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Quanto gettito aggiuntivo genererebbe per lo Stato un eventuale allineamento dell’imposta di successione alla media europea?

In realtà non esiste una stima unica, poiché il risultato dipende molto da come si intende allineare l’imposta (aliquote, franchigie, scaglioni). Ecco i numeri principali emersi dagli studi più seriosi.

Il punto di partenza
Il gettito attuale dell’imposta di successione italiana è imbarazzantemente modesto: solo 1.043 milioni di euro nel 2022, pari allo 0,05% del Pil e allo 0,18% delle entrate totali. È tra i più bassi d’Europa, perché l’aliquota italiana oscilla tra il 4% e l’8%, contro il 7% e il 50% della Germania o lo 0% e il 34% della Spagna.

Le stime di aumento del gettito

  • Un semplice riallineamento delle aliquote ai livelli europei, secondo un’analisi de lavoce.info, porterebbe un gettito aggiuntivo di circa 3,5 miliardi di euro.
  • Uno studio più recente degli stessi autori, che simula l’applicazione del sistema francese mantenendo le franchigie attuali, stima un gettito di circa 6,5 miliardi nel 2024, che sale a 7 miliardi se la franchigia viene abbassata a 700.000 euro. Nel tempo la cifra crescerebbe ulteriormente, fino a 10 miliardi nel 2045 (o 11 miliardi con franchigia più bassa).
  • Una proposta alternativa esaminata nello stesso studio, con aliquota fissa al 20% oltre la franchigia di un milione di euro e base imponibile rivalutata come per l’Imu, produrrebbe risultati simili nel lungo periodo. Lavoce.info
  • Una proposta politica più recente (depositata in Senato) ipotizza scaglioni all’8% fino a 500.000 euro e al 15% oltre il milione: qui le stime sono molto più ampie, tra 26 e 60 miliardi se si allarga anche la platea dei contribuenti (200.000-500.000 soggetti), oppure tra 5,5 e 8 miliardi se si considera solo la rimodulazione dell’aliquota.

In sintesi
Se si intende un adeguamento “puro” delle aliquote alla media europea, le stime più solide indicano un gettito con ordine di grandezza tra 3,5 e 7 miliardi di euro l’anno nel breve periodo, con crescita fino a 10-11 miliardi entro il 2045. Se invece la riforma tocca anche le franchigie — oggi altissime, un milione di euro a beneficiario, la più generosa d’Europa — o allarga la platea dei contribuenti, il gettito potenziale sale molto di più, fino alle decine di miliardi ipotizzate nelle proposte politiche più “aggressive”.

Confronto visivo tra le diverse ipotesi di gettito?

Il grafico mette in fila gli scenari dal più prudente al più ambizioso: si parte da poco più di 1 miliardo oggi e si arriva a decine di miliardi solo se, oltre alle aliquote, si allarga anche la platea dei contribuenti mettendo mano proprio alle franchigie, che risultano essere inspiegabilmente tra le più alte d’Europa.

La lezione di fondo è che l’aliquota da sola conta relativamente poco: il vero moltiplicatore del gettito è la franchigia di un milione di euro, che oggi esclude la stragrande maggioranza delle successioni italiane dalla tassazione.

L’imposta di successione in Italia. Paradiso fiscale per gli eredi?

L’evoluzione dell’imposta di successione. Un’involuzione?

L’imposta di successione è stata istituita nel 1972. In origine, il prelievo era notevolmente più elevato rispetto a quello odierno: la base imponibile, già allora, era costituita dal valore dei beni e dei diritti compresi nell’attivo ereditario, al netto delle passività deducibili, mentre le aliquote erano significativamente più alte e caratterizzate da una maggiore progressività. Per gli eredi diretti, vale a dire il coniuge e i figli, l’aliquota massima poteva raggiungere il 27 per cento; per i soggetti privi di rapporti di parentela, arrivava invece fino al 33 per cento. Anche le franchigie previste erano piuttosto contenute.

La riforma del 2000 (governo Amato) sostituì la franchigia unica complessiva con franchigie individuali da 350 milioni di lire per ciascun beneficiario e introdusse un’aliquota unica (flat) tra il 4% e l’8% in base al grado di parentela, eliminando di fatto la progressività.

L’imposta fu poi abolita nel 2001 dal governo Berlusconi e reintrodotta nel 2006 dal governo Prodi, ripristinando il modello pre‑abolizione (aliquote 4–8% e franchigie individuali elevate), struttura rimasta sostanzialmente invariata fino a oggi.

