Droga e dipendenze: il piano del Partito Socialdemocratico di Steffen Krach

Più fondi, prevenzione, drug-checking e assistenza: il piano della SPD affronta i nuovi consumi, ma molte proposte non sono una vera novità.

Il candidato di punta della SPD berlinese, Steffen Krach, ha presentato il programma del partito per affrontare la crisi della droga nella capitale. A una prima lettura, tuttavia, molte delle proposte non sembrano particolarmente nuove: più finanziamenti, più prevenzione e una maggiore attenzione ai cambiamenti nel consumo e nell’acquisto delle sostanze. Tutti obiettivi condivisibili, certo. Ma il vero banco di prova arriverà dopo le elezioni.

Più soldi per l’aiuto alle dipendenze

Il piano della SPD prevede un investimento aggiuntivo complessivo di circa 39 milioni di euro nei prossimi anni. Si partirebbe nel 2027 con un programma d’emergenza da un milione di euro, per poi arrivare progressivamente a circa 25 milioni di euro all’anno dal 2028. L’obiettivo è rafforzare la prevenzione, la consulenza e l’assistenza alle persone dipendenti.

La SPD promette inoltre di rendere strutturale il finanziamento dei progetti, superando il sistema dei contributi assegnati di anno in anno. Per le organizzazioni che lavorano nel settore, questa sarebbe una svolta importante: una programmazione stabile consente di assumere personale, mantenere aperti i servizi e offrire continuità alle persone che chiedono aiuto.

Resta però da capire se gli stanziamenti annunciati saranno sufficienti e, soprattutto, se verranno effettivamente inseriti nei bilanci del Land Berlin. Nel campo delle politiche sociali, infatti, il problema non è soltanto promettere nuove risorse, ma garantirle nel tempo.

Prevenzione per giovani e famiglie

Uno dei punti centrali del programma riguarda l’estensione delle attività di prevenzione nelle scuole, nei centri giovanili e nei Familienzentren, i centri di sostegno alle famiglie. La SPD intende finanziare un maggior numero di servizi di consulenza dedicati ai giovani e intervenire prima che il consumo occasionale si trasformi in una dipendenza.

Anche questa è una direzione difficilmente contestabile. La prevenzione, tuttavia, non può limitarsi a campagne informative sporadiche o a incontri occasionali nelle scuole. Deve essere collegata a politiche più ampie: istruzione, salute mentale, contrasto alla povertà, accesso alle attività sportive e culturali, presenza di personale qualificato nei quartieri.

Se mancano prospettive, luoghi di aggregazione e interlocutori affidabili, il messaggio sui rischi delle droghe rischia di rimanere astratto. La prevenzione funziona quando è quotidiana, credibile e inserita in una rete di servizi facilmente accessibili.

Nuove forme di acquisto e consumo

Krach ha sottolineato che il mercato della droga è cambiato. Le sostanze vengono pubblicizzate attraverso adesivi, volantini, biglietti da visita e messaggi nelle applicazioni di messaggistica; gli acquisti possono essere organizzati rapidamente tramite Internet o codici QR. Inoltre, secondo la SPD, a Berlino si registra una presenza crescente del crack e di altre sostanze particolarmente problematiche.

Per questo il partito propone una centrale unica per segnalare la pubblicità della droga. I cittadini potrebbero comunicare la presenza di materiale promozionale nello spazio pubblico o nei canali digitali. Il progetto punta a rendere più rapida la rimozione degli annunci e a migliorare il coordinamento tra autorità, servizi sociali e forze dell’ordine.

È un tentativo di adeguare le politiche pubbliche a un mercato che non si svolge più soltanto per strada. Ma anche qui sarà decisiva l’attuazione concreta: chi raccoglierà le segnalazioni? Quale autorità interverrà? Con quali strumenti si potranno contrastare i messaggi diffusi nei canali privati o criptati?

Drug-Checking e Naloxon

La SPD vuole ampliare il drug-checking, cioè l’analisi chimica delle sostanze per individuare adulterazioni, contaminazioni o concentrazioni insolitamente elevate. L’obiettivo è ridurre il rischio di overdose e informare più rapidamente le persone che consumano droghe.

Un altro elemento del programma è la distribuzione capillare del Naloxon, il farmaco utilizzato per intervenire in caso di overdose da oppioidi come eroina, morfina o fentanyl. Krach propone di formare non soltanto gli operatori sanitari, ma anche agenti di polizia, dipendenti degli uffici comunali e personale della BVG e della Deutsche Bahn, così da aumentare le possibilità di intervento tempestivo.

