Tutti gli articoli di Italiani a Berlino

Traduzioni giurate | Beeidigte Übersetzungen

Davide Miraglia: davidemiraglia@hotmail.com
Facebook: https://www.facebook.com/miraglia.translations

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Ermächtigter Übersetzer und beeidigter Dolmetscher DE | IT

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Laureato in traduzione DE | EN | IT
Traduttore ed interprete giurato DE | IT

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Diritti umani
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Meine letzte Veröffentlichung:
Emma Bonino: Freiheit verpflichtet. Gespräche mit Giovanna Casadio (Europäische Verlagsanstalt 2015, 208 Seiten)
Mit einem Nachwort von Daniel Cohn-Bendit
(Übersetzt aus dem Italienischen / Italienischer Titel: “I doveri della libertà”)
Übersetzter: Davide Miraglia und Bettina Jänisch


La mia ultima pubblicazione:
Emma Bonino: Freiheit verpflichtet. Gespräche mit Giovanna Casadio (Ed. Europäische Verlagsanstalt 2015, 208 pagine)
Traduzione in tedesco de “I doveri della libertà” (libro-intervista con Emma Bonino, curata dalla giornalista Giovanna Casadio – Ed. Laterza 2011, pagg.157).
Con postfazione di Daniel Cohn-Bendit
Traduttori: Davide Miraglia e Bettina Jänisch


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Buon XX settembre

«Anche questa “repubblica pontificia” ha avuto e avrà
la sua funzione storica; sta a noi far sì che essa sia una
fase soltanto transitoria di un’evoluzione in corso;
sta a noi impedire che la rete degli interessi creati…
trasformi stabilmente questa democrazia appena nata
in cronica tirannia confessionale e in dittatura guelfa»
Piero Calamandrei (1950)

A Roma, il 20 settembre 1870, l’esercito italiano guidato dal generale Cadorna, assediò Roma aprendo una breccia nelle mura aureliane all’altezza di Porta Pia. Con la presa di Roma, dopo più di 1000 anni (esattamente dal 756), si sancì l’annessione di Roma al Regno di Italia decretando così la fine del dominio temporale dei papi e quindi dello Stato Pontificio. Venuta meno la protezione francese, a Pio IX non restò che rifugiarsi in Vaticano e dichiararsi prigioniero politico dello Stato italiano. L’anno successivo la capitale d’Italia fu trasferita da Firenze a Roma e contemporaneamente esplose così la cosiddetta questione romana, che perdurò fino alla sottoscrizione dei Patti Lateranensi del 1929. Il 20 settembre è stato celebrato ufficialmente, come festa nazionale, solo per pochi anni. Istituita nel 1895 da Francesco Crispi, fu abrogata nel 1930, dopo i Patti Lateranensi (consistenti in due accordi: un trattato e un concordato) sottoscritti dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri per la Santa Sede e Benito Mussolini. Il seguito lo riassume molto bene Ernesto Rossi ne «Il nostro XX settembre» (discorso pronunciato a Firenze il 20 settembre 1959 e pubblicato nello stesso anno da «Il Ponte» e incluso anche in «Pagine anticlericali», Samonà e Savelli 1966, e in «Nuove pagine anticlericali», Kaos 2002):