Quadro attuale

In Italia l’imposta sulle successioni è tuttora relativamente contenuta (giusto per volere usare un eufemismo) rispetto a molti altri Paesi europei: non è stata introdotta, allo stato attuale, una nuova imposta patrimoniale né un aumento generalizzato delle aliquote. Il sistema continua a basarsi su aliquote proporzionali ma non progressive e franchigie esageratamente elevate, differenziate in base al rapporto di parentela.

BeneficiarioFranchigia per ciascun beneficiarioAliquota sulla parte imponibile
Coniuge e parenti in linea retta, ad esempio figli, genitori e nipoti in linea retta1.000.000 €4%
Fratelli e sorelle100.000 €6%
Altri parenti fino al quarto grado, alcuni affiniNessuna6%
Soggetti diversi, ad esempio amici o conviventi non coniugatiNessuna8%
Beneficiario con disabilità grave1.500.000 €Aliquota variabile secondo il rapporto di parentela

La franchigia si applica a ciascun erede, non all’intera eredità. Per esempio, se un figlio riceve 1.300.000 euro, l’imposta ordinaria è pari al 4% dei soli 300.000 euro eccedenti, quindi 12.000 euro.

Cosa entra nel calcolo

L’imposta si calcola, in linea generale, sul valore netto dei beni e dei diritti ricevuti dal singolo beneficiario, tenendo conto dei debiti deducibili. Sono normalmente escluse o agevolate alcune categorie, tra cui:

Gli immobili possono però generare anche imposte ipotecaria e catastale, distinte dall’imposta di successione: normalmente il 2% e l’1% del valore catastale, con importi minimi; se ricorrono i requisiti “prima casa”, sono generalmente dovute in misura fissa di 200 euro ciascuna.

Novità operative dal 2025

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la principale novità non riguarda le aliquote, ma la procedura: l’imposta viene autoliquidata dagli eredi sulla base della dichiarazione di successione, anziché essere liquidata inizialmente dall’Agenzia delle Entrate. Il pagamento deve essere effettuato entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione; quest’ultima deve essere presentata entro 12 mesi dal decesso.

Sono inoltre previste modalità di pagamento rateale in determinati casi. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti applicativi con la circolare n. 3/E del 16 aprile 2025, in attuazione del D.Lgs. n. 139/2024.

Il dibattito politico

Nel 2026 è stata presentata anche una proposta di legge di iniziativa popolare collegata al comitato “1% Equo”, che ipotizza un’imposta sui grandi patrimoni e un aumento della tassazione successoria, con aliquote più elevate per lasciti di valore molto consistente. Si tratta però di una proposta politica ancora da sostenere e discutere, non della disciplina vigente: per il momento restano applicabili le aliquote del 4%, 6% e 8% indicate sopra.

In sintesi

Per le successioni tra coniuge, genitori e figli, l’imposta italiana resta generalmente nulla fino a 1 milione di euro per erede e, oltre tale soglia, si applica il 4% soltanto sull’eccedenza. La presenza di immobili può tuttavia comportare ulteriori imposte e costi, indipendentemente dall’eventuale franchigia dell’imposta di successione.

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Nuova imposta di successione in Germania: la proposta SPD per più equità tra grandi e piccoli patrimoni

La SPD tedesca ha presentato un nuovo concetto di riforma dell’imposta di successione, con l’obiettivo dichiarato di renderla più semplice e più equa, soprattutto per chi eredita poco o nulla. Secondo il partito, l’attuale sistema favorisce in modo eccessivo i grandi patrimoni grazie a eccezioni e regimi speciali, mentre le eredità più modeste risultano proporzionalmente più gravate.​

Cosa prevede la proposta SPD

La riforma punta prima di tutto a introdurre una grande franchigia unica. Ogni persona dovrebbe poter ricevere fino a un milione di euro esentasse, una sola volta nell’arco della propria vita, invece dei 400.000 euro ogni dieci anni previsti dalla legge attualmente in vigore. Inoltre, la casa dei genitori resterebbe esente da imposta se i figli la abitano personalmente.​

Per le imprese, la SPD propone un trattamento particolare ma più trasparente. Chi eredita un’azienda avrebbe un’esenzione fino a cinque milioni di euro; oltre questa soglia scatterebbero le imposte di successione, che però potrebbero essere pagate a rate nell’arco di vent’anni, così da non mettere subito in crisi la liquidità dell’impresa di famiglia.​

Perché il sistema attuale è contestato

Il punto centrale delle critiche riguarda le grandi differenze di trattamento tra tipi di patrimonio. Chi eredita, per esempio, una sola casa plurifamiliare deve pagare l’intera imposta secondo le aliquote normali; chi invece eredita centinaia di appartamenti può spesso dichiarare il tutto come patrimonio d’impresa e sfruttare regimi di favore, fino quasi ad azzerare il carico fiscale. Allo stesso tempo molti imprenditori temono che imposte elevate su immobili e aziende mettano a rischio la sopravvivenza delle loro attività.​