Si tratta di misure di riduzione del danno già note e applicate in diverse città. La novità, semmai, dovrebbe consistere nella loro diffusione sistematica e nella capacità di raggiungere le persone più esposte, comprese quelle che non frequentano regolarmente i servizi di assistenza.

Più strutture e Housing First

Il piano prevede anche un aumento dei luoghi di consumo controllato, dove le persone possono assumere sostanze in condizioni igieniche e con la presenza di personale qualificato. La SPD punta inoltre a garantire, entro il 2030, un accesso ai servizi di aiuto e consulenza attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette.

Un capitolo specifico riguarda le persone senza dimora con problemi di dipendenza. Krach propone la creazione di 1.000 nuovi posti abitativi secondo il modello Housing First, che offre una casa senza subordinare l’accesso alla preventiva astinenza o alla conclusione di un percorso terapeutico.

Il principio è semplice: avere un alloggio stabile può essere il primo passo per affrontare una dipendenza, non necessariamente il premio finale dopo aver risolto tutti gli altri problemi. Anche in questo caso, però, il successo dipenderà dalla disponibilità reale di abitazioni, dall’assistenza sociale e dalla presenza di personale sufficiente.

Tra continuità e nuove promesse

Nel complesso, il programma della SPD combina strumenti già conosciuti con alcuni adattamenti alle nuove modalità di consumo e di distribuzione. Più prevenzione, più aiuto alle persone dipendenti, drug-checking, Naloxon, luoghi di consumo controllato e Housing First fanno parte da tempo del dibattito berlinese.

La questione non è quindi soltanto se le proposte siano giuste, ma se la futura amministrazione sarà in grado di realizzarle. Berlino conosce da anni le difficoltà dei progetti finanziati temporaneamente, delle strutture con orari limitati e della carenza di personale specializzato. Annunciare nuovi investimenti durante una campagna elettorale è relativamente semplice; trasformarli in servizi permanenti è molto più complicato.

Per questo, su molte di queste proposte, si potrà discutere volentieri dopo le elezioni. Sarà allora che si vedrà quali misure entreranno davvero nel bilancio, quali strutture verranno aperte, quanti operatori saranno assunti e con quali risultati verranno valutate le politiche adottate. Fino a quel momento, il piano della SPD appare soprattutto come una promessa di rafforzamento di strumenti già noti, più che come una vera svolta nella politica berlinese sulle droghe.

Italiens Gefängnisse am Limit: Bernardini fordert eine deutliche Senkung der Gefangenenzahl

„Ich kämpfe nicht für den prominenten Gefangenen, sondern für die Wahrung der Rechtsstaatlichkeit auch gegenüber dem unbekannten Gefangenen – für die Lebendigkeit des Rechts im Dienste des Rechts auf Leben.“
Marco Pannella

Die Präsidentin von Nessuno Tocchi Caino (Hands Off Cain), Rita Bernardini, erneuert ihren Appell an die Regierung: Ohne eine spürbare Reduzierung der Zahl der Gefangenen sei die Krise der italienischen Gefängnisse nicht zu bewältigen. Ihre Forderung trifft auf eine Realität, die neue Zahlen des Vereins Antigone in aller Deutlichkeit belegen.

Zwei Gründe für eine Reduzierung

Bernardini, seit Jahren eine der bekanntesten Stimmen im Kampf für die Rechte von Gefangenen in Italien, begründet ihre Position mit zwei Argumenten. Zum einen würde eine geringere Zahl an Häftlingen mehr Raum für zwischenmenschliche Begegnungen schaffen, etwa für Besuche von Angehörigen. Zum anderen könnte sich das Personal dann um deutlich weniger Insassen kümmern. Schon heute sei es kaum möglich, Resozialisierungsangebote, Gespräche und Videoanrufe in ausreichendem Umfang zu organisieren, so ihre wiederholte Kritik an der Praxis der italienischen Justizverwaltung.

Für Bernardini ist das Gefängnis eine „totale Institution”, in der der Alltag vollständig von der Verwaltung bestimmt wird. Wer ins Gefängnis kommt, gerate in einen Zustand der Verzweiflung. Das Einzelschicksal des Gefangenen hängt völlig von der Verantwortung des Staates ab. Diese Verantwortung, so ihre wiederkehrende Mahnung, wird ihrer Ansicht nach seit Jahren nicht ernst genug genommen.

