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Perché in Germania e in Italia nascono sempre meno bambini
Cosa significa davvero il tasso di fecondità
Quando si parla di tasso di fecondità totale (TFT) si intende il numero medio di figli che una donna avrebbe nel corso della sua vita fertile, calcolato sui tassi di natalità registrati in un dato anno. È un indicatore statistico, non una previsione biografica: non dice quanti figli farà una singola donna, ma fotografa il comportamento riproduttivo di una popolazione in un determinato momento.
Perché una popolazione resti stabile nel tempo senza il contributo dell’immigrazione, servono circa 2,1 figli per donna. Questo valore, noto come livello di sostituzione, tiene conto sia dei nati che non raggiungeranno l’età fertile sia del leggero squilibrio naturale tra nascite maschili e femminili. Scendere sotto quella soglia significa, con il tempo, una popolazione che invecchia e si riduce, a meno che flussi migratori consistenti non compensino il divario.
Sia la Germania sia l’Italia si trovano oggi ben al di sotto di quella soglia, anche se con dinamiche in parte diverse.
La Germania: il minimo storico dal dopoguerra
Secondo i dati provvisori diffusi da Destatis, l’ufficio federale di statistica tedesco, nel 2025 in Germania sono nati circa 654.300 bambini, il 3,4% in meno rispetto ai 677.117 del 2024 e il livello più basso dal 1946. È il quarto anno consecutivo di calo delle nascite.
Nello stesso anno i decessi sono stati circa 1,01 milioni, superando le nascite di 352.000 unità: il saldo naturale negativo più ampio dell’intero periodo postbellico. Il tasso di fecondità totale si è attestato a 1,32 figli per donna, il valore più basso dal 1997. Il dato nasconde una differenza significativa tra le cittadine tedesche (1,20 figli per donna) e le donne senza cittadinanza tedesca (1,84), a conferma di quanto la componente migratoria contribuisca a sostenere la natalità complessiva del Paese.
Destatis individua due cause principali: da un lato le generazioni nate negli anni Novanta, numericamente più contenute, stanno ora attraversando l’età in cui si diventa più spesso genitori; dall’altro la fecondità è in calo strutturale dal 2022. Le differenze regionali restano marcate: la fecondità più bassa nel 2024 si è registrata a Berlino (1,21 figli per donna), la più alta in Bassa Sassonia (1,42), con i Länder orientali (1,27 in media) sistematicamente sotto quelli occidentali (1,38).
L’Italia: 355.000 nati, un nuovo minimo assoluto
I dati ISTAT relativi al 2025 raccontano una traiettoria per certi versi ancora più marcata. Le nascite sono state circa 355.000, in calo del 3,9% rispetto alle 369.944 del 2024, con un tasso di natalità sceso a 6,0 nati ogni mille abitanti (era 9,5 nel 2005). Il tasso di fecondità totale è arrivato a 1,14 figli per donna, in ulteriore discesa rispetto all’1,18 del 2024 e all’1,20 del 2023: il valore più basso mai registrato in Italia.
I decessi, circa 652.000, hanno prodotto un saldo naturale negativo di quasi 297.000 unità, l’equivalente della popolazione di una città come Verona che scompare in un solo anno. A differenza della Germania, dove l’immigrazione compensa solo in parte il deficit di nascite, in Italia il saldo migratorio con l’estero (+296.000 nel 2025) è stato sufficiente a mantenere sostanzialmente stabile la popolazione residente complessiva, pur in presenza di un calo demografico “naturale” molto ampio.
Il calo italiano non dipende soltanto dalla minore propensione ad avere figli, ma anche dalla progressiva riduzione del numero di potenziali genitori: le generazioni nate a partire dalla metà degli anni Settanta, quando la fecondità cominciò a scendere, sono sempre meno numerose. L’età media al parto continua inoltre a salire, arrivando a 32,7 anni nel 2025.
Un confronto europeo, con la Corea del Sud sullo sfondo
Nel contesto dell’Unione Europea, sia la Germania (1,32) sia l’Italia (1,14) restano sotto la media UE, stimata intorno a 1,38 figli per donna nel 2023, con la Francia (1,66) tra i valori più alti e Spagna e Malta tra i più bassi. Nessun grande Paese europeo si avvicina oggi al livello di sostituzione di 2,1.
