Erik Jan Hanussen, il mago del Reich

Erik Jan Hanussen fu uno dei personaggi più inquietanti e affascinanti della Germania tra le due guerre: illusionista, mentalista, ipnotizzatore, astrologo, imprenditore del proprio mito e frequentatore del potere nazista. La sua parabola sembra uscita da un romanzo, ma è una vicenda reale che incrocia spettacolo, propaganda, antisemitismo e mistero politico.

Un’identità costruita

Hanussen nacque a Vienna nel 1889 con il nome di Herschmann Chaim Steinschneider, da una famiglia ebrea. Nel corso della sua vita si costruì più identità, cambiò nome, reinventò le proprie origini e si presentò spesso come un aristocratico danese. Questa capacità di trasformarsi era parte del suo talento scenico, ma anche una strategia di sopravvivenza in un’epoca sempre più ostile agli ebrei e agli outsider.

Fin da giovane mostrò una forte inclinazione per il teatro, l’ipnosi e l’intrattenimento. Non era soltanto un truffatore o un imbonitore: sapeva leggere il pubblico, dominare la scena e dare alle sue esibizioni un’aura di autenticità. In una Germania segnata dalla crisi economica, dall’umiliazione della sconfitta nella Prima guerra mondiale e dal bisogno collettivo di credere nell’invisibile, questo tipo di figura trovava terreno fertile.

Il successo nella Repubblica di Weimar

Negli anni della Repubblica di Weimar, Hanussen divenne una celebrità. Le sue esibizioni attiravano borghesi, militari, curiosi e membri dell’alta società. Il suo “Palazzo dell’Occultismo” a Berlino era insieme teatro, salotto mondano e centro di seduzione psicologica. Qui Hanussen metteva in scena letture del pensiero, trance ipnotiche e profezie che lasciavano il pubblico a metà tra stupore e venerazione.

La sua forza stava anche nella comunicazione: parlava in modo teatrale, controllava i tempi dell’attesa, costruiva suspense. In un certo senso, era un maestro della manipolazione dell’attenzione. Questo gli permise non solo di guadagnare denaro, ma anche di entrare in relazione con ambienti politici e culturali di primo piano.

La vicinanza ai nazisti

Il punto più controverso della sua storia è il rapporto con il nascente movimento nazista. Hanussen, pur avendo origini ebraiche, riuscì per un periodo a frequentare ambienti vicini a Hitler e ad alcuni gerarchi del partito. Alcune fonti gli attribuiscono un ruolo nell’insegnare a Hitler tecniche di comunicazione di massa, come l’uso della gestualità e dell’impatto scenico nei discorsi pubblici.

È difficile separare il dato storico dalla leggenda. Di certo Hanussen comprese presto che il nazismo non era solo un movimento politico, ma anche una macchina simbolica. Hitler sapeva parlare alle emozioni delle folle, e Hanussen era uno dei pochi ad avere una vera sensibilità per il teatro del potere. La loro vicinanza, però, era destinata a rivelarsi fragile e pericolosa.

Le profezie e il Reichstag

La fama di Hanussen si consolidò anche grazie ad alcune predizioni che, secondo molti, si sarebbero avverate. La più famosa riguarda l’incendio del Reichstag, annunciato poco prima del rogo del febbraio 1933. Questo episodio alimentò la sua aura profetica e fece crescere il sospetto che sapesse troppo.

Ma proprio questo può aver decretato la sua fine. In un regime che si stava rapidamente radicalizzando, un uomo capace di vedere, intuire o forse ricostruire i movimenti del potere diventava pericoloso. Se aveva davvero informazioni compromettenti, oppure se semplicemente aveva parlato troppo, poco importava: per i nazisti, era diventato un rischio.

