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Elezioni federali in Germania: proposte e sfide dei partiti per il futuro del paese

La Germania si appresta a vivere un momento cruciale della sua storia politica recente con le elezioni federali in programma domenica 23 febbraio 2025. In un contesto di crescente incertezza economica e tensioni sociali, i principali partiti tedeschi si confrontano con proposte e visioni spesso contrastanti sul futuro del paese.

I democristiani (CDU/CSU), pur cercando di distanziarsi dall’era Merkel, mantengono una linea di continuità su molti temi. Il partito punta su un programma di riforme strutturali per rilanciare la competitività dell’economia tedesca, messa a dura prova negli ultimi anni dalla concorrenza internazionale e dalle sfide della transizione energetica. Allo stesso tempo, la CDU propone una svolta nella politica migratoria, tema sempre caldo nel dibattito pubblico tedesco, con l’obiettivo di regolamentare in modo più stringente i flussi migratori.

Sul fronte opposto, i socialdemocratici (SPD) si trovano in una posizione delicata. Dopo il fallimento della coalizione “semaforo” con verdi e liberaldemocratici, i socialdemocratici cercano di riconquistare la fiducia degli elettori puntando su temi sociali come il lavoro e il welfare. Tuttavia, il partito fatica ancora a definire una propria identità chiara e distintiva, oscillando tra posizioni più moderate e spinte più progressiste.

I verdi, nonostante le difficoltà incontrate durante la partecipazione al governo uscente, mantengono al centro della loro agenda la lotta al cambiamento climatico e la transizione ecologica. Il partito ambientalista propone misure più incisive per ridurre le emissioni di CO2 e accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, pur dovendo fare i conti con le resistenze di parte dell’opinione pubblica e del mondo industriale.

Un elemento di forte preoccupazione in queste elezioni è rappresentato dalla crescita nei sondaggi dell’Alternativa per la Germania (AfD). Il partito di estrema destra punta su temi come l’immigrazione e la sicurezza, cavalcando il malcontento di una parte della popolazione verso le politiche dell’Unione Europea e la gestione dei flussi migratori. La possibile affermazione dell’AfD rappresenta una sfida per l’intero sistema politico tedesco, tradizionalmente caratterizzato da una forte stabilità e dalla marginalizzazione delle forze estremiste.

Tra i partiti minori, i liberaldemocratici (FDP) si propongono come possibile ago della bilancia in future coalizioni, puntando su un programma di riforme economiche e di rilancio della competitività. La Sinistra (Die Linke) si concentra invece su temi sociali come il controllo degli affitti e l’aumento delle pensioni, cercando di intercettare il voto di protesta nelle aree più svantaggiate del paese.

Una novità di queste elezioni è rappresentata dall’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), formazione politica guidata dall’ex esponente della Linke che propone un mix di politiche sociali progressiste e posizioni conservatrici su temi come l’immigrazione e la sicurezza.

Il panorama politico che emerge alla vigilia del voto è quindi estremamente frammentato e incerto. Le tradizionali alleanze sembrano non essere più sufficienti per formare maggioranze stabili, e si profilano scenari di difficili negoziati post-elettorali. In questo contesto, sarà cruciale la capacità dei partiti di costruire ponti e trovare compromessi, in un momento in cui la Germania, e l’Europa intera, hanno bisogno di stabilità e leadership.

L’esito di queste elezioni avrà ripercussioni non solo sulla politica interna tedesca, ma anche sugli equilibri europei e internazionali. La Germania, principale economia dell’Unione Europea, si trova infatti a dover affrontare sfide cruciali come la transizione ecologica, la digitalizzazione e il mantenimento della propria competitività in un contesto globale sempre più complesso e conflittuale.

In conclusione, le elezioni del 23 febbraio rappresentano un momento di svolta per la Germania. Dal voto emergerà non solo la nuova composizione del Bundestag, ma anche la direzione che il paese intende prendere di fronte alle sfide del XXI secolo. Sarà compito dei leader politici tradurre le promesse elettorali in azioni concrete, cercando di conciliare le diverse istanze emerse dalla campagna elettorale con le necessità di un paese che rimane centrale nello scacchiere europeo e mondiale.