Sul piano sociale, la SPD sottolinea che la mancanza di un sistema più equo di tassazione delle eredità rafforza le disuguaglianze. Chi non eredita nulla – e non ha quindi “genitori ricchi” alle spalle – difficilmente riuscirà, con i costi edilizi attuali, a comprare una casa in una vita di lavoro. Spesso queste persone hanno anche minori possibilità di accesso a istruzione di qualità e nessun cuscinetto finanziario per la pensione.​

Il contesto costituzionale e le sentenze precedenti

La questione dell’imposta di successione in Germania non è nuova e ha già occupato più volte la Corte costituzionale federale. Nel 2006 i giudici hanno dichiarato incostituzionale la disciplina allora vigente, perché non rispettava il principio di uguaglianza, in particolare per via delle ampie esenzioni per il trasferimento di imprese. Il legislatore è intervenuto nel 2008, mantenendo però la possibilità di grandi “sconti” fiscali per i patrimoni aziendali.​

Nel 2014 la Corte ha colpito anche questa seconda versione, giudicando le facilitazioni eccessive e sproporzionate. L’attuale legge, varata nel 2016, consente ancora ai grandi eredi di scegliere tra una “verifica del fabbisogno di esenzione”, che permette di dimostrare di non poter pagare l’imposta con altri mezzi, e un sistema di sconti progressivi per patrimoni d’impresa molto elevati. Proprio contro questa struttura ha fatto ricorso un erede in Baviera, che per una somma relativamente modesta paga proporzionalmente più dell’erede di una grande società: da qui un nuovo giudizio della Corte, il terzo, atteso nei prossimi anni.​

L’iniziativa della SPD e gli obiettivi fiscali

Nel suo “Impulspapier”, il gruppo parlamentare socialdemocratico precisa che ereditare “non è di per sé una cosa sbagliata” e che le famiglie devono poter trasmettere il proprio patrimonio senza temere di perdere la casa di abitazione o l’azienda di famiglia. Allo stesso tempo, però, la SPD critica duramente l’attuale ostico e complesso sistema che si caratterizza per le sue numerose eccezioni e i conseguenti privilegi, che a suo avviso tutela soprattutto i grandi patrimoni e ostacola la giustizia fiscale.

Secondo il partito, lo Stato incassa oggi solo circa nove miliardi di euro all’anno di imposta di successione, a fronte di eredità complessive stimate tra 300 e 400 miliardi di euro. L’obiettivo è aumentare in modo significativo questo gettito, soprattutto sulle eredità molto elevate, mantenendo tuttavia franchigie generose per case di abitazione e piccole eredità.​

Prospettive politiche e nodi aperti

Politicamente, la SPD si muove da sola: una riforma dell’imposta di successione non è prevista nell’attuale contratto di coalizione con l’Unione (CDU e CSU). Tuttavia, i socialdemocratici potrebbero usare questo dossier come merce di scambio nei negoziati sulle future riforme di pensioni, sanità e mercato del lavoro, mentre la CSU potrebbe insistere su un anticipo del taglio già deciso dell’imposta sulle società.​

Resta però una questione fondamentale ancora senza risposta: la SPD non ha indicato chiaramente come verrebbero tassate le quote eccedenti le nuove franchigie, né per i privati né per le imprese. Senza aliquote e scaglioni precisi, è difficile valutare quanto la riforma peserebbe davvero sulla classe media e sul tessuto economico. Per questo il dibattito su equità, competitività e giustizia generazionale è destinato a continuare.

Tassa di successione in Germania: Söder punta al federalismo, Spahn, Verdi e SPD chiedono più giustizia fiscale

Germania: Söder propone la gestione regionale della tassa di successione, Spahn chiede più giustizia nella distribuzione della ricchezza

In Germania sta crescendo il dibattito sulla tassa di successione, un tema sensibile che coinvolge tanto le questioni di federalismo quanto quelle di equità sociale.

Il leader bavarese Markus Söder (CSU) ha proposto di affidare la regolazione della tassa di successione ai singoli Länder, anziché a un livello federale. L’idea è che ogni regione possa stabilire aliquote e regole adeguate alla propria realtà economica, difendendo così le imprese familiari e le famiglie che temono un inasprimento fiscale. La Baviera in particolare sostiene da tempo una politica fiscale che favorisce il mantenimento dei patrimoni familiari locali.