Die aktuellen Zahlen

„Nie auch nur einen Moment die Aufmerksamkeit
vom Gefängnis abwenden!“
Marco Pannella

Wie akut die Lage ist, zeigen die jüngsten Erhebungen von Nessuno Tocchi Caino selbst: Zum 28. Juli 2026 zählte man in den 189 italienischen Justizvollzugsanstalten 64.741 Gefangene, während offiziell nur rund 51.220 Plätze vorgesehen sind. Zieht man davon etwa 4.877 unbenutzbare Plätze ab, fehlen landesweit Kapazitäten für über 18.398 Personen. Die durchschnittliche Belegungsquote liegt damit bei rund 139 Prozent. Hinzu kommt ein eklatanter Personalmangel: Der Vollzugspolizei fehlen etwa 15 Prozent der vorgesehenen Stellen. Bei den pädagogischen Fachkräften im Strafvollzug sind es rund 900 von knapp 1.040 geplanten Stellen besetzt, und auch in der Verwaltung fehlt etwa ein Fünftel des Personals.

Der Antigone-Bericht: eine Sommer-Bilanz der Extreme

„Wir brauchen keine weiteren Gefängnisse,
sondern weniger Gefangene.“
Marco Pannella

Diese Zahlen decken sich mit dem Halbjahresbericht der Menschenrechtsorganisation Antigone, der Mitte 2026 veröffentlicht wurde und den Titel „Der Sommer in Italiens Gefängnissen zwischen Überbelegung und Notlagen” trägt. Demnach saßen am 28. Juli 2026 landesweit 64.741 Menschen ein, bei nur 46.343 tatsächlich verfügbaren Plätzen. Das entspricht einer realen Überbelegungsrate von 139,7 Prozent, dem höchsten Wert seit 2013, also seit dem Jahr, in dem Italien vom Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte wegen unmenschlicher und erniedrigender Behandlung verurteilt wurde.

Besonders betroffen sind einzelne Regionen: In Apulien liegt die Belegungsquote bei 180,4 Prozent, in Molise bei 165,9 Prozent, in der Basilikata bei 162,5 Prozent und in der Lombardei bei 157,9 Prozent. In sechs Anstalten sitzen mehr als doppelt so viele Menschen ein wie Plätze vorhanden sind. In 44 Prozent der von Antigone in den vergangenen zwölf Monaten besuchten Justizvollzugsanstalten – konkret in 32 von 72 Einrichtungen – gibt es Zellen, in denen weniger als drei Quadratmeter begehbare Fläche pro Person zur Verfügung stehen, also unterhalb der Mindestgrenze. Damit wird der von der europäischen Rechtsprechung herangezogene Mindestwert unterschritten.

Antigone beschreibt den Sommer in den Zellen als eine Erfahrung an der Grenze des Erträglichen. Mehr als 60 Prozent der Gefangenen unterliegen dem Regime des „geschlossenen Vollzugs“ und verbringen den größten Teil des Tages in überfüllten Zellen. Bei Außentemperaturen von über 40 Grad verschärft sich die Situation zusätzlich. In manchen Einrichtungen verhindern vergitterte oder blockierte Fenster den Luftaustausch. Ventilatoren fehlen vielerorts; gerade mittellose Gefangene können sie sich nicht leisten. Kühlschränke wiederum sind seit einer Anweisung der Strafvollzugsverwaltung vom 23. April 2026 in den Zellen und auf den Fluren verboten und nur noch in Gemeinschaftsräumen erlaubt. Kleine Kühlschränke beziehungsweise Minibars sind von dieser Regelung nicht erfasst.

Die menschlichen Folgen sind gravierend. In den ersten sieben Monaten des Jahres 2026 haben sich laut Antigone mindestens 38 Gefangene das Leben genommen, die Hälfte davon ausländischer Herkunft. Auch die Zahl der Selbstverletzungen ist gestiegen, auf durchschnittlich 26,5 Fälle pro 100 Gefangene, gegenüber 22,3 im Vorjahr. Fast jeder zehnte Gefangene hat 2026 die Diagnose einer schweren psychiatrischen Erkrankung erhalten.

Antigone-Präsident Patrizio Gonnella führt die Entwicklung auf eine Politik zurück, die fortlaufend neue Straftatbestände schafft und Strafen verschärft, während alternative Maßnahmen zur Haft im ersten Halbjahr 2026 sogar um 7 Prozent zurückgegangen seien.