L’assassinio

Pochi giorni dopo l’incendio del Reichstag, Hanussen scomparve. Il suo corpo fu ritrovato più tardi in un bosco nei dintorni di Berlino. Fu ucciso in circostanze mai chiarite del tutto, con ogni probabilità da uomini legati alle SA. La sua morte fu rapida, violenta e simbolica: l’uomo che aveva cercato di abitare il cuore del nuovo potere veniva eliminato proprio da quel potere.

La sua fine segna il passaggio da un’epoca ancora ambigua, in cui esoterismo, spettacolo e politica si mescolavano, a una fase in cui il nazismo si liberava degli elementi scomodi. Hanussen era stato utile finché serviva a sedurre, impressionare o consigliare. Quando divenne ingombrante, fu cancellato.

Un personaggio ambiguo

Hanussen resta una figura ambivalente. Da un lato era un grande uomo di scena, capace di affascinare il pubblico con tecniche di mentalismo e ipnosi. Dall’altro, fu un opportunista che cercò di avvicinarsi al potere più oscuro del suo tempo. La sua storia parla di ambizione, identità fragili, manipolazione e autoinganno.

Raccontarlo oggi significa anche interrogarsi sul confine tra spettacolo e propaganda. Hanussen capì che le masse non si convincono solo con gli argomenti, ma anche con l’atmosfera, il ritmo, il linguaggio del corpo e la costruzione del mito. In questo senso, fu uno specchio inquietante del secolo che stava nascendo.

Erik Jan Hanussen non è solo celebre per essere il “mago di Hitler”, etichetta riduttiva e sensazionalistica. È importante perché mostra come l’occulto, il carisma e la messinscena abbiano avuto un ruolo reale nella cultura politica europea degli anni Trenta. La sua vicenda illumina le zone grigie in cui il fascino personale può trasformarsi in potere, e il potere in minaccia.

La sua storia rimane un monito: quando la politica si nutre di suggestione, paura e spettacolo, anche gli illusionisti possono diventare protagonisti della storia. E a volte, vittime della stessa macchina che hanno contribuito a incantare.

Berlino | Giornata dell’architettura 2026: un viaggio dietro le quinte della Baukultur

Il 27 e 28 giugno 2026 torna a Berlino il Tag der Architektur, uno degli appuntamenti più interessanti per chi ama l’architettura, l’urbanistica e la trasformazione degli spazi urbani. Organizzato dalla Architektenkammer Berlin, l’evento invita cittadini, appassionati e professionisti a scoprire da vicino la cultura del costruire nella capitale tedesca.

Per un intero weekend, numerosi studi di architettura e progetti distribuiti in tutta la città aprono le loro porte al pubblico. Architetti, interior designer, paesaggisti e urbanisti presentano personalmente le loro opere più recenti attraverso visite guidate e incontri diretti. Un’occasione rara per entrare negli spazi, comprenderne le scelte progettuali e dialogare con chi li ha ideati.

Il programma è ricco e variegato: dalle nuove costruzioni residenziali agli interventi di riqualificazione urbana, fino a progetti innovativi nel campo del design degli interni e dell’architettura del paesaggio. Il vero valore dell’evento sta proprio nella possibilità di dare uno sguardo “dietro le quinte” della città, andando oltre ciò che si vede quotidianamente.

La partecipazione è gratuita, ma per molte visite è consigliata la registrazione anticipata, data l’alta richiesta. Per chi vive a Berlino o si trova in città in quei giorni, si tratta di un’opportunità imperdibile per esplorare nuovi spazi, scoprire tendenze contemporanee e lasciarsi ispirare dalle idee che stanno plasmando il futuro urbano della capitale.

Informazioni utili

Dipendenze in Italia: la relazione annuale al Parlamento fotografa un Paese in difficoltà, soprattutto tra i giovani

Presentata ieri a Roma la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze: i dati del 2025 mostrano un aumento dei consumi tra i minori, la crescita della cocaina come sostanza più letale e l’espansione delle nuove dipendenze digitali.


