. Non appena l’Ambasciata renderà note le date ufficiali, aggiorneremo questo articolo con il calendario preciso e le istruzioni operative per la nostra circoscrizione.