«Liquidati tutti i partiti di opposizione, assassinati, o comunque tolti di mezzo per molti anni – col carcere, l’esilio, il confino – i leader dell’antifascismo, Mussolini aveva lasciato in piedi solo le organizzazioni dell’Azione cattolica, riconosciute dal Concordato, agli ordini della gerarchia ecclesiastica, e sotto la presidenza di una persona scelta dal papa. Queste organizzazioni sono state le naturali eredi del “regime”, le feconde incubatrici della Dc. E’ questa la fondamentale ragione del successo politico dei clericali dopo il 1945; e questo spiega la permanente riconoscenza verso il fascismo di quasi tutti i monsignori del Vaticano e di tanti maggiorenti democristiani (…).
Da diverse parti, e specialmente da parte dei socialisti, venne messo in rilievo che cancellare la festa del 20 settembre significava rinnegare – come l’aveva rinnegato Mussolini – il Risorgimento. Era vero. Ma attraverso l’art. 7, approvato dalla Costituente con i voti determinanti dei comunisti, l’Antirisorgimento era già nella Carta Costituzionale della Repubblica italiana. Per il Partito comunista parlò l’on. Marchesi. Fece un bel discorso, e concluse dicendo: “Sia celebrata la giornata della Conciliazione, ma non si cancelli il 20 settembre”. Mussolini era più logico. Non era possibile dichiarare contemporaneamente festività nazionale la data in cui viene esaltato il libero pensiero, il principio della laicità dello Stato, e la data più significativa del clericofascismo; quella che rappresentava l’affermazione del principio dello Stato confessionale. Può commemorare il 20 settembre solo chi vuole abolire il “Concordato” (…). 
Noi non sentiamo oggi alcun bisogno di un riconoscimento ufficiale del 20 settembre. Anzi speriamo che il sindaco Cioccetti si sia dimenticato quest’anno di mandare la corona d’alloro a Porta Pia per il Comune di Roma. Sarebbe un equivoco di meno. Il 20 settembre è un giorno nostro: non è il giorno dei clericali e dei fascisti. Il giorno loro è l’11 febbraio, quando l’uomo della Provvidenza, che – secondo quanto disse Pio XI – “non aveva le preoccupazioni della scuola liberale”, firmò quel Concordato che le stesso pontefice riconobbe “sarebbe stata follia sperare” dai precedenti governi».
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Per un approfondimento:
la puntata di “La presa di Porta Pia del 20 settembre 1870, la Chiesa, Ernesto Rossi, l’anticlericalismo radicale” di lunedì 20 settembre 2021 condotta da Aurelio Aversa su Radio Radicale .
Tra gli argomenti discussi: Anticlericalismo, Cattolicesimo, Chiesa, Ernesto Rossi, Istituzioni, Italia, Laicita’, Partito Radicale, Politica, Religione, Risorgimento, Roma, Stato, Storia.

Berlin Punk Rock Market

Al Punk Rock Market che si terrà domenica il 19 settembre 2021 al Cassiopea ci saranno oggetti da collezione, spillette, toppe, dischi, cassette, vestiti, monili, poster, adesivi e molto altro. Nel biergarten del club troverete delle bancarelle con dischi, vestiti, oggetti di seconda mano, cose fatte in casa e quant’altro. Ma il mercato offre molto di più del semplice piacere dello shopping. Potrete rilassarvi con gli amici nell’area dedicata al chill-out e al calcetto balilla mentre i DJ suonano i classici del punk rock e del garage .

Quando: Domenica, 19 settembre 2021
Orari di apertura: dalle 12 alle 18
Dove: Cassiopea | Revaler Str. 99 | 10245 Berlin–Friedrichshain
Mezzi di trasporto: S-Bahn: Warschauer Str. | U-Bahn: Warschauer Str. | Tram: M10, M13
Ingresso: gratuito
Evento su Facebook

Sequestrata a Berlino metanfetamina per il valore di 4,2 milioni di euro.

Martedì gli investigatori doganali hanno sequestrato 18,1 chilogrammi di Crystal Meth. Si tratta della più grande quantità di Crystal Meth sequestrata finora nella zona di Berlino e Brandeburgo. La quantità di stupefacente sequestrato avrebbe un valore di strada di 4,2 milioni di euro, secondo l’ente doganale e la Procura.

Inoltre, durante le perquisizioni di appartamenti e automobili, gli investigatori doganali hanno trovato quasi 29,6 chili di cocaina, 47,3 chili di ecstasy, 2 chili di marijuana e 30.000 euro in contanti. Tre sospetti trafficanti di droga, due tedeschi di 61 e 51 anni e un vietnamita di 40 anni, sono adesso in custodia cautelare. I tre sospettati avrebbero importato la droga dai Paesi Bassi e dalla Polonia. La droga doveva essere distribuita a intermediari e piccoli spacciatori per poi essere venduta in tutta la città. 

Per anni questa droga proveniva spesso da laboratori della Repubblica Ceca. La situazione adesso è cambiata, ha detto il procuratore generale Günter Sohnrey: ora ingenti quantità della sostanza arrivano in Germania dai Paesi Bassi. Ed è proprio di quest’estate la notizia della scoperta, proprio nei Paesi Bassi, del più grande laboratorio per la produzione di Crystal Meth. 

Questo maxi sequestro di metanfetamina è un chiaro segno che questa droga è ormai ampiamente diffusa a Berlino, conclude Sohnrey. 

Germania: paradiso fiscale per gli eredi?

