L’evoluzione dell’imposta di successione. Un’involuzione?
L’imposta di successione è stata istituita nel 1972. In origine, il prelievo era notevolmente più elevato rispetto a quello odierno: la base imponibile, già allora, era costituita dal valore dei beni e dei diritti compresi nell’attivo ereditario, al netto delle passività deducibili, mentre le aliquote erano significativamente più alte e caratterizzate da una maggiore progressività. Per gli eredi diretti, vale a dire il coniuge e i figli, l’aliquota massima poteva raggiungere il 27 per cento; per i soggetti privi di rapporti di parentela, arrivava invece fino al 33 per cento. Anche le franchigie previste erano piuttosto contenute.
La riforma del 2000 (governo Amato) sostituì la franchigia unica complessiva con franchigie individuali da 350 milioni di lire per ciascun beneficiario e introdusse un’aliquota unica (flat) tra il 4% e l’8% in base al grado di parentela, eliminando di fatto la progressività.
L’imposta fu poi abolita nel 2001 dal governo Berlusconi e reintrodotta nel 2006 dal governo Prodi, ripristinando il modello pre‑abolizione (aliquote 4–8% e franchigie individuali elevate), struttura rimasta sostanzialmente invariata fino a oggi.
Quadro attuale
In Italia l’imposta sulle successioni è tuttora relativamente contenuta (giusto per volere usare un eufemismo) rispetto a molti altri Paesi europei: non è stata introdotta, allo stato attuale, una nuova imposta patrimoniale né un aumento generalizzato delle aliquote. Il sistema continua a basarsi su aliquote proporzionali ma non progressive e franchigie esageratamente elevate, differenziate in base al rapporto di parentela.
| Beneficiario | Franchigia per ciascun beneficiario | Aliquota sulla parte imponibile |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta, ad esempio figli, genitori e nipoti in linea retta | 1.000.000 € | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € | 6% |
| Altri parenti fino al quarto grado, alcuni affini | Nessuna | 6% |
| Soggetti diversi, ad esempio amici o conviventi non coniugati | Nessuna | 8% |
| Beneficiario con disabilità grave | 1.500.000 € | Aliquota variabile secondo il rapporto di parentela |
La franchigia si applica a ciascun erede, non all’intera eredità. Per esempio, se un figlio riceve 1.300.000 euro, l’imposta ordinaria è pari al 4% dei soli 300.000 euro eccedenti, quindi 12.000 euro.
Cosa entra nel calcolo
L’imposta si calcola, in linea generale, sul valore netto dei beni e dei diritti ricevuti dal singolo beneficiario, tenendo conto dei debiti deducibili. Sono normalmente escluse o agevolate alcune categorie, tra cui:
- titoli di Stato italiani e di altri Paesi dell’Unione europea;
- determinate polizze vita;
- TFR e alcune prestazioni previdenziali;
- aziende, rami d’azienda e partecipazioni societarie trasferiti a coniuge o discendenti, se vengono rispettate le condizioni previste, tra cui la prosecuzione dell’attività per almeno cinque anni.
Gli immobili possono però generare anche imposte ipotecaria e catastale, distinte dall’imposta di successione: normalmente il 2% e l’1% del valore catastale, con importi minimi; se ricorrono i requisiti “prima casa”, sono generalmente dovute in misura fissa di 200 euro ciascuna.
Novità operative dal 2025
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la principale novità non riguarda le aliquote, ma la procedura: l’imposta viene autoliquidata dagli eredi sulla base della dichiarazione di successione, anziché essere liquidata inizialmente dall’Agenzia delle Entrate. Il pagamento deve essere effettuato entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione; quest’ultima deve essere presentata entro 12 mesi dal decesso.
Sono inoltre previste modalità di pagamento rateale in determinati casi. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti applicativi con la circolare n. 3/E del 16 aprile 2025, in attuazione del D.Lgs. n. 139/2024.
Il dibattito politico
Nel 2026 è stata presentata anche una proposta di legge di iniziativa popolare collegata al comitato “1% Equo”, che ipotizza un’imposta sui grandi patrimoni e un aumento della tassazione successoria, con aliquote più elevate per lasciti di valore molto consistente. Si tratta però di una proposta politica ancora da sostenere e discutere, non della disciplina vigente: per il momento restano applicabili le aliquote del 4%, 6% e 8% indicate sopra.
In sintesi
Per le successioni tra coniuge, genitori e figli, l’imposta italiana resta generalmente nulla fino a 1 milione di euro per erede e, oltre tale soglia, si applica il 4% soltanto sull’eccedenza. La presenza di immobili può tuttavia comportare ulteriori imposte e costi, indipendentemente dall’eventuale franchigia dell’imposta di successione.
___________________________________
Vai al prossimo articolo: “Quanto gettito aggiuntivo genererebbe per lo Stato un eventuale allineamento dell’imposta di successione alla media europea?”
Scopri di più da Italiani a Berlino
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.