Ieri mattina, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri a Roma, è stata presentata la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, alla presenza del Sottosegretario con delega alle politiche contro la droga Alfredo Mantovano, del Presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga e del Presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi. Un documento che offre una fotografia impietosa e dettagliata di un fenomeno in continua evoluzione.

Uno su quattro tra i 15 e i 19 anni

Il dato che più colpisce riguarda i giovanissimi. Nel 2025, quasi 350.000 studenti under 18 hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, con un aumento rispetto al 20% registrato nel 2024. Nella fascia tra i 15 e i 19 anni, più di un ragazzo su quattro (il 26%) riferisce di aver usato almeno una sostanza psicoattiva illegale negli ultimi dodici mesi.

Cannabis e cocaina continuano a essere le sostanze più diffuse, mentre tra gli studenti di 15-19 anni si osserva, dopo la flessione registrata tra il 2022 e il 2024, una ripresa dei consumi di stimolanti, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici e ketamina. Preoccupa anche un fenomeno meno visibile: quasi 180.000 minorenni (11%) hanno fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione medica nel 2025, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze.

La cocaina, la sostanza più letale

La cocaina si conferma la sostanza con il maggiore impatto sanitario e sociale: è responsabile del 33% dei decessi droga-correlati accertati dalle forze dell’ordine e del 32% dei ricoveri ospedalieri legati al consumo di stupefacenti. Nei Servizi per le dipendenze (SerD), il 28% degli utenti è in trattamento per uso primario di cocaina o crack. Sul fronte dei sequestri, solo nei porti di Gioia Tauro e Livorno sono state intercettate circa cinque tonnellate di cocaina nel 2025.

Il mercato delle droghe cambia anche nella forma: nel 2025 il sistema nazionale di allerta rapida ha individuato 92 nuove sostanze psicoattive in circolazione sul territorio italiano.

Alcol e tabacco: i consumi “visibili” tra i minori

Le dipendenze legali restano diffuse tra gli adolescenti. Quasi 500.000 studenti minorenni (31%) hanno fumato tabacco nel corso del 2025, dato in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente. Il consumo episodico eccessivo di alcol ha invece interessato circa 380.000 studenti under 18, pari a un quarto della popolazione scolastica minorenne, con una maggiore diffusione tra le studentesse.

Le nuove dipendenze: digitale, gaming, gambling e hikikomori

La Relazione dedica ampio spazio alle dipendenze comportamentali, un fronte in rapida crescita. Circa 111.000 studenti risultano a rischio di internet gaming disorder, mentre oltre 87.000 presentano comportamenti di gioco d’azzardo problematici o a rischio. Circa 15.000 studenti tra gli 11 e i 13 anni presentano comportamenti riconducibili alla social media addiction, in calo rispetto al 2,2% del 2022. Emerge anche un fenomeno sempre più citato dagli esperti: oltre 26.000 minorenni hanno riferito situazioni di isolamento sociale protratto per più di sei mesi, riconducibili al fenomeno degli hikikomori.

La risposta del sistema sanitario

Sul versante dell’offerta assistenziale, nel 2025 i servizi pubblici per le dipendenze hanno avuto in carico 131.328 persone, con un incremento del 3,5% rispetto al 2024, mentre le comunità terapeutiche hanno assistito 25.644 utenti in percorsi residenziali e riabilitativi. I Pronto Soccorso italiani hanno registrato 9.641 accessi per condizioni direttamente droga-correlate, in aumento del 15% rispetto all’anno precedente.

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Fonti: Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026

Droghe in Germania: nuovi dati confermano il boom della cocaina tra i giovani

In occasione della Giornata mondiale contro le droghe (Weltdrogentag) del 26 giugno, il Bundesinstitut für Öffentliche Gesundheit (BIÖG) ha pubblicato oggi nuovi dati allarmanti sul consumo di sostanze illegali tra i giovani in Germania. Il dato più preoccupante riguarda la cocaina: tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni, il consumo è più che triplicato nel giro di dieci anni.