Per gli eredi, la Germania sembra essere un vero e proprio paradiso fiscale. Mentre sull’appartamento di una zia il fisco incassa circa il 30 % di tasse, i circa 600 grandi ereditieri che nel 2018 hanno ereditato o ricevuto una donazione di più di dieci milioni di euro hanno pagato solo una media del 5% di tasse. Due terzi dei quasi 40 cittadini che hanno ereditato 100 milioni di euro non hanno pagato alcuna tassa. Coloro che invece hanno ricevuto una donazione di almeno 100 milioni nel 2018 hanno pagato in media solo una tassa dello 0,2%. Per la serie, chi più eredità meno paga. Uno dei motivi che danno corpo a questi privilegi sta nel fatto che i grandi patrimoni sono spesso ereditati sotto forma di partecipazioni societarie. Questo è ciò che emerge da una interpellanza parlamentare del Partito Die Linke lo scorso dicembre. Per i redditi da lavoro, invece, il fisco si accaparra fino al 45%. Ciò rappresenta non solo un’aberrazione economica bensì anche un forte squilibrio sociale. La promessa dell’economia sociale di mercato è che tutti possono arrivare molto in alto accumulando un loro patrimonio attraverso i propri sforzi e i propri meriti. In un certo senso la Germania ha affrontato abbastanza bene questo problema attraverso il suo sistema di tassazione progressiva per i redditi da lavoro, la situazione risulta tuttavia catastrofica per quello che concerne le successioni. In teoria, l’eredità rappresenterebbe un reddito una tantum, tuttavia questa viene tassata con un’aliquota molto più bassa. Gran parte della ricchezza in Germania non è prodotta dai suoi stessi detentori, ma proviene proprio dalle successioni.

Nel 2020 è stato ereditato l’ammontare di circa 400 miliardi di euro, somma che corrisponde al 13% del totale della produzione economica annuale in Germania e che supera di molto i 362 miliardi di euro del bilancio federale di quest’anno. “Il divario di ricchezza tra coloro che ereditano e coloro che rimangono a mani vuote si sta sempre più allargando”, ha spiegato Markus Grabka del DIW (Istituto tedesco per la pianificazione economica), perché la somma media dell’eredità aumenta ogni anno. In quasi nessun altro paese viene ereditata così tanta ricchezza come in Germania. E la beffa è che nello stesso anno l’erario ha incassato solo 6,99 miliardi di euro in tasse di successione, ovvero neanche il 2% della somma complessiva ereditata. In un confronto europeo questa somma risulta essere davvero molto bassa. Considerato che solo 123.792 successioni erano effettivamente tassabili, l’aliquota fiscale media che ne risulta va dall’1,7% al 3,5%. La maggior parte, infatti, beneficia di franchigie elevate che vanno fino ai 500.000 euro e di agevolazioni fiscali per le donazioni ante mortem. In media, un erede in Germania eredita 171.000 euro. Ma c’è da dire che le eredità sono anche distribuite in modo molto inequo: solo circa la metà dei tedeschi può contare su un lascito. Di questi, il 10% eredita circa la metà della ricchezza che viene trasmessa ogni anno in Germania, mentre il restante 90% si divide l’altro 50%. Tutti gli altri, ovvero il restante 50% della popolazione, vive in famiglie che a malapena guadagnano il minimo per vivere o addirittura nemmeno quello, non avendo quindi alcuna possibilità di accumulare ricchezza o di ereditare qualcosa in futuro. Il risultato è che in quasi nessun altro paese dell’UE (ad eccezione dell’Italia) i patrimoni personali sono distribuiti in modo così inequo come in Germania, dove, è ben ricordarlo, solo il 10% della popolazione possiede un terzo di tutta la ricchezza. Di conseguenza la ricchezza rimane concentrata nelle famiglie benestanti. Chi non ha nulla non ha quasi nessuna possibilità di accumulare ricchezza. Gli esperti consigliano quindi già da tempo non solo di creare più pari opportunità nell’istruzione e nel lavoro, ma ritengono necessaria e urgente anche una riforma dell’imposta di successione. Fino ad oggi, la maggior parte delle eredità può essere trasferita senza tasse a causa delle alte franchigie. Persino i patrimoni molto ingenti rimangono esentasse se dichiarati come beni aziendali. Complessivamente lo Stato tedesco incassa quindi ben poche tasse dai patrimoni: in Gran Bretagna, Francia o Stati Uniti si incassa quattro volte di più che in Germania. Questo non solo riduce la coesione sociale, ma smorza anche la crescita economica. Questa è la conclusione alla quale arriva l’OCSE, un’organizzazione che non è certo sospettata di essere a sostegno di un’eccessiva redistribuzione.

