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Arriva il voto ai fuorisede per politiche, europee e referendum: cosa cambia davvero

Svolta attesa da anni per milioni di elettori italiani: alle prossime elezioni politiche, europee e ai referendum, i cittadini fuori sede potranno votare nel comune in cui vivono temporaneamente, senza dover tornare nel luogo di residenza. È quanto prevede un emendamento alla legge elettorale presentato dalla maggioranza a pochi giorni dall’approdo del testo in aula alla Camera.

La misura riguarda studenti, lavoratori e persone costrette a spostarsi per motivi di cura. Una platea ampia, che secondo alcune stime potrebbe coinvolgere diversi milioni di elettori, finora spesso scoraggiati dall’esercizio del voto a causa di costi e difficoltà logistiche.

Come funziona il voto per i fuorisede

Il cuore della riforma è semplice: chi non può rientrare nel proprio comune di residenza potrà votare nel comune in cui è domiciliato. Tuttavia, sarà necessario rispettare alcune condizioni precise.

L’emendamento stabilisce infatti che:

  • il domicilio deve essere situato in una provincia diversa da quella di residenza;
  • la permanenza deve durare almeno nove mesi;
  • l’elettore deve presentare una richiesta formale per essere inserito negli elenchi dei fuorisede.

La domanda dovrà essere inviata entro 30 giorni dal trasferimento oppure entro il 31 dicembre di ogni anno. Sarà possibile farlo sia di persona sia tramite strumenti telematici, allegando un documento di identità valido e una certificazione che attesti la condizione di fuorisede (per studio, lavoro o cure mediche).

Una volta accettata la richiesta, l’elettore verrà inserito in apposite liste elettorali e potrà votare in una sezione ordinaria del comune di domicilio, esprimendo la preferenza per i candidati del collegio locale.

Un cambiamento politico significativo

L’emendamento rappresenta uno dei punti di maggiore convergenza all’interno della maggioranza, nonostante le tensioni ancora aperte su altri aspetti della riforma elettorale, in particolare sul tema delle preferenze.

Il provvedimento è stato promosso anche dai rappresentanti giovanili dei partiti di centrodestra, che lo hanno definito un passo concreto per favorire la partecipazione democratica. «Una vittoria storica», è stato il commento di Fabio Roscani (FdI), condiviso dagli esponenti di Lega, Forza Italia e Noi Moderati.

Dall’opposizione arrivano aperture caute. Alcuni partiti, come +Europa e Italia Viva, si sono detti pronti a sostenere la misura, pur mantenendo riserve sull’impianto complessivo della riforma. Altri, come Alleanza Verdi-Sinistra, invitano a evitare soluzioni “di facciata” e chiedono correttivi per garantirne l’efficacia.

Resta lo scontro sulle preferenze

Se sul voto ai fuorisede si è trovata una sintesi, resta invece lo stallo sulle preferenze. Fratelli d’Italia continua a spingere per l’introduzione, mentre Lega e Forza Italia mantengono una posizione contraria.

Le trattative proseguono, ma le posizioni appaiono ancora distanti. Non si esclude che la questione possa arrivare al voto in Aula, rendendo evidenti le divisioni interne alla maggioranza e anche tra le opposizioni.

Nel frattempo, il dibattito politico si intensifica anche fuori dal Parlamento, con iniziative e mobilitazioni annunciate nei giorni precedenti alla discussione della riforma.

Partecipazione e accessibilità al voto

Al di là delle dinamiche politiche, il voto ai fuorisede segna un passaggio rilevante nel tentativo di rendere il sistema elettorale più accessibile. Negli ultimi anni, l’astensione è cresciuta anche tra giovani e lavoratori mobili, spesso impossibilitati a rientrare per votare.

Consentire il voto nel luogo di domicilio potrebbe quindi ridurre questo divario e favorire una partecipazione più ampia, soprattutto tra le nuove generazioni e i cittadini più dinamici sul piano lavorativo e formativo.

Resta ora da vedere se la misura verrà confermata nel testo finale e, soprattutto, come sarà attuata sul piano pratico dai comuni e dall’amministrazione elettorale.

Le piazze e i palazzi della politica romana: un viaggio nella memoria di Marco Pannella

Una conferenza online porta gli appassionati di storia e politica italiana a passeggio per Roma, tra le piazze e i palazzi che hanno fatto da scenario ad alcune delle battaglie politiche nonviolente (senza trattino!) più significative del Novecento. L’iniziativa è organizzata dal Centro di Studi Italiani (CSI) / Zentrum für Italienstudien (ZI) della TU Dresden in collaborazione con Radio Radicale, e si terrà lunedì 22 giugno 2026 alle ore 16:00 su Zoom.

Un itinerario tra memoria e istituzioni

Il percorso proposto attraversa luoghi che ogni romano conosce, ma che pochi associano immediatamente al loro peso politico. Si parte da Piazza Navona e da Campo de’ Fiori, da sempre teatro di comizi, veglie, mobilitazioni popolari e raccolta firme nel cuore del centro storico. Si passa poi al Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica proseguendo verso Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura, e verso il Campidoglio, cuore amministrativo della Capitale fin dall’antichità.

