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Italian Film Festival Berlin 2026: otto film italiani a Berlino dal 10 al 14 novembre

Dal nuovo cinema d’autore alle commedie, passando per anteprime e incontri con registi e interpreti: la tredicesima edizione dell’Italian Film Festival Berlin porta otto film italiani nella capitale tedesca

Dal 10 al 14 novembre 2026 il cinema italiano torna al Kino in der Kulturbrauerei di Prenzlauer Berg con la tredicesima edizione dell’Italian Film Festival Berlin. Otto titoli, quattro dei quali in anteprima tedesca, tutti in versione originale con sottotitoli in inglese. Sono previsti incontri con registi e interpreti in occasione di Le città di pianura, Tienimi presente e …Che Dio perdona a tutti.

Il programma

  • Martedì 10 novembre, 19.45: Le città di pianura di Francesco Sossai, vincitore del David di Donatello come Miglior Film, presentato dall’attore Sergio Romano
  • Mercoledì 11 novembre, 19.45: Tienimi presente, con Alberto Palmiero in sala come regista e protagonista
  • Giovedì 12 novembre, 17.30: Gioia mia di Margherita Spampinato
  • Giovedì 12 novembre, 19.45: …Che Dio perdona a tutti, anteprima tedesca con Pif e lo sceneggiatore Michele Astori
  • Venerdì 13 novembre, 17.30: Il bene comune di Rocco Papaleo
  • Venerdì 13 novembre, 19.45: Primavera di Damiano Michieletto
  • Sabato 14 novembre, 15.30: Quasi Grazia di Peter Marcias
  • Sabato 14 novembre, 19.45: Buen Camino di Gennaro Nunziante

Al termine delle proiezioni il pubblico può votare il proprio film preferito per il Premio del pubblico Italian Screens.

Scuole e appuntamento speciale

Il festival coinvolge anche gli studenti berlinesi. Due le proiezioni mattutine per le classi prenotate: La bicicletta di Bartali di Enrico Paolantonio (giovedì 12 novembre, 9.30) e L’ultima volta che siamo stati bambini di Claudio Bisio (venerdì 13 novembre, 9.30).

Prima del festival, sabato 7 novembre, Luca Ravenna porta al Colosseum il suo spettacolo Flamingo, promosso da BIS Berlin.

Informazioni pratiche

  • Dove: Kino in der Kulturbrauerei, Schönhauser Allee 36, 10435 Berlin (Prenzlauer Berg)
  • Quando: 10-14 novembre 2026
  • Biglietti: in prevendita online sul sito del festival oppure alla cassa del cinema. Il prezzo indicato dal portale ufficiale berlin.de è di 10 euro a film
  • Programma completo e prevendita: italianfilmfestivalberlin.com

Presentazione del libro “Identità e Integrazione in Europa” di Riccardo Barracu

“Identità e Integrazione in Europa”
di Riccardo Barracu (ISKRA, 2025)

🗓️ SABATO 26 settembre, ore 18:00
📍 Libreria Mondolibro – Torstr. 159, 10115 Berlino

Italianiaberlino.net e Mondolibro sono liete di presentare il nuovo saggio di Riccardo Barracu, in dialogo con Gigi Corcos (editor, ghostwriter e membro della giuria del Premio letterario Clara Sereni).

📖 IL LIBRO
Un’analisi lucida delle tensioni che attraversano il progetto europeo, tra identità, cittadinanza e appartenenza. Guardando alla Germania come snodo centrale dell’Europa contemporanea, il saggio legge le fratture generate da spinte identitarie e dinamiche migratorie non come episodi isolati, ma come segni di una crisi strutturale.

Cos’è oggi l’Europa? Non un’unità compiuta, ma uno spazio politico aperto, plurale e conflittuale.

✍️ L’AUTORE
Riccardo Barracu è regista e ricercatore, formatosi a Bologna in semiotica e drammaturgia. Ha lavorato con Judith Malina del Living Theatre a New York e approfondito i suoi studi con Peter Wear alla Sorbona. Da anni vive e lavora a Berlino, dove ha sviluppato una ricerca che intreccia teatro, cinema e riflessione accademica su identità, storia contemporanea e geopolitica.

Vi aspettiamo! 

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Cose accadde il 1° settembre del 1895?

Il 1° settembre del 1895 Berlino inaugurò la sfarzosa Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (nel parlato semplicemente Gedächtniskirche ovvero Chiesa della memoria) su quello che oggi è la piazza Breitscheidplatz. Costruita in memoria di Guglielmo I durante il regno del nipote Guglielmo II, la chiesa fu progettata dall’architetto Franz Schwechten in stile neoromanico.

Bombardamenti e rinascita

Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943, la torre in rovina fu conservata come memoriale, mentre tra il 1959 e il 1963 sorsero accanto una nuova chiesa, un campanile e una cappella in forme moderne.