I numeri della Drogenaffinitätsstudie 2025

Secondo il Drogenaffinitätsstudie 2025 del BIÖG, tra i giovani dai 18 ai 25 anni il consumo di cocaina nell’arco dei dodici mesi precedenti all’indagine è salito dal 1,2% del 2015 al 4,1% del 2025. Per quanto riguarda i ragazzi il dato è passato dall’1,8% al 5,7%; per le ragazze dallo 0,5% al 2,4%.

Complessivamente, il 18,7% dei giovani tra i 18 e i 25 anni ha dichiarato di aver fatto uso di almeno una droga illegale nella propria vita, con una netta disparità di genere: quasi il doppio degli uomini rispetto alle donne (23,8% contro 12,9%). Tra i minorenni dai 12 ai 17 anni, invece, il quadro è più contenuto: solo il 2,5% ha riferito esperienze con droghe illegali, senza differenze significative tra ragazzi e ragazze.

La sostanza citata con maggiore frequenza in entrambe le fasce d’età è stata il protossido d’azoto (Lachgas): l’1,3% degli adolescenti e l’8,0% dei giovani adulti ha dichiarato di averlo consumato almeno una volta nella vita.

Lo studio si basa su una rilevazione telefonica condotta tra il 22 aprile e il 3 luglio 2025, che ha coinvolto complessivamente 7.001 giovani tra i 12 e i 25 anni, il 60% tramite rete fissa e il 40% tramite cellulare.

Il segnale delle acque reflue

A confermare il trend non sono soltanto le risposte degli intervistati. Le analisi delle acque reflue commissionate dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA) in diverse città tedesche segnalano anch’esse un aumento del consumo di cocaina negli ultimi anni. Questo tipo di monitoraggio ambientale, ormai consolidato a livello europeo, offre un riscontro oggettivo indipendente dalle dichiarazioni individuali.

Cannabis: i giovani consumano di più, gli adolescenti no

Sul versante della cannabis, la situazione è articolata. Tra i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, la quota di chi ha consumato cannabis nell’ultimo anno è salita dal 20,6% del 2015 al 31,6% del 2025; tra le ragazze nello stesso periodo si è passati dal 9,7% al 18,8%. Tra gli adolescenti dai 12 ai 17 anni, invece, il consumo non ha subito variazioni rilevanti nell’arco del decennio: il 7,2% dei ragazzi e il 4,6% delle ragazze ha dichiarato di aver consumato cannabis negli ultimi dodici mesi.

Il confronto con il passato su questo punto va però letto con cautela: la parziale legalizzazione del cannabis con l’entrata in vigore del Konsumcannabisgesetz (KCanG) nel 2024 rende difficile un confronto lineare nel lungo periodo per le droghe illegali nel complesso.

Prevenzione e informazione: le risorse disponibili

Il dottor Johannes Nießen, direttore facente funzione del BIÖG, ha ricordato che la maggioranza dei giovani non fa uso di droghe illegali, ma ha sottolineato la necessità di intervenire precocemente. Il BIÖG gestisce a tale scopo il portale gratuito drugcom.de, consultato da quasi sei milioni di persone nel corso dell’ultimo anno, con particolare interesse per i contenuti su cocaina e anfetamine.

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Fonti: Comunicato stampa BIÖG del 24 giugno 2026; Drogenaffinitätsstudie 2025, scheda dati; rapporto cannabis BIÖG settembre 2025

Televisione pubblica: Germania e Italia a confronto

La televisione pubblica rimane uno dei pilastri dell’informazione democratica in Europa, ma i modelli con cui viene gestita, finanziata e protetta dall’influenza politica variano notevolmente da paese a paese. Il confronto tra il sistema tedesco e quello italiano è particolarmente istruttivo, perché rivela due filosofie profondamente diverse su cosa debba essere il servizio pubblico radiotelevisivo — e su chi, in ultima istanza, lo debba controllare.