Elezioni in Baviera e Assia: lo spettro dell’estrema destra

Domenica 8 ottobre si terranno le elezioni regionali in Baviera e in Assia, due delle più importanti regioni della Germania. Le due regioni messe insieme rappresentano più di un quarto della produzione economica tedesca e quasi un quarto della popolazione tedesca. I sondaggi prevedono un forte aumento dei consensi per l’estrema destra della AfD.

In Baviera, i democristiani della CSU sono dati in calo al 30%, mentre i socialdemocratici della SPD sono in crescita al 25%. La AfD, che nel 2018 ottenne il 10% dei voti, è data in aumento al 15%. Un risultato simile è previsto in Assia, dove la SPD è data in calo al 20%, i democristiani della CDU al 25% e l’AfD al 20%.

Un successo dell’AfD in queste due elezioni rappresenterebbe un segnale preoccupante per la politica tedesca. Il partito di estrema destra, nato nel 2013 in seguito alla crisi migratoria, ha già ottenuto un forte successo alle elezioni europee del 2019, diventando il terzo partito più votato in Germania.

Il successo dell’AfD in Baviera e Assia potrebbe avere un impatto significativo sulla politica federale. Un aumento dei consensi per l’estrema destra potrebbe infatti rendere più difficile per la coalizione di governo, composta da socialdemocratici, verdi e liberaldemocratici, trovare un accordo sulle politiche migratorie e di sicurezza. Inoltre, un successo dell’AfD potrebbe avere un forte impatto sulla società tedesca. Il partito di estrema destra è noto per le sue posizioni xenofobe e anti-islamiche, che potrebbero portare a un clima di intolleranza e discriminazione.

I risultati delle elezioni di domenica saranno dunque attentamente monitorati dalla politica tedesca e internazionale poiché un successo dell’estrema destra rappresenterebbe un preoccupante segnale di allarme per la democrazia tedesca.

Ripetizione parziale delle elezioni

A causa di numerosi disguidi, le elezioni per il Bundestag del settembre dello scorso anno saranno ripetute in 431 circoscrizioni di Berlino. La decisione è stata presa dal Bundestag nella tarda serata di giovedì con i voti dei partiti SPD, Verdi e FDP. Alla CDU/CSU e all’AfD non è andata molto bene, infatti i due partiti di opposizione volevano una ripetizione in un numero molto maggiore di circoscrizioni.

Le nuove votazioni si svolgeranno nelle circoscrizioni in cui il voto è stato interrotto a causa di disguidi elettorali, di ritardi significativi, dell’impossibilità di esprimere un voto valido a causa di schede mancanti o errate e perché alcuni seggi elettorali erano ancora aperti dopo le 18.30. Infatti, in molti luoghi, i seggi sono rimasti aperti fino a ben oltre le 18.00 per consentire a chi era in attesa di esprimere il proprio voto.

Non è chiaro quando si terrà la ripetizione (parziale) delle elezioni. I partiti del Bundestag presumono che la decisione sarà impugnata davanti alla Corte costituzionale federale. Resta da vedere quando la Corte deciderà. Anche gli effetti sulla composizione del Bundestag non sono chiari. Se l’affluenza alle urne per la ripetizione parziale delle elezioni sarà bassa, ciò potrebbe significare che un minor numero di parlamentari berlinesi sarà rappresentato nel Bundestag.

Le elezioni del Bundestag del 26 settembre 2021 sono state caotiche in molti seggi elettorali di Berlino. Ci sono state lunghe code, tempi di attesa molto lunghi, schede elettorali sbagliate o mancanti, che hanno comportato la chiusura temporanea dei seggi.

L’amministrazione era decisamente oberata di lavoro perché le elezioni si tenevano non solo per il Bundestag ma anche per i dodici parlamenti distrettuali. Come se questo non bastasse, era stato indetto anche un referendum sull’esproprio delle grandi società immobiliari. La maratona di Berlino, che si è svolta nello stesso giorno, ha reso la situazione ancora più drammatica, poiché a causa di molte strade chiuse proprio per la maratona, la consegna delle schede è stata molto onerosa.

