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Recensione: “Bebelplatz. La notte dei libri bruciati” di Fabio Stassi

Un libro colto ed emotivamente denso, che intreccia la memoria dei roghi nazisti con l’attualità dei conflitti contemporanei, e che restituisce dignità e voce a cinque scrittori italiani quasi dimenticati dalla storia letteraria ufficiale. Consigliato a chi ama la saggistica narrativa e ha un legame, anche solo affettivo, con Berlino.

Bebelplatz
Bebelplatz

C’è una piazza a Berlino che sembra ancora trattenere l’odore di benzina e cenere di novant’anni fa. È Bebelplatz, dove nella notte del 10 maggio 1933 gli studenti tedeschi diedero alle fiamme oltre 25.000 libri. Da questa piazza, oggi segnata dal monumento sotterraneo di Micha Ullman, la Empty Library fatta solo di silenzio e di vuoto, parte il libro. 

Con Bebelplatz. La notte dei libri bruciati (Sellerio editore Palermo, 2024), Fabio Stassi costruisce un libro al centro del quale non c’è solo l’episodio del rogo dei libri a Berlino, ma la domanda più ampia su cosa significhi davvero difendere la cultura quando il potere vuole ridurla al silenzio.

Non è un saggio storico in senso stretto, né un semplice diario di viaggio. Stassi, in tour tra gli istituti italiani di cultura di Amburgo, Colonia, Stoccarda e Monaco, attraversa le città tedesche che furono teatro dei roghi di libri e lascia che il presente si insinui continuamente nel racconto: la guerra in Ucraina, il conflitto a Gaza, la sensazione condivisa che il mondo, dalla pandemia in poi, sia “di nuovo uscito fuori dai cardini”. Il libro procede per accostamenti, quasi per corrispondenze, tra Cervantes e Canetti, tra Ovidio esiliato e Arendt, tra la biblioteca murata di Don Chisciotte e le liste di proscrizione naziste. È un metodo che richiede al lettore un minimo di pazienza, ma che restituisce una scrittura densa, mai didascalica.

Il cuore del libro è la ricostruzione di cinque scrittori italiani i cui libri finirono tra quelli destinati al rogo dei nazisti: Pietro Aretino, il “cantore della libertà rinascimentale”, già censurato tre secoli prima della sua epoca; Giuseppe Antonio Borgese, siciliano, “cittadino del mondo” ed esule negli Stati Uniti; Emilio Salgari, letto e amato in Sudamerica più che in patria; Ignazio Silone, la cui opposizione al fascismo lo rese bersaglio su due fronti; e Maria Assunta Giulia Volpi, l’unica donna della lista, voce libera sul piacere e sull’indipendenza femminile, oggi quasi dimenticata. Stassi non si limita a elencarli: ne racconta le biografie minori, le lettere, gli esili, restituendo un piccolo atlante della letteratura che il regime bollò come “dannosa e indesiderata”.

La nota introduttiva di Alberto Manguel inquadra bene il senso del progetto: la storia della distruzione dei libri non è un’eccezione della barbarie, ma una costante che attraversa ogni epoca e ogni cultura, da Alessandria alle biblioteche cinesi del terzo secolo avanti Cristo, fino alle distruzioni contemporanee. Ed è forse questo l’aspetto più utile del libro di Stassi, al di là del valore documentario: non racconta il rogo del 1933 come un unicum da ricordare con orrore compassato, ma come un anello di una catena che non si è mai davvero interrotta, e che oggi si ripresenta sotto altre forme, meno spettacolari ma non meno reali.

Va detto che la struttura a cinque parti, con continui rimandi tra passato e presente, tra cronaca di viaggio e digressione erudita, richiede al lettore di accettare un ritmo non lineare: chi cerca un racconto storico compatto potrebbe trovare la costruzione dispersiva. È invece un libro che premia chi accetta di seguire l’autore nelle sue associazioni, spesso illuminanti, a volte più libere.

Per chi vive a Berlino o per chi la visita e attraversa quotidianamente piazze come questa senza fermarsi a pensare a cosa custodiscono, Bebelplatz è anche un invito molto concreto: la prossima volta che si passa di lì, vale la pena fermarsi un momento sopra l’oblò di vetro che dà sulla biblioteca vuota, e ricordare che tra quei ventimila volumi bruciati c’erano anche pagine scritte in italiano.

La scrittura di Stassi è colta ma leggibile, grave senza essere pomposa, capace di alternare tono saggistico e tensione narrativa. Il risultato è un testo che si legge con rapidità ma resta a lungo nella mente, proprio perché non si esaurisce nel racconto di un episodio storico: diventa una meditazione sulla censura, sulla memoria e sulla responsabilità di custodire le parole. In un’epoca in cui il rumore spesso prende il posto della riflessione, questo libro ricorda con fermezza che difendere i libri significa difendere la possibilità stessa di pensare.

Borse di studio da 10.000 euro per artisti

Gli artisti e le artiste del Land Brandeburgo hanno nuovamente la possibilità di candidarsi per dieci borse di studio da 10.000 euro ciascuna, messe a disposizione dal Ministero della Scienza, della Ricerca e della Cultura del Land. Si tratta di un’iniziativa importante che, fin dalla sua introduzione nel 2019, mira a sostenere la crescita e lo sviluppo creativo dei professionisti del settore artistico.