Dall’altra parte, il presidente della CDU Jens Spahn ha sollevato con forza la questione delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza esistenti in Germania. In un recente intervento, Spahn ha ammesso che chi già possiede tende ad accumulare ricchezza senza un grosso sforzo proprio, grazie all’aumento del valore di immobili, azioni e altri asset, in particolare negli anni di bassi tassi di interesse. Spahn ha definito questo uno “problema di distribuzione del patrimonio” ed è favorevole a rivedere la tassa di successione per renderla più giusta.

La sua proposta ha trovato anche il sostegno della formazione ambientalista dei Verdi. La co-presidente della frazione parlamentare, Katharina Dröge, ha espresso apprezzamento per l’apertura di Spahn, richiamando la necessità di eliminare le attuali eccezioni che permettono a grandi patrimoni di essere ereditati quasi totalmente esentasse. I Verdi propongono di introdurre dilazioni pluriennali per agevolare il pagamento senza mettere a rischio le imprese familiari. Dröge ha sottolineato che una riforma si dovrebbe concentrare sui grandi patrimoni, non colpire la casa di famiglia della classe media, e ha invitato la CDU a tradurre le parole in atti concreti.

Il tema è molto sentito, perché in Germania ogni anno vengono ereditati circa 400 miliardi di euro, di cui però solo una piccola parte viene effettivamente tassata. Questo comporta una perdita significativa per le casse pubbliche, secondo la critica di Spahn, che ha ricevuto appoggio anche da altre componenti della coalizione di governo e dai socialdemocratici. Tim Klüssendorf, segretario SPD, ha ribadito che si tratta di una questione di giustizia fiscale, sottolineando come non si voglia colpire la classe media, ma chiedere ai grandi patrimoni un contributo maggiore per il bene della società.

Dennis Radtke, presidente della Christlich-Demokratischen Arbeitnehmerschaft (CDA), ha richiamato l’attenzione su alcune incongruenze del sistema attuale, dove esistono molte eccezioni e privilegi difficilmente giustificabili, che penalizzano i redditi normali. La proposta condivisa è quella di eliminare queste discrepanze e introdurre una tassa di successione più equa senza necessariamente aumentare le aliquote, bensì rimuovendo le esenzioni ingiustificate.

Non manca però il fronte critico, rappresentato ad esempio dalla FDP, che avverte come un aumento delle imposte sulle successioni rischierebbe di danneggiare la competitività delle imprese e la continuità delle attività economiche familiari. La discussione sul tavolo è dunque complessa e tocca interessi economici, sociali e politici delicati.

In sintesi, la proposta di Söder sottolinea l’importanza del federalismo fiscale e della flessibilità regionale, mentre la posizione di Spahn, affiancata dai Verdi, richiama con forza la necessità di una maggiore giustizia sociale nel sistema fiscale, per una distribuzione più equilibrata della ricchezza ereditaria in Germania.

Per un pubblico italiano questa riflessione è interessante anche perché in Italia la questione della tassazione delle successioni divide da anni il dibattito politico. Facendo un confronto con il dibattito italiano, si nota subito una differenza culturale e politica sostanziale. Mentre in Germania il dibattito sulla riforma delle tasse di successione coinvolge anche forze conservatrici su basi di argomentazioni concrete e ricerca di equità, in Italia la proposta di riforma di questo tipo è spesso ricevuta in un clima più polarizzato. Nel dibattito pubblico italiano, chiunque sollevi la questione di aumentare o modificare la tassazione sulle successioni viene molto spesso etichettato come “comunista” o estremista, in una sorta di clima maccartista che limita il confronto sereno. Ciò rende il dibattito fiscale italiano molto più polarizzato e ostacolato rispetto all’approccio più pragmatico che si sta sviluppando in Germania.

L’imposta di successione in Germania

Vi consigliamo vivamente la lettura dell’ottimo articolo o l’ascolto del relativo podcast di COSMO italiano Poche tasse in Germania per eredità e grandi patrimoni dell’11 aprile 2024.

Il podcast affronta il tema della bassa tassazione delle successioni in Germania. Non si potrà certamente paragonare alle irrisorie imposte di successione in Italia, che è tra le più basse dei paesi occidentali, facendo dell’Italia un vero e proprio paradiso fiscale per i ricchi ereditieri. E tuttavia l’iniquità della bassa tassazione sull’eredità, al contrario che in Italia, è un tema attualmente molto discusso nella società tedesca. Ci si sta sempre più rendendo conto che questo sistema di tassazione è profondamente sbilanciato a favore dei grandi patrimoni, risultando quindi profondamente ingiusto.

Nel podcast si parla anche di alcune proposte per cercare di rendere il sistema di tassazione delle eredità più equo, come per esempio l’introduzione di una “Grunderbe” (eredità minima) per ogni adulto nonchè l’introduzione di un’eventuale patrimoniale.

In questo senso, vi auguriamo un buon ascolto!

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