Nella capitale, lo stesso giorno si terranno le elezioni per la Camera dei deputati di Berlino. Proprio in merito a queste elezioni, la Corte costituzionale di Berlino deciderà mercoledì prossimo. Durante l’udienza, è emerso chiaramente che il tribunale potrebbe ordinare una ripetizione completa. Il Parlamento del Land dovrà essere rieletto entro 90 giorni dall’annuncio della decisione.

Possibile ripetizione delle elezioni a Berlino

Il 26 settembre 2021, a Berlino, le concomitanti elezioni per il Bundestag e per la Camera dei deputati di Berlino sono state teatro di un susseguirsi di intoppi e disguidi organizzativi, eufemisticamente detto. Tra questi, schede elettorali palesemente sbagliate o addirittura mancanti del tutto, chiusura temporanea dei seggi, lunghe code davanti ai seggi con tempi di attesa di diverse ore, ecc. Inoltre, alcuni seggi elettorali sono rimasti aperti ben oltre l’orario di chiusura previsto, ovvero le 18.00.

A Berlino, secondo l’ex sindaco Diepgen (CDU), le elezioni per il Bundestag e per la Camera dei deputati di Berlino vanno assolutamente ripetute a causa dei gravi disagi verificatisi. Il politico della CDU tiene anche a precisare che non si tratterebbe di una questione meramente giuridica, bensì anche politica, poiché la democrazia sarebbe stata gravemente compromessa. Sempre secondo l’ex sindaco i deputati di Berlino dovrebbero essere finalmente liberati dal dubbio che grava sulla loro legittimità democratica. 

Dopo diversi ricorsi contro l’elezione della Camera dei deputati di Berlino, la Corte costituzionale del Land di Berlino ha avviato una procedura di revisione. Ci si aspetta una qualche decisione verso il mese di ottobre. Mentre sull’eventuale ripetizione delle elezioni del Bundestag in alcune circoscrizioni di Berlino, sarà proprio il Bundestag a dover decidere; in ultima istanza invece la Corte costituzionale federale.

Intervista a Alessandro Fusacchia, capolista alla Camera per ‘Più Europa con Emma Bonino’ nella circoscrizione Europa

Rivolgiamo 5 brevi domande a Alessandro Fusacchia (+Europa)

Quale motivo ti spinge a candidarti?
Negli ultimi 10 anni dentro diverse istituzioni, nazionali ed europee, ho visto da vicino cosa può essere la politica e cosa non deve mai essere. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona. Perché è troppo facile chiedere sempre a qualcun altro di cambiare le cose che non ci piacciono. Ho il mio lavoro, la mia passione per i romanzi, una figlia di 14 mesi, ma allo stesso tempo vedo intorno a me crescere le disuguaglianze e tornare la povertà e la mancanza per tanti giovani e meno giovani di trovare una strada. Vedo le nostre periferie diventare luoghi di solitudine, conflitto e marginalizzazione. Ho conosciuto da vicino più Paesi europei, e migliaia di italiani capaci e motivati, in tante città italiane e in giro per l’Europa. Ho deciso di candidarmi perché la testimonianza di molti può generare un impatto vero. Sono ancora profondamente convinto che la politica possa avere un potere di indirizzo e di trasformazione reale per correggere le storture sociali ed economiche quotidiane, a condizione di restare autentici, mantenere uno sguardo lungo, smettere di pensare in piccolo.

Qual è la tua idea di Unione Europea?
Quella di un’Europa amica, aperta, che ascolti e recepisca i bisogni dei cittadini europei. Che riesca a decidere sulle grandi questioni divisive del nostro tempo. Ho in testa un’Europa capace di promuovere innovazione vera e di rispondere alle nuove sfide del mercato del lavoro, della tecnologia, dell’immigrazione. Ma per fare questo c’è bisogno di ricreare un clima di fiducia collettiva nel futuro così come di sviluppare programmi di ricerca lungimiranti. Serve quindi una classe politica e dirigente che invece di lamentarsi di cosa l’Europa non fa per noi, o di qualche altro Paese, sappia come costruire opportunità per l’Italia e allo stesso tempo lavorare per una integrazione anche sociale e politica del continente. La situazione di stallo non piace a nessuno, ma guai a pensare che l’Italia sarà capace di affrontare il mondo da sola. Solo uno spazio organizzato di mezzo miliardo di persone può pensare di continuare negli anni a influenzare il proprio destino.