Il fenomeno assume dimensioni ancora più estreme al di fuori dell’Europa: la Corea del Sud registra da anni uno dei tassi di fecondità più bassi al mondo. Lì la pressione legata al sistema educativo, con investimenti familiari ingenti in corsi privati (i cosiddetti hagwon) per l’accesso alle università più prestigiose, rende i costi legati alla crescita di un figlio talmente elevati da spingere molte giovani coppie a scegliere un figlio unico o a rinunciare del tutto alla genitorialità. È un caso limite, ma utile per inquadrare un tratto comune a molte società avanzate: quando i costi economici, di tempo e di carriera legati alla genitorialità crescono più velocemente del sostegno pubblico e privato disponibile, la natalità tende a scendere.
Le leve delle politiche familiari
Germania e Italia hanno risposto a questa tendenza con strumenti diversi. La Germania si affida da tempo all’Elterngeld, l’indennità di congedo parentale legata al reddito, oggetto peraltro di discussioni su possibili riforme, e a una rete di asili nido e Kita relativamente estesa, pur con forti differenze locali di disponibilità dei posti. L’Italia ha invece puntato negli ultimi anni sull’Assegno Unico e Universale per i figli a carico, accanto a un sistema di congedi parentali e a una rete di servizi per l’infanzia che resta, nel confronto europeo, meno capillare, soprattutto nel Mezzogiorno.
Nessuna delle due leve ha finora invertito la tendenza in modo significativo. La letteratura demografica indica che il calo della fecondità nei Paesi ad alto reddito dipende da un insieme di fattori che si sommano: instabilità e precarietà del lavoro giovanile, costo abitativo, difficoltà di conciliare carriera e maternità, ingresso più tardivo nella vita adulta e nella genitorialità, e un cambiamento culturale più ampio nelle aspettative di vita delle nuove generazioni. Le politiche di sostegno economico da sole, come mostrano sia il caso tedesco sia quello italiano, sembrano incidere solo marginalmente se non sono accompagnate da una trasformazione strutturale dei servizi per l’infanzia e da un mercato del lavoro che renda compatibile, in pratica e non solo sulla carta, la vita professionale con quella familiare.
Cosa cambia in Germania da settembre 2026
Con l’arrivo di settembre entrano in vigore alcune novità normative che riguardano da vicino la vita quotidiana in Germania, incluse quella di molti italiani residenti a Berlino e nel resto del Paese. Il governo federale ha pubblicato la consueta rassegna mensile delle modifiche legislative: le tre principali riguardano la pubblicità dei prodotti “ecologici”, la consulenza fiscale e il consumo di alcol nelle stazioni ferroviarie.
Stop al greenwashing: regole più severe per la pubblicità “verde”
Dal 27 settembre le aziende che vogliono definire un prodotto “ecologico” o “climaticamente neutro” dovranno poterlo dimostrare con dati verificabili. Non sarà più consentito usare in modo generico espressioni come “climaneutrale” o “ecologico” senza un fondamento concreto: l’obiettivo è mettere fine alle pratiche di greenwashing che negli ultimi anni hanno confuso i consumatori.
Da ora in avanti potranno essere utilizzati soltanto marchi statali o certificati secondo sistemi di valutazione riconosciuti. A questo si aggiungono due nuovi label validi in tutta l’Unione Europea: uno indica il diritto a riparazione o sostituzione garantito per almeno due anni, l’altro segnala eventuali garanzie di durata supplementari offerte dal produttore. La finalità dichiarata è proteggere chi acquista da messaggi pubblicitari fuorvianti, favorendo scelte di consumo più consapevoli e sostenibili.
Una riforma della consulenza fiscale più moderna
Un’altra novità riguarda il settore della consulenza fiscale, con una modifica alla legge che regola la professione (Steuerberatungsgesetz). L’obiettivo dichiarato dal governo è duplice: offrire ai cittadini un ventaglio più ampio di servizi di consulenza e, allo stesso tempo, alleggerire gli oneri burocratici per chi la consulenza la fornisce.
Dal 1° settembre 2026 le associazioni di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti (Lohnsteuerhilfevereine) potranno assistere i propri iscritti in modo più ampio nella dichiarazione dei redditi, in particolare per quanto riguarda i redditi da locazione e affitto. Finora questo tipo di supporto era possibile solo entro limiti di reddito annuo piuttosto contenuti (18.000 euro per la dichiarazione individuale, 36.000 euro per quella congiunta). Da settembre questo tetto viene eliminato senza sostituzione, ampliando così le possibilità di scelta per chi affitta un immobile.