Simbolo di Berlino

Oggi la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche è uno dei simboli più riconoscibili di Berlino, che evoca insieme il passato imperiale della città e le distruzioni della guerra.

Lutto nel mondo dell’arte: ci ha lasciati Yayoi Kusama

Yayoi Kusama è morta il 14 agosto 2026 a Tokyo, all’età di 97 anni; la notizia è stata resa pubblica solo oggi, il 27 agosto, dal museo e dalla fondazione che portano il suo nome. La sua scomparsa chiude la vita di una delle artiste più influenti del Novecento e del contemporaneo, nota per i pois, le zucche scultoree e le celebri Infinity Mirror Rooms, stanze di specchi che moltiplicano all’infinito luci e oggetti.

Una scoperta “indiretta”, attraverso Rachel Goswell degli Slowdive

Come capita a volte, il mio primo approccio consapevole a Kusama non è avvenuto davanti a un’opera, ma attraverso una voce: quella di Rachel Goswell, cantante degli Slowdive. In un’intervista, Goswell ha citato Kusama tra i suoi artisti preferiti, descrivendola come una figura capace di trasformare ossessioni personali in un linguaggio visivo universale. È stato quel nome, lanciato lì, quasi per caso, a spingermi a cercare di più: biografie, immagini, video delle installazioni. E a capire che dietro i pois c’era una storia di allucinazioni, disciplina ferrea e una ricerca ostinata sull’infinito e sull’io.

Il primo spazio al chiuso in pandemia: il Gropius Bau, maggio 2021

Nel maggio 2021, in piena pandemia, il primissimo luogo al chiuso che ho visitato è stato il Gropius Bau di Berlino per «Yayoi Kusama. Eine Retrospektive», la sua unica retrospettiva completa in Germania. Entrare in quella mostra, dopo mesi di restrizioni e schermi, è stato un’esperienza indimenticabile: le sale alternavano dipinti densi di reti e puntini, sculture di zucche monumentali e, soprattutto, le Infinity Mirror Rooms, dove il visitatore si trova sospeso in uno spazio che sembra non avere fine.

Ricordo in particolare la sensazione di smarrimento e di pace insieme: camminare in una stanza di specchi con piccole luci che si riflettono all’infinito ha reso molto concreto ciò che Kusama ripeteva da decenni, cioè che l’arte può essere un modo per “dissolversi” nell’universo e, paradossalmente, ritrovarsi. Uscire dal Gropius Bau, dopo mesi di chiusure, è stato come riappropriarsi non solo di uno spazio culturale, ma di una dimensione emotiva che la pandemia aveva compresso.

Chi era Yayoi Kusama

Nata nel 1929 in Giappone, Kusama si è formata in un contesto conservatore, per poi trasferirsi a New York negli anni Sessanta, dove ha partecipato attivamente alla scena delle performance, dell’happening e della Pop Art. Rientrata in Giappone alla fine degli anni Settanta, ha scelto di vivere per lungo tempo in una clinica psichiatrica di Tokyo, il Seiwa Hospital, continuando però a lavorare senza sosta fino agli ultimi giorni.

Il suo linguaggio è riconoscibile a colpo d’occhio:

  • Pois e pattern ripetuti, derivati dalle sue allucinazioni infantili, trasformate in un sistema visivo coerente
  • Zucche scultoree, diventate un suo vero e proprio “autoritratto” simbolico.
  • Infinity Mirror Rooms, installazioni immersive che giocano con specchi, luci e acqua per creare spazi infiniti.

Nonostante il successo planetario dagli anni Novanta in poi, il suo rapporto con il Giappone è stato complesso: celebrata all’estero prima che in patria, Kusama è diventata negli ultimi decenni un’icona globale, collaborando anche con brand come Louis Vuitton e portando le sue opere nei musei di tutto il mondo.

Un’eredità che resta

Il comunicato del suo museo sottolinea che Kusama “ha continuato a dipingere fino agli ultimi giorni”, mantenendo ferma la convinzione che “l’amore possa salvare il mondo”. La sua morte, avvenuta il 14 agosto e annunciata solo oggi, ha generato tributi in tutto il mondo, dalla stampa internazionale ai social network, dove milioni di persone hanno condiviso foto nelle sue installazioni.

Per me, Kusama resterà legata a due momenti precisi: la scoperta “indiretta” tramite Rachel Goswell degli Slowdive (una tra le mie band preferite), e quella visita al Gropius Bau nel maggio 2021, quando la sua mostra è stata la prima occasione per tornare a vivere uno spazio culturale al chiuso dopo mesi di isolamento. In quel percorso tra pois, specchi e luci, c’era non solo la sua idea di infinito, ma anche un modo per rimettere in moto, dopo la pandemia, il desiderio di uscire, vedere, sentire.