Traduttore/Traduttrice e Interprete Tedesco-Inglese Bundessprachenamt · Berlino · Tempo pieno
Il Bundessprachenamt (Ufficio Federale delle Lingue della Bundeswehr) cerca un traduttore/una traduttrice per la combinazione tedesco-inglese, specializzato/a in politica di sicurezza e difesa, con occasionale attività di interpretariato.
Requisiti: laurea in traduzione (inglese) o esperienza equivalente; superamento della selezione specialistica del Bundessprachenamt; disponibilità a verifica di sicurezza (Ü2) e a missioni all’estero.
Offerta: contratto iniziale di due anni con prospettiva di stabilizzazione.
In realtà non esiste una stima unica, poiché il risultato dipende molto da come si intende allineare l’imposta (aliquote, franchigie, scaglioni). Ecco i numeri principali emersi dagli studi più seriosi.
Il punto di partenza Il gettito attuale dell’imposta di successione italiana è imbarazzantemente modesto: solo 1.043 milioni di euro nel 2022, pari allo 0,05% del Pil e allo 0,18% delle entrate totali. È tra i più bassi d’Europa, perché l’aliquota italiana oscilla tra il 4% e l’8%, contro il 7% e il 50% della Germania o lo 0% e il 34% della Spagna.
Uno studio più recente degli stessi autori, che simula l’applicazione del sistema francese mantenendo le franchigie attuali, stima un gettito di circa 6,5 miliardi nel 2024, che sale a 7 miliardi se la franchigia viene abbassata a 700.000 euro. Nel tempo la cifra crescerebbe ulteriormente, fino a 10 miliardi nel 2045 (o 11 miliardi con franchigia più bassa).
Una proposta alternativa esaminata nello stesso studio, con aliquota fissa al 20% oltre la franchigia di un milione di euro e base imponibile rivalutata come per l’Imu, produrrebbe risultati simili nel lungo periodo. Lavoce.info
Una proposta politica più recente (depositata in Senato) ipotizza scaglioni all’8% fino a 500.000 euro e al 15% oltre il milione: qui le stime sono molto più ampie, tra 26 e 60 miliardi se si allarga anche la platea dei contribuenti (200.000-500.000 soggetti), oppure tra 5,5 e 8 miliardi se si considera solo la rimodulazione dell’aliquota.
In sintesi Se si intende un adeguamento “puro” delle aliquote alla media europea, le stime più solide indicano un gettito con ordine di grandezza tra 3,5 e 7 miliardi di euro l’anno nel breve periodo, con crescita fino a 10-11 miliardi entro il 2045. Se invece la riforma tocca anche le franchigie — oggi altissime, un milione di euro a beneficiario, la più generosa d’Europa — o allarga la platea dei contribuenti, il gettito potenziale sale molto di più, fino alle decine di miliardi ipotizzate nelle proposte politiche più “aggressive”.
Confronto visivo tra le diverse ipotesi di gettito?
Il grafico mette in fila gli scenari dal più prudente al più ambizioso: si parte da poco più di 1 miliardo oggi e si arriva a decine di miliardi solo se, oltre alle aliquote, si allarga anche la platea dei contribuenti mettendo mano proprio alle franchigie, che risultano essere inspiegabilmente tra le più alte d’Europa.
La lezione di fondo è che l’aliquota da sola conta relativamente poco: il vero moltiplicatore del gettito è la franchigia di un milione di euro, che oggi esclude la stragrande maggioranza delle successioni italiane dalla tassazione.
L’evoluzione dell’imposta di successione. Un’involuzione?
L’imposta di successione è stata istituita nel 1972. In origine, il prelievo era notevolmente più elevato rispetto a quello odierno: la base imponibile, già allora, era costituita dal valore dei beni e dei diritti compresi nell’attivo ereditario, al netto delle passività deducibili, mentre le aliquote erano significativamente più alte e caratterizzate da una maggiore progressività. Per gli eredi diretti, vale a dire il coniuge e i figli, l’aliquota massima poteva raggiungere il 27 per cento; per i soggetti privi di rapporti di parentela, arrivava invece fino al 33 per cento. Anche le franchigie previste erano piuttosto contenute.
La riforma del 2000 (governo Amato) sostituì la franchigia unica complessiva con franchigie individuali da 350 milioni di lire per ciascun beneficiario e introdusse un’aliquota unica (flat) tra il 4% e l’8% in base al grado di parentela, eliminando di fatto la progressività.
L’imposta fu poi abolita nel 2001 dal governo Berlusconi e reintrodotta nel 2006 dal governo Prodi, ripristinando il modello pre‑abolizione (aliquote 4–8% e franchigie individuali elevate), struttura rimasta sostanzialmente invariata fino a oggi.
Quadro attuale
In Italia l’imposta sulle successioni è tuttora relativamente contenuta (giusto per volere usare un eufemismo) rispetto a molti altri Paesi europei: non è stata introdotta, allo stato attuale, una nuova imposta patrimoniale né un aumento generalizzato delle aliquote. Il sistema continua a basarsi su aliquote proporzionali ma non progressive e franchigie esageratamente elevate, differenziate in base al rapporto di parentela.
Beneficiario
Franchigia per ciascun beneficiario
Aliquota sulla parte imponibile
Coniuge e parenti in linea retta, ad esempio figli, genitori e nipoti in linea retta
1.000.000 €
4%
Fratelli e sorelle
100.000 €
6%
Altri parenti fino al quarto grado, alcuni affini
Nessuna
6%
Soggetti diversi, ad esempio amici o conviventi non coniugati
Nessuna
8%
Beneficiario con disabilità grave
1.500.000 €
Aliquota variabile secondo il rapporto di parentela
La franchigia si applica a ciascun erede, non all’intera eredità. Per esempio, se un figlio riceve 1.300.000 euro, l’imposta ordinaria è pari al 4% dei soli 300.000 euro eccedenti, quindi 12.000 euro.