Per cosa ti batterai una volta eletto in Parlamento?
Qualche giorno fa ero a Londra a parlare a 250 studenti dell’Imperial College. Ho detto loro di viversi certamente come italiani londinesi, ma anzitutto come italiani che con ogni probabilità non passeranno tutta la loro vita a Londra, e quindi di ragionare e viversi come italiani in Europa o italiani tout court. Abbiamo bisogno che maturino questa consapevolezza per assicurarci che continuino ad interessarsi al loro Paese e che votino +Europa perché riconoscono in noi un progetto per l’Italia, e per una nuova Italia possibile in questa Europa necessaria, invece che inseguire l’ultima micro-promessa localistica che tutti gli altri stanno facendo. Un esempio: è chiaro che dobbiamo semplificare i servizi consolari e in generale il loro rapporto a distanza con lo Stato e la burocrazia italiana. Ma non esistono scorciatoie: questo passa da una digitalizzazione complessiva della nostra Pubblica Amministrazione che ragiona ancora per processi e procedure e non per “servizio fornito” al cittadino. Non per colpa dei funzionari pubblici, ma per la miopia e il disinteresse della classe politica avuta finora. Mi candido per fare in modo di connettere gli italiani, giovani e meno giovani, sparsi in Europa con il resto dell’Italia, e per non farlo solo in campagna elettorale.

Cosa andrebbe cambiato nelle istituzioni europee?
Abbiamo costruito un sistema di governance europeo dove spadroneggiano i governi nazionali, a vari livelli. Ci servirebbe ritrovare la libertà d’azione e capacità di influenza che avevamo quando non solo la Commissione europea ma anche il Parlamento europeo erano molto più indipendenti nel decidere la propria linea e provare a convincere tutti della bontà delle loro idee. Qui invece siamo arrivati a Spinelli che si rivolta nella tomba, col Parlamento europeo che boccia le liste transnazionali. Serve meno politica nazionale nelle istituzioni europee, e più politica transnazionale fuori dalle istituzioni.

Perché un italiano all’estero dovrebbe votarti?
In queste tre settimane ho visto tantissime città, da Madrid a Marsiglia a Budapest, da Zurigo a Londra a Düsseldorf. In tutte queste città ho incontrato centinaia di italiani. La storia di ognuno di loro è a sé e merita rispetto: per questo non esiste una sola battaglia da fare per gli italiani all’estero ma ne esistono più di una. Abbiamo riempito di retorica la riflessione sugli italiani che emigrano temporaneamente o stabilmente. Ma dobbiamo accettare che non c’è una cosa sola che serva ai giovani e ai meno giovani che oggi partono in Europa, o si spostano all’interno dell’Europa da un Paese all’altro. Non ho mai amato particolarmente le risposte-contentino: preconfezionate e buone per ogni stagione, e per ogni interlocutore; né ho intenzione di cambiare metodo, adesso che sono candidato. Sono profondamente convinto che l’esodo di una generazione non si combatta con rimpatri forzati o piccole misure ad hoc, ma con la costruzione delle condizioni perché che i “cervelli” così come i lavoratori meno qualificati possano circolare e seguire la propria strada. Dobbiamo creare spazi di opportunità allargata e favorire attrazione di stranieri da altri Paesi verso l’Italia. Perché nel mondo di oggi sono la diversità e la contaminazione le principali fonte di produzione di nuova ricchezza. Dobbiamo investire quindi sulla mobilità, sulla formazione e sull’avvio di progetti imprenditoriali. Lontano però da logiche e dinamiche di micro-assistenzialismo diffuso con piccoli finanziamenti a pioggia. E poi, nessuno scappa dalla famiglia, mentre quasi tutti scappano dal familismo. I nostri giovani chiedono ambienti diversi dove crescere, come persone ancora prima che come lavoratori.

Intervista realizzata da Davide Miraglia il 19 febbraio 2018