A differenza di molti altri programmi di finanziamento, queste borse non sono vincolate a un progetto specifico: gli artisti possono impiegare i fondi per la propria evoluzione personale e professionale. Le possibilità sono ampie e includono, tra le altre cose, la realizzazione di libri o mostre, la preparazione di spettacoli teatrali o musicali, lo sviluppo di formati digitali, l’acquisto di strumenti o attrezzature tecniche, attività di networking o percorsi di coaching.

Le borse di studio si rivolgono a creatori e creatrici nei campi della letteratura, delle arti visive, della musica e delle arti performative, con l’unico requisito di avere la residenza principale nel Land Brandeburgo. Una novità di quest’anno è che la candidatura potrà essere presentata interamente in formato digitale, semplificando notevolmente la procedura per i partecipanti.

Attraverso queste borse di studio, il Ministero intende ribadire il valore della libertà artistica e la necessità di offrire condizioni stabili per la creazione culturale indipendente. Un passo concreto, dunque, per rafforzare il panorama artistico del Brandeburgo e promuovere l’innovazione nelle sue molteplici forme.

“Ultimo tango a Berlino” di Marino De Crescente (Pluriversum Edizioni)

Una storia vera: dopo una vita trascorsa a Roma, un padre decide di lasciare tutto e trasferirsi a Berlino per restare accanto al proprio figlio. Nella nuova città si confronta con un lavoro faticoso nella ristorazione, con la prospettiva di un inverno lungo e malinconico da affrontare, con un tessuto sociale complesso in cui inclusione ed esclusione convivono senza sfumature.

In queste pagine si intrecciano memoria personale e osservazione sociale: il difficile ruolo di padre separato in terra straniera, il lavoro e la quotidianità di una metropoli viva e insieme alienante. Berlino diventa così lo sfondo di una ricerca interiore, un luogo dove l’illusione della libertà e la solitudine coesistono, e dove il tango, coltivato con passione, si fa linguaggio di incontro e possibilità di relazione, ricolmo di sentimenti di malinconia e nostalgia, ma anche di passione e sensualità.

L’autore

Marino De Crescente, saggista ed estensore di decine di articoli in ambito psichiatrico e curatore di libri da sempre interessato al concetto di comunità, ha conseguito un Master of Arts in Psychoanalytic Observational Studies presso la University of East London – Tavistock Clinic. È socio fondatore e past vicepresidente dell’INDTC (International Network of Therapeutic Communities), fondatore dell’ISAP (Istituto Studi Avanzati in Psicoanalisi), dell’Associazione Françoise Dolto e della Comunità Passaggi. Da circa trent’anni lavora all’interno delle comunità terapeutiche in psichiatria e attualmente è referente per il Centro Italia dell’Associazione Mito e Realtà. È promotore del Network Psychosocial Green Care Italia. Con Alpes ha pubblicato: La politica delle comunità terapeutiche (2011); per Edup, con Luigi D’Elia, L’ambiente di comunità (2021); Confessioni di un operatore psichiatrico (2025); per Teseo, Banco a Ristoro San Calisto (2022). Ha curato per Alpes Italia: La paura, la noia, la rabbia (2017); Le dimensioni della perversione, della manipolazione e del controllo (2018); Leaders e Followers di fronte ai cambiamenti catastrofici (2019); Elogio del rischio (2020); con Fabiana Manco, La terapia globale nella comunità terapeutica (2020); Gruppi che curano, gruppi che ammalano (2021).

Tra Puglia e Berlino: un viaggio nei segreti di famiglia e nelle ombre del passato

Con Malbianco, Mario Desiati ci regala un romanzo che si muove tra le pieghe della memoria e le zone d’ombra dell’identità, portando il lettore in un Sud Italia inedito, fatto di boschi, silenzi e misteri mai del tutto svelati.

La storia segue Marco, un uomo che vive a Berlino e che, colpito da improvvisi malesseri, si vede costretto a tornare nella casa dei genitori in Puglia. Qui, tra i rami intrecciati degli alberi e i ricordi che riaffiorano, Marco si confronta con le storie taciute della sua famiglia. Un dettaglio apparentemente insignificante – la figura di un violinista nella neve – diventa la chiave per riaprire vecchie ferite e scoprire verità rimaste sepolte per generazioni.

Accompagnato dalla zia Ada e sostenuto da appunti, terapie e antiche filastrocche, Marco si immerge nella storia dei suoi avi, tra cui spicca la figura della bisnonna Addolorata, donna forte e resiliente, e i nonni segnati dalla guerra. Attraverso questi racconti, la narrazione si arricchisce di echi storici e culturali, tra cui una ninna nanna yiddish che attraversa il tempo.

Desiati costruisce un romanzo fatto di pause e attese, in cui il non detto pesa quanto le parole. Il paesaggio pugliese, lontano dalle immagini da cartolina, si trasforma in un luogo quasi magico, dove la natura sembra custodire i segreti della famiglia. La scrittura è intensa, a tratti poetica, e riesce a trasmettere il senso di smarrimento e di ricerca che accompagna il protagonista.

Il romanzo scava nel rapporto tra ciò che ricordiamo e ciò che scegliamo di dimenticare, senza mai cadere nella retorica. La narrazione, mai scontata, invita a riflettere su quanto le storie familiari possano influenzare il nostro presente e su come, a volte, sia necessario tornare indietro per poter andare avanti.

Malbianco è un’opera intensa e coinvolgente, capace di emozionare e far pensare. Un libro consigliato a chi ama le storie che scavano nell’animo umano e che non temono di affrontare le zone oscure della memoria.

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Il 27 maggio l’autore sarà a Berlino per presentare il libro presso la libreria MondoLibro