Cosa entra nel calcolo
L’imposta si calcola, in linea generale, sul valore netto dei beni e dei diritti ricevuti dal singolo beneficiario, tenendo conto dei debiti deducibili. Sono normalmente escluse o agevolate alcune categorie, tra cui:
titoli di Stato italiani e di altri Paesi dell’Unione europea;
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la principale novità non riguarda le aliquote, ma la procedura: l’imposta viene autoliquidata dagli eredi sulla base della dichiarazione di successione, anziché essere liquidata inizialmente dall’Agenzia delle Entrate. Il pagamento deve essere effettuato entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione; quest’ultima deve essere presentata entro 12 mesi dal decesso.
Sono inoltre previste modalità di pagamento rateale in determinati casi. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti applicativi con la circolare n. 3/E del 16 aprile 2025, in attuazione del D.Lgs. n. 139/2024.
Il dibattito politico
Nel 2026 è stata presentata anche una proposta di legge di iniziativa popolare collegata al comitato “1% Equo”, che ipotizza un’imposta sui grandi patrimoni e un aumento della tassazione successoria, con aliquote più elevate per lasciti di valore molto consistente. Si tratta però di una proposta politica ancora da sostenere e discutere, non della disciplina vigente: per il momento restano applicabili le aliquote del 4%, 6% e 8% indicate sopra.
In sintesi
Per le successioni tra coniuge, genitori e figli, l’imposta italiana resta generalmente nulla fino a 1 milione di euro per erede e, oltre tale soglia, si applica il 4% soltanto sull’eccedenza. La presenza di immobili può tuttavia comportare ulteriori imposte e costi, indipendentemente dall’eventuale franchigia dell’imposta di successione.
I dati relativi alle assegnazioni ed erogazioni dei finanziamenti ministeriali ai Comites per il 2025, riportati nei capitoli di spesa 3103 e 3106, restituiscono un quadro complessivo dell’impegno economico dello Stato italiano verso gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero. Il totale erogato su entrambi i capitoli sfiora quota 1,82 milioni di euro, a fronte di uno stanziamento complessivo di circa 1,56 milioni.
Il quadro generale
Il capitolo 3103, che copre la voce principale del finanziamento (erogazioni base, progetti e spese di funzionamento), ha visto assegnare ai Comites circa 1,5 milioni di euro, con un totale erogato di 1.785.732,00 euro. La differenza tra assegnato ed erogato si spiega con il fatto che le erogazioni comprendono anche fondi per progetti e spese integrative non conteggiati nello stanziamento base per singola sede.
Il capitolo 3106, di entità più contenuta, ha invece assegnato 62.671,00 euro complessivi, di cui erogati 36.745,00 euro, comprensivi di una quota integrativa di 3.034,00 euro.
Sommando i due capitoli, il totale erogato a tutti i Comites nel mondo nel 2025 ammonta a 1.822.477,00 euro.
Il caso di Berlino
Tra le sedi europee, il Comites di Berlino si colloca in una posizione di rilievo. Sul capitolo 3103 la sede berlinese ha ricevuto un’assegnazione di 16.500,00 euro, interamente erogata, a cui si sono aggiunti 5.800,00 euro per progetti, per un totale complessivo di 22.300,00 euro. Un dato che pone Berlino sopra la media delle sedi tedesche per quanto riguarda l’erogazione piena dell’importo assegnato, a differenza per esempio di Stoccarda o Londra, dove l’erogato è risultato inferiore all’assegnato.
Sul capitolo 3106, dedicato a una quota di finanziamento più contenuta e specifica, Berlino ha ricevuto un’assegnazione di 800,00 euro, di cui erogati 580,00 euro come quota base e ulteriori 400,00 euro come integrativo, per un totale di 980,00 euro. Anche in questo caso la sede berlinese ha ottenuto un’erogazione superiore alla semplice quota base assegnata, grazie all’integrativo riconosciuto.
Nel complesso, sommando i due capitoli, il Comites di Berlino ha ricevuto nel 2025 finanziamenti per un totale di 23.280,00 euro.
Il confronto con le altre sedi tedesche
All’interno del panorama tedesco, Berlino si posiziona in una fascia intermedia. Colonia, Dortmund e Stoccarda hanno beneficiato di importi assegnati superiori, così come Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera, mentre Wolfsburg, Saarbrücken e Norimberga hanno ricevuto stanziamenti inferiori. Va inoltre segnalato che alcune sedi tedesche, come Stoccarda, pur avendo un’assegnazione più alta di quella di Berlino, non hanno visto erogata l’intera cifra stanziata sul capitolo 3103.
Una fotografia parziale
Questi numeri offrono un’istantanea utile ma parziale della vita amministrativa dei Comites: non dicono nulla sulla qualità dei progetti finanziati, sui criteri di assegnazione, né sulle eventuali difficoltà di rendicontazione che possono spiegare il divario tra assegnato ed erogato in alcune sedi. Resta però un dato di fatto che l’insieme dei Comites nel mondo ha gestito, nel solo 2025, quasi 1,9 milioni di euro di fondi pubblici destinati alla rappresentanza e ai servizi per le comunità italiane all’estero.
Inoltre va precisato che tra queste spese non sono stati considerati i 14 milioni di euro che lo Stato ha stanziato per le elezioni 2026 dei Comites e del CGIE. Questa ultima somma riguarda quindi congiuntamente il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero (Comites) e, conseguentemente, del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE).
Dati elaborati sulla base dei prospetti ministeriali “ASSEGNAZIONI EROGAZIONI CAP. 3103/2025” e “CAP. 3106/2025”.