Struttura e organizzazione

Il sistema tedesco poggia su due grandi emittenti: ARD e ZDF. L’ARD, nata nel 1950, è una cooperativa di nove emittenti regionali autonome che insieme producono il canale nazionale Das Erste e un’ampia rete di canali tematici (tra cui Phoenix, KiKA e 3sat). Le emittenti regionali sono la vera spina dorsale del sistema e gestiscono 55 stazioni radiofoniche, 16 orchestre e 8 cori. La ZDF, fondata nel 1963 con sede a Magonza, è invece un canale nazionale unificato, senza affiliate regionali.

Questa struttura decentralizzata è il riflesso diretto dell’organizzazione federale della Germania: ogni Land ha la propria legge sui media, e i 16 Länder governano collettivamente il sistema attraverso accordi interstatali (Staatsverträge).

La RAI presenta un’architettura opposta. Fondata nel 1954 e centralizzata a Roma, gestisce tre canali generalisti (Rai 1, Rai 2, Rai 3) più una serie di canali tematici e la piattaforma RaiPlay. Pur avendo sedi regionali che producono contenuti locali, le decisioni editoriali e strategiche restano concentrate al vertice. La programmazione è prevalentemente nazionale.

Sul fronte radiofonico la RAI dispone di dodici canali — tre generalisti e nove specializzati — oltre a RaiPlay Sound, piattaforma digitale con streaming, podcast e contenuti crossmediali. Sul fronte musicale, dispone invece di una sola orchestra, Un divario che riflette differenze strutturali profonde nella concezione e nel finanziamento del servizio pubblico culturale tra Italia e Germania.

Finanziamento: il nodo irrisolto

È sul fronte del finanziamento che emergono le differenze più significative.

In Germania, il sistema si regge sul Rundfunkbeitrag, il canone radiotelevisivo obbligatorio pagato da ogni nucleo familiare, impresa o organizzazione, indipendentemente dal possesso di un televisore. Si tratta di un contributo sull’abitazione, non sul mezzo di ricezione, il che rende l’evasione quasi impossibile. L’importo attuale è di 18,36 euro al mese (220,32 euro annui), generando complessivamente circa 8,7 miliardi di euro all’anno, con cui vengono finanziati 22 canali televisivi, 67 radiofonici e numerose piattaforme digitali.

Questo sistema, tuttavia, attraversa una fase di forte tensione istituzionale. La commissione indipendente KEF (incaricata di determinare i bisogni finanziari del sistema) aveva raccomandato nel febbraio 2024 un aumento del canone a 18,94 euro mensili a partire dal 2025. I governatori dei Länder, tuttavia, hanno deciso di bloccare l’aumento almeno fino al 2027, chiedendo alle emittenti di tagliare i costi prima di ricevere più risorse. ARD e ZDF hanno risposto con un ricorso al Bundesverfassungsgericht (la Corte costituzionale federale), che ha fissato un’udienza prevista per giugno del 2026. Nel frattempo, la KEF ha rivisto al ribasso le sue stesse stime: nel rapporto di inizio 2026 ha proposto un aumento più contenuto, a 18,64 euro, da applicarsi però solo a partire da gennaio 2027, rendendo di fatto meno urgente la decisione della Corte.

Il dibattito tedesco sul canone non è solo finanziario: tocca questioni di principio sulla libertà dei media. Una sentenza del Bundesverwaltungsgericht di ottobre del 2025 ha aperto uno spiraglio inedito, stabilendo che il canone potrebbe essere incostituzionale se il programma complessivo del servizio pubblico risultasse, nel lungo periodo, non equilibrato — spostando il dibattito dal finanziamento alla qualità editoriale.