Ein Staat unter Beobachtung


„Ja, die Todesstrafe muss abgeschafft werden, aber auch der Tod durch Strafe muss abgeschafft werden – und dafür kämpfen wir.”
Marco Pannella

Bernardini und Antigone zeichnen mit unterschiedlichen Mitteln, aber übereinstimmenden Zahlen dasselbe Bild: ein Strafvollzugssystem, das strukturell an seine Grenzen gestoßen ist. Nessuno Tocchi Caino setzt seine Gefängnisbesuche im August und September fort, unter anderem in Rom, Parma, Reggio Emilia und mehreren Einrichtungen in Friaul-Julisch Venetien, bevor im September die Anstalten Apuliens folgen sollen. Ob daraus politische Konsequenzen erwachsen, bleibt vorerst offen. Die Zahlen jedenfalls sprechen für sich.

Carne rossa e diabete: un nuovo studio conferma quello che sappiamo già da anni

Un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Nutrition aggiunge un altro tassello, pesante, al quadro che la ricerca scientifica disegna ormai da tempo sul consumo di carne rossa. I ricercatori hanno analizzato i dati di 34.737 adulti statunitensi raccolti nell’ambito del NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) tra il 2003 e il 2016, e il risultato non lascia molto spazio all’ambiguità: chi consuma più carne rossa, trasformata o non trasformata, ha probabilità significativamente più alte di sviluppare diabete rispetto a chi ne consuma meno.

I numeri

Dopo aver corretto i dati per i principali (età, stile di vita, condizione socioeconomica, altre abitudini alimentari), chi si trovava nel quintile più alto di consumo di carne rossa totale aveva una probabilità di diabete superiore del 49% rispetto a chi si trovava nel quintile più basso. Per la carne rossa trasformata, salumi e insaccati in testa, l’aumento era del 47%. Anche la carne rossa non trasformata, quella che spesso consideriamo “più sana”, mostrava comunque un aumento del 24%. In tutti e tre i casi la tendenza era statisticamente solida, con valori di significatività molto bassi.

Ma lo studio non si limita a fotografare il problema: propone anche una via d’uscita. Sostituire anche una sola porzione al giorno di carne rossa con proteine vegetali, legumi, semi, frutta secca, soia, è associato a una riduzione del 9-14% del rischio di diabete. Un piccolo cambiamento quotidiano, un beneficio misurabile.

Non è un caso isolato

Chi segue la letteratura scientifica sa che questo studio non arriva dal nulla. Si inserisce in un filone di ricerca ormai vasto e coerente che lega il consumo di carne rossa, soprattutto quella trasformata, a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, di alcuni tumori e di mortalità precoce. Va detto con onestà che si tratta di uno studio osservazionale trasversale: mostra un’associazione, non dimostra da solo un rapporto di causa diretto. Ma quando la stessa associazione emerge in decine di studi indipendenti, condotti su popolazioni diverse, con metodologie diverse, il quadro diventa difficile da ignorare.

Il prezzo che paghiamo noi e il pianeta

Se la salute umana fosse l’unico problema, sarebbe già abbastanza. Ma il consumo di carne rossa su scala industriale ha un costo che va ben oltre il nostro girovita e la nostra glicemia. L’allevamento intensivo è tra le principali fonti di emissioni di gas serra a livello globale, consuma quantità enormi di acqua e di terreno, spesso strappato a foreste e habitat naturali, e contribuisce in modo diretto alla perdita di biodiversità. Ogni bistecca porta con sé un’impronta ambientale che nessuna etichetta racconta davvero.

E poi c’è la questione, troppo spesso rimossa, degli animali stessi. Miliardi di esseri senzienti vivono (meglio dire sopravvivono) e muoiono ogni anno negli allevamenti intensivi in condizioni che, se applicate a un cane o un gatto, susciterebbero un’indignazione collettiva. Il fatto che la specie coinvolta sia diversa non rende la sofferenza meno reale. Proprio questa distinzione che viene fatta ormai ha un nome ovvero specismo.

Cosa possiamo fare, da Berlino

Se non si riesce a “rinunaciare” da un giorno all’altro alla carne, possiamo almeno ridurre gradualmente il suo consumo sostituendola con legumi, cereali integrali, frutta secca e proteine vegetali; è un gesto concreto, alla portata di tutti, che unisce beneficio personale, responsabilità ambientale e rispetto per gli animali. Berlino, tra l’altro, è una delle città europee più ricche di alternative vegetali e sostenibili: mercati biologici, negozi, supermercati vegani, nonché numerosissimi e ottimi ristoranti. Le occasioni per iniziare non mancano.

Inoltre, per gli italofoni vegani e vegetariani a Berlino abbiamo creato anche un gruppo WhatsApp ad hoc col qule ci proponiamo di fare networking tra noi vegani. Speriamo quindi di vedervi presto.

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