Una tassa di successione progressiva (con generose franchigie) potrebbe contribuire a compensare lo squilibrio creato dalla lotteria della vita. Con questi soldi, le strutture sociali, le scuole e gli asili potrebbero finalmente essere adeguatamente attrezzati in modo che tutte le persone, indipendentemente dal loro background familiare, abbiano le giuste opportunità per condurre una vita autodeterminata. Una tassa di successione degna di questo nome non sarebbe certo la soluzione di tutti i problemi sociali, ma quantomeno sarebbe un inizio nella giusta direzione. È giunto il momento di mettere in discussione i privilegi garantiti finora. Già nel 2008 Jens Beckert, direttore del Max Planck Institute for the Study of Societies, e l’esperto finanziario Stefan Homburg dell’Università di Hannover avevano sostenuto che le eredità dovrebbero essere considerate dal fisco come un reddito una tantum e quindi tassate di conseguenza prevedendo anche una franchigia di 60.000 euro a persona. In questo modo un erede non risulterebbe favorito rispetto a qualcuno che ha guadagnato la sua ricchezza con i propri sforzi. 

Una riforma della tassa di successione sarebbe quindi assolutamente urgente. Nel complesso gli economisti tedeschi concordano sul fatto che la tassa di successione andrebbe urgentemente riformata. In un sondaggio condotto dall’Istituto Ifo nel 2017, più di due terzi degli economisti intervistati erano a favore a ché l’imposta di successione avesse più peso nel gettito fiscale totale. In altre parole, una tassa più alta sui lasciti dovrebbe essere compensata da agevolazioni fiscali in altri settori. Anche il capo della Allianz Bäte chiede una tassa di successione più alta. La ricchezza oggi proverrebbe principalmente dalle eredità e non dal reddito, dice Bäte. La discussione sull’imposta di successione è, tuttavia, una discussione emotivamente carica. I sostenitori di una tassa più alta vedono le eredità come una ricchezza che un erede non ha affatto contribuito a creare. Gli oppositori della tassa sostengono invece che una tassa sulle successioni significherebbe che la ricchezza guadagnata e già ampiamente tassata verrebbe tassata una seconda volta. Ma questo argomento della doppia tassazione è un non argomento poiché tutti noi paghiamo continuamente delle tasse sul nostro reddito già tassato, come l’IVA, la tassa sul tabacco o la tassa sull’elettricità. Perché le eredità dovrebbero costituire un’eccezione?

Anche da una prospettiva liberale la tassa di successione è tra le più giuste delle tasse. Perché in effetti l’eredità non risponde affatto ad un principio meritocratico, ma più semplicemente alla fortuna di provenire da una famiglia agiata. Da un punto di vista liberale, la fortuna non dovrebbe essere premiata attraverso una detassazione. Quindi, tassare l’eredità è chiaramente preferibile rispetto alla tassazione di altri oggetti fiscali come il lavoro o il consumo, che hanno invece in sé uno stimabile valore sociale ed economico. Un aumento dell’imposta di successione a fronte di una detassazione del lavoro rafforzerebbe il sistema economico tedesco e rappresenterebbe un importante argine alla pericolosa e sempre più dilagante forbice sociale.

Italien hat mit die teuersten Stromtarife in Europa

ITALIEN/ Die Energiepreise steigen weltweit. Die Kosten für die Verbraucher in der Eurozone stiegen im Juli um 2,2 %, die höchste Rate seit Oktober 2018. Und gerade an der Energiefront könnte Italien zu den am meisten bestraften Ländern des Kontinents gehören. Im letzten Quartal ist die Stromrechnung für Italiener um 20 % gestiegen, und nach Angaben des Ministers für den ökologischen Übergang, Roberto Cingolani, soll sie im nächsten Quartal um 40 % steigen. Auch die deutschen Haus­halte müssen sich im kommenden Winter auf deutlich höhere Kosten für Strom und Gas einstellen.

Nach den in diesem Frühjahr von Eurostat überarbeiteten Daten waren die Strompreise im zweiten Halbjahr 2020 in Deutschland (0,3006 €/kWh), Dänemark (0,2819 €/kWh) und Belgien (0,2702 €/kWh) am höchsten. Italien lag an siebter Stelle (knapp über 0,22 €/kWh), nach Irland, Spanien und Österreich, während die niedrigsten Preise in Bulgarien (0,0982 € pro kWh), Ungarn (0,1009 € pro kWh) und Estland (0,1291 € pro kWh) verzeichnet wurden. So war der Strompreis für Haushaltskunden in Deutschland und Dänemark im Jahr 2020 mehr als dreimal so hoch wie in Bulgarien.