In Italia, il quadro è assai più semplice, almeno in termini di importi. Il canone RAI 2026 è fissato a 90 euro annui (invariato rispetto al 2025, dopo la temporanea riduzione a 70 euro nel 2024), addebitato automaticamente nella bolletta dell’energia elettrica in dieci rate mensili da 9 euro. Il meccanismo, introdotto nel 2016 proprio per ridurre l’evasione fiscale, ha funzionato nel suo scopo, ma il livello del canone resta più di due volte inferiore a quello tedesco. La RAI compensa la differenza con una quota significativa di ricavi pubblicitari, che la espone alle logiche del mercato e, indirettamente, alle pressioni degli inserzionisti.

Governance e indipendenza: il nodo politico

La questione dell’indipendenza politica è quella in cui il divario tra i due sistemi appare più netto.

In Germania, le emittenti pubbliche godono di una protezione costituzionale esplicita, fondata sulla Rundfunkfreiheit (libertà radiotelevisiva) garantita dall’articolo 5 della Legge fondamentale. I consigli di vigilanza includono rappresentanti della società civile, delle confessioni religiose, delle associazioni e dei sindacati, con una presenza politica minoritaria. Una riforma approvata nel 2016 — a seguito di una sentenza della Corte costituzionale — ha ulteriormente ridotto i rappresentanti di nomina politica nel consiglio della ZDF da 34 su 77 a 20 su 60, rafforzando la componente civile.

In Italia, la governance della RAI è al centro di un lungo dibattito che nel 2025-2026 ha conosciuto una svolta importante. Il governo ha presentato in Senato, a luglio 2025, un disegno di legge di riforma organica della RAI, spinto dalla necessità di adeguarsi all’European Media Freedom Act (EMFA), il regolamento europeo entrato in vigore nel 2025 che impone standard più stringenti di indipendenza dei media in tutti gli Stati membri, pena l’avvio di procedure d’infrazione.

La proposta di riforma prevede che i sette componenti del CDA siano nominati esclusivamente dal Parlamento (tre dalla Camera, tre dal Senato, uno dai dipendenti), eliminando il ruolo diretto del governo — che attualmente nomina due consiglieri tramite il Ministero dell’Economia. Un cambiamento significativo, ma che ha già sollevato critiche: spostare il controllo dal governo al Parlamento non elimina la logica lottizzatoria, osservano i critici, se le nomine avvengono comunque con logiche di maggioranza politica.

La sfida comune: il digitale

Al di là delle differenze strutturali, Germania e Italia condividono la stessa sfida esistenziale: come mantenere la rilevanza e la sostenibilità finanziaria del servizio pubblico in un ecosistema mediatico dominato da piattaforme globali come Netflix, YouTube e le grandi tech company.

ARD e ZDF hanno investito significativamente nelle piattaforme digitali e negli archivi on-demand, con la riforma del dicembre 2025 che ha previsto la riduzione di canali lineari a favore di un’offerta sempre più digitale. La RAI ha sviluppato RaiPlay, che ha conosciuto una crescita significativa negli ultimi anni, ma la trasformazione digitale procede più lentamente rispetto alle omologhe nordeuropee.

Il punto critico, per entrambe, è che le piattaforme streaming non pagano canoni nazionali ma erodono sistematicamente i ricavi pubblicitari e l’attenzione del pubblico. In questo contesto, il sistema tedesco — con le sue risorse più abbondanti e la sua indipendenza più consolidata — sembra meglio posizionato per reggere l’urto. Quello italiano, più dipendente dalla pubblicità e più esposto alle oscillazioni politiche, affronta la transizione digitale con strumenti più fragili.

Conclusioni

Il confronto tra televisione pubblica tedesca e italiana rivela due visioni diverse del servizio pubblico: la Germania ha costruito nel tempo un sistema robusto, decentrato, con finanziamento stabile e protezioni legali solide, anche se oggi sotto pressione per il blocco dell’aumento del canone; l’Italia ha un sistema più centralizzato, finanziariamente più debole e storicamente più permeabile all’influenza politica, che la spinta europea dell’EMFA sta ora obbligando a riformare.