Vietato bere alcolici nelle stazioni: parte il divieto della Deutsche Bahn
La Deutsche Bahn introduce un divieto di consumo di alcol valido su scala nazionale nelle circa 5.400 stazioni ferroviarie tedesche, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la sicurezza. Dal 1° settembre la misura entra in vigore in alcune stazioni pilota, tra cui la Berlin Hauptbahnhof, Berlin Gesundbrunnen, Kiel e Braunschweig. Il divieto riguarda i binari e gli atri delle stazioni: chi verrà sorpreso a bere in queste aree violerà il regolamento interno e potrà subire conseguenze.
Restano invece consentiti il consumo negli esercizi di ristorazione presenti nelle stazioni e il trasporto di bevande alcoliche in bottiglie o contenitori chiusi. Il piano prevede un’estensione progressiva del divieto a tutte le altre stazioni tedesche entro il 15 ottobre.
Podcast: Comites e emigrazione Italiana
Pip: Italiani a Berlino questa settimana ha molto da dire sui Comites.
Mara: Esatto. Italiani a Berlino pubblica una serie di pezzi che mettono a fuoco le elezioni Comites del 2026: chi può candidarsi, perché l’organismo viene contestato, quanto costa allo Stato e dove si concentra la comunità italiana che dovrebbe rappresentare. Cominciamo dalla rappresentanza.
Elezioni Comites 2026: candidarsi, criticare, cambiare
Pip: Il punto di partenza è semplice: nel 2026 si vota per rinnovare i Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero, e il pezzo sulle elezioni Comites 2026 avverte subito che senza una lista alternativa a quella uscente, il voto sarebbe una formalità vuota.
Mara: La posizione è esplicita. Sul perché partecipare comunque, il testo scrive: “Al momento mi soffermo solo sulla presentazione delle liste e non su come poter partecipare al voto, poiché non consiglio di richiedere i plichi elettorali se non si forma almeno una lista alternativa a quella che presenterà sicuramente la dirigenza uscente. Sarebbero, altrimenti, delle elezioni farlocche.”
Pip: Elezioni farlocche. Il termine tecnico, insomma. E il pezzo non si ferma alla denuncia: spiega concretamente chi può candidarsi, quante firme servono, come autenticarle, cosa cambiò nel 2021 e cosa potrebbe non valere più nel 2026.
Mara: Sì, è un vero vademecum operativo. Per Berlino servono almeno 200 sottoscrittori residenti da almeno sei mesi, le firme vanno autenticate — gratuitamente in Consolato, oppure da notaio con Apostille a spese del presentatore — e la lista deve contenere tra 12 e 16 candidati. La deroga del 2021, che esonerava dall’autentica, era misura straordinaria e non è detto venga riproposta.
Mara: Un secondo pezzo va oltre la guida pratica e lancia una lista vera: si chiama “Scegli per scioglierli”, e il programma che propone punta a dimezzare i fondi richiesti rispetto ai 79.405 euro del bilancio preventivo 2026 del Comites di Berlino, a vietare candidature a chi presiede associazioni che poi ricevono fondi dal Comites, e a rendere pubblici e verificabili tutti i bilanci.
Pip: Candidarsi per smantellare dall’interno. Non è la strategia più comune, ma ha una sua logica.
Mara: Il terzo pezzo allarga la prospettiva storica. I Comites nascono nel 1985 come “comitati dell’emigrazione”, pensati per lavoratori degli anni Cinquanta e Sessanta che avevano bisogno di un’interfaccia consolare per pratiche di sopravvivenza. Nel 2026 il profilo dell’italiano all’estero è radicalmente diverso.
Mara: I dati Istat citati nel pezzo parlano chiaro: nel 2024 gli espatri hanno toccato 141.000 unità, due emigrati su tre hanno tra i 20 e i 49 anni, e circa un terzo di chi ha almeno 25 anni possiede una laurea. Non è emigrazione di necessità nel senso classico.
Pip: E chi si organizza da solo su Telegram difficilmente bussa al Comites per sapere dove trovare un medico che parla italiano.
Mara: Il pezzo lo dice esplicitamente: casa, lavoro, scuola, medico — tutto passa da gruppi Facebook, community Telegram, newsletter indipendenti. Il Comites, quando entra in scena, lo fa quasi sempre per patrocinare eventi già organizzati da altri. Un quarto contributo raccoglie le critiche documentate da altre testate: affluenza intorno al 6,5% già nel 2015, accuse di clientelismo, casi di Comites descritti come “ufficio stampa del Consolato”, e riunioni con toni definiti “intimidatori e minacciosi”.
Pip: La domanda che rimane aperta, e che il pezzo storico pone senza risposta, è se serva riformare i Comites o ripensarli da zero. Proprio sui soldi che li tengono in vita vale la pena fermarsi.
Quanto vale un Comites: i fondi pubblici nel 2025
Pip: Dietro il dibattito sulla rappresentanza ci sono numeri concreti, e un pezzo dedicato li mette in fila: nel 2025 lo Stato ha erogato ai Comites di tutto il mondo quasi 1,82 milioni di euro complessivi su due capitoli di spesa ministeriali.
Mara: Il dato berlinese è preciso: “il Comites di Berlino ha ricevuto nel 2025 finanziamenti per un totale di 23.280,00 euro”, cifra che lo colloca in una fascia intermedia rispetto alle altre sedi tedesche — sopra Wolfsburg e Norimberga, sotto Colonia e Monaco. Un secondo pezzo contestualizza questi numeri nella geografia della comunità: in Germania risiedono 849.383 italiani iscritti all’AIRE, con Berlino a 51.253, quasi il doppio rispetto al 2015.
Mara: E a questi fondi ordinari vanno aggiunti i 14 milioni stanziati per organizzare le elezioni 2026 di Comites e CGIE insieme — una cifra che il pezzo sui finanziamenti segnala separatamente, proprio perché non rientra nei costi di funzionamento ordinario.
Pip: Quattordici milioni per rinnovare urne che nel 2015 hanno visto un’affluenza mondiale del 6,5%. I numeri si commentano da soli.
Mara: La questione centrale resta aperta: un organismo pensato per un’Italia che emigrava negli anni Cinquanta può ancora rappresentare chi oggi si trasferisce a Berlino con un contratto in tasca e un gruppo Telegram già aperto sul telefono?
Pip: La risposta, per ora, è una lista che si chiama “Scegli per scioglierli”. Il che dice tutto sul livello di fiducia. La prossima puntata vedrà se qualcuno raccoglie le firme.
Droga e dipendenze: il piano del Partito Socialdemocratico di Steffen Krach
Più fondi, prevenzione, drug-checking e assistenza: il piano della SPD affronta i nuovi consumi, ma molte proposte non sono una vera novità.
Il candidato di punta della SPD berlinese, Steffen Krach, ha presentato il programma del partito per affrontare la crisi della droga nella capitale. A una prima lettura, tuttavia, molte delle proposte non sembrano particolarmente nuove: più finanziamenti, più prevenzione e una maggiore attenzione ai cambiamenti nel consumo e nell’acquisto delle sostanze. Tutti obiettivi condivisibili, certo. Ma il vero banco di prova arriverà dopo le elezioni.
Più soldi per l’aiuto alle dipendenze
Il piano della SPD prevede un investimento aggiuntivo complessivo di circa 39 milioni di euro nei prossimi anni. Si partirebbe nel 2027 con un programma d’emergenza da un milione di euro, per poi arrivare progressivamente a circa 25 milioni di euro all’anno dal 2028. L’obiettivo è rafforzare la prevenzione, la consulenza e l’assistenza alle persone dipendenti.
La SPD promette inoltre di rendere strutturale il finanziamento dei progetti, superando il sistema dei contributi assegnati di anno in anno. Per le organizzazioni che lavorano nel settore, questa sarebbe una svolta importante: una programmazione stabile consente di assumere personale, mantenere aperti i servizi e offrire continuità alle persone che chiedono aiuto.
Resta però da capire se gli stanziamenti annunciati saranno sufficienti e, soprattutto, se verranno effettivamente inseriti nei bilanci del Land Berlin. Nel campo delle politiche sociali, infatti, il problema non è soltanto promettere nuove risorse, ma garantirle nel tempo.
Prevenzione per giovani e famiglie
Uno dei punti centrali del programma riguarda l’estensione delle attività di prevenzione nelle scuole, nei centri giovanili e nei Familienzentren, i centri di sostegno alle famiglie. La SPD intende finanziare un maggior numero di servizi di consulenza dedicati ai giovani e intervenire prima che il consumo occasionale si trasformi in una dipendenza.
Anche questa è una direzione difficilmente contestabile. La prevenzione, tuttavia, non può limitarsi a campagne informative sporadiche o a incontri occasionali nelle scuole. Deve essere collegata a politiche più ampie: istruzione, salute mentale, contrasto alla povertà, accesso alle attività sportive e culturali, presenza di personale qualificato nei quartieri.
Se mancano prospettive, luoghi di aggregazione e interlocutori affidabili, il messaggio sui rischi delle droghe rischia di rimanere astratto. La prevenzione funziona quando è quotidiana, credibile e inserita in una rete di servizi facilmente accessibili.
Nuove forme di acquisto e consumo
Krach ha sottolineato che il mercato della droga è cambiato. Le sostanze vengono pubblicizzate attraverso adesivi, volantini, biglietti da visita e messaggi nelle applicazioni di messaggistica; gli acquisti possono essere organizzati rapidamente tramite Internet o codici QR. Inoltre, secondo la SPD, a Berlino si registra una presenza crescente del crack e di altre sostanze particolarmente problematiche.
Per questo il partito propone una centrale unica per segnalare la pubblicità della droga. I cittadini potrebbero comunicare la presenza di materiale promozionale nello spazio pubblico o nei canali digitali. Il progetto punta a rendere più rapida la rimozione degli annunci e a migliorare il coordinamento tra autorità, servizi sociali e forze dell’ordine.
È un tentativo di adeguare le politiche pubbliche a un mercato che non si svolge più soltanto per strada. Ma anche qui sarà decisiva l’attuazione concreta: chi raccoglierà le segnalazioni? Quale autorità interverrà? Con quali strumenti si potranno contrastare i messaggi diffusi nei canali privati o criptati?
Drug-Checking e Naloxon
La SPD vuole ampliare il drug-checking, cioè l’analisi chimica delle sostanze per individuare adulterazioni, contaminazioni o concentrazioni insolitamente elevate. L’obiettivo è ridurre il rischio di overdose e informare più rapidamente le persone che consumano droghe.
Un altro elemento del programma è la distribuzione capillare del Naloxon, il farmaco utilizzato per intervenire in caso di overdose da oppioidi come eroina, morfina o fentanyl. Krach propone di formare non soltanto gli operatori sanitari, ma anche agenti di polizia, dipendenti degli uffici comunali e personale della BVG e della Deutsche Bahn, così da aumentare le possibilità di intervento tempestivo.
Si tratta di misure di riduzione del danno già note e applicate in diverse città. La novità, semmai, dovrebbe consistere nella loro diffusione sistematica e nella capacità di raggiungere le persone più esposte, comprese quelle che non frequentano regolarmente i servizi di assistenza.
Più strutture e Housing First
Il piano prevede anche un aumento dei luoghi di consumo controllato, dove le persone possono assumere sostanze in condizioni igieniche e con la presenza di personale qualificato. La SPD punta inoltre a garantire, entro il 2030, un accesso ai servizi di aiuto e consulenza attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Un capitolo specifico riguarda le persone senza dimora con problemi di dipendenza. Krach propone la creazione di 1.000 nuovi posti abitativi secondo il modello Housing First, che offre una casa senza subordinare l’accesso alla preventiva astinenza o alla conclusione di un percorso terapeutico.
Il principio è semplice: avere un alloggio stabile può essere il primo passo per affrontare una dipendenza, non necessariamente il premio finale dopo aver risolto tutti gli altri problemi. Anche in questo caso, però, il successo dipenderà dalla disponibilità reale di abitazioni, dall’assistenza sociale e dalla presenza di personale sufficiente.
Tra continuità e nuove promesse
Nel complesso, il programma della SPD combina strumenti già conosciuti con alcuni adattamenti alle nuove modalità di consumo e di distribuzione. Più prevenzione, più aiuto alle persone dipendenti, drug-checking, Naloxon, luoghi di consumo controllato e Housing First fanno parte da tempo del dibattito berlinese.
La questione non è quindi soltanto se le proposte siano giuste, ma se la futura amministrazione sarà in grado di realizzarle. Berlino conosce da anni le difficoltà dei progetti finanziati temporaneamente, delle strutture con orari limitati e della carenza di personale specializzato. Annunciare nuovi investimenti durante una campagna elettorale è relativamente semplice; trasformarli in servizi permanenti è molto più complicato.
Per questo, su molte di queste proposte, si potrà discutere volentieri dopo le elezioni. Sarà allora che si vedrà quali misure entreranno davvero nel bilancio, quali strutture verranno aperte, quanti operatori saranno assunti e con quali risultati verranno valutate le politiche adottate. Fino a quel momento, il piano della SPD appare soprattutto come una promessa di rafforzamento di strumenti già noti, più che come una vera svolta nella politica berlinese sulle droghe.