Chiudono l’itinerario due luoghi meno scenografici ma altrettanto carichi di storia: Porta Portese, luogo che Marco Pannella scelse più volte come palcoscenico per azioni di disobbedienza civile, soprattutto nella battaglia antiproibizionista sulle droghe leggere e Porta Pia, dove nel 1870 le truppe italiane entrarono a Roma sancendo la fine dello Stato Pontificio, e che nel secondo Novecento è diventata anche luogo simbolico di manifestazioni anticlericali di iniziativa radicale.

Marco Pannella e Radio Radicale

La scelta di questi luoghi non è casuale. Il 2026 segna il decimo anniversario della morte di Marco Pannella, scomparso a Roma il 19 maggio 2016 dopo decenni di battaglie politiche condotte con metodi nonviolenti: digiuni, veglie, maratone oratorie, disobbedienze civili e campagne referendarie che hanno spesso avuto come sfondo proprio piazze e istituzioni della Capitale. In questo anniversario, in Italia si sono moltiplicate le iniziative di commemorazione, dalle intitolazioni di piazze fino ai convegni istituzionali a Roma.

In questo contesto si inserisce la collaborazione con Radio Radicale, l’emittente fondata nel 1976 in ambito radicale e da sempre dedicata alla trasmissione integrale dei lavori parlamentari, degli eventi politici, giudiziari e istituzionali italiani, senza filtri né mediazione giornalistica. Oltre al celebre motto Conoscere per deliberare un altro celebre motto della radio, Dentro, ma fuori dal Palazzo, riassume bene anche lo spirito dell’itinerario proposto dalla conferenza: ricostruire il rapporto, spesso conflittuale, tra la politica di piazza e quella dei palazzi del potere.

Informazioni pratiche

L’evento si svolge online, in collaborazione tra il Centro di Studi Italiani (CSI) / Zentrum für Italienstudien (ZI) della TU Dresden e Radio Radicale.

Data: lunedì 22 giugno 2026
Ore: 16:00
Piattaforma: Zoom (il link di accesso viene inviato dopo la registrazione).

Per partecipare è quindi necessario registrarsi in anticipo attraverso i canali ufficiali del Centro di Studi Italiani della TU Dresden (anmeldung_zi@tu-dresden.de).

Chi è interessato a temi di storia politica italiana, e in particolare alla figura di Marco Pannella nell’anno del decimo anniversario dalla sua morte, troverà in questo appuntamento un’occasione per ripercorrere, da una prospettiva insolita, la geografia del potere romano.

Consulta la locandina dell’evento sul sito della TU Dresden per più informazioni.

“Come stai, Italia?” – Un paese pieno di contraddizioni

Nel podcast Aus Politik und Zeitgeschichte, il giornalista Sebastian Heinrich traccia un bilancio impietoso e appassionato dell’Italia di Meloni: un paese che vive al di sotto delle sue possibilità, ma che non smette di stupire.


Nell’episodio 30 del podcast Aus Politik und Zeitgeschichte (APuZ) della Bundeszentrale für politische Bildung, trasmesso il 6 novembre 2024, la giornalista Sarah Zerback intervista Sebastian Heinrich – corrispondente dell’agenzia AFP, autore del libro e podcast Kurz gesagt Italien – sulla situazione attuale dell’Italia a due anni dall’insediamento del governo Meloni. Il titolo scelto per la puntata è eloquente: Come stai, Italia?

Heinrich si presenta come osservatore critico ma affettuoso del paese: convinto che l’Italia viva cronicamente al di sotto del suo potenziale, eppure affascinato dalla sua straordinaria resilienza. Un punto di vista che emerge con chiarezza nel corso di una conversazione lunga, densa e per nulla scontata.

Meloni: europeista per convinzione o per opportunismo?

Heinrich riconosce che, sul piano della politica estera, il governo Meloni si è dimostrato sorprendentemente allineato al mainstream europeo. La posizione sull’Ucraina, il rapporto costruttivo con Bruxelles, il sostegno esplicito di Ursula von der Leyen: tutto questo contrasta con i timori iniziali e, soprattutto, con l’esecutivo Lega-Cinque Stelle del 2018-2019, che Heinrich definisce molto più antieuropeista e populista nel tono e nei comportamenti.

Detto questo, il giornalista pone una domanda che, ammette, nessuno in Italia sa ancora rispondere: quanta parte di questo europeismo è autentica convinzione, e quanta è puro opportunismo? Meloni è cresciuta politicamente nella scena neofascista romana, una cultura con una tradizione lunga e violenta. Se si sia davvero trasformata in una democratica convinta e atlantista, o se stia semplicemente recitando una parte, resta una questione aperta. Heinrich suggerisce di giudicarla dai fatti – e finora, sul fronte europeo, i fatti parlano a suo favore.

Sul piano interno, invece, il quadro è più ambiguo.

Migrazione: la grande ipocrisia

Il tema migratorio è al centro del dibattito politico italiano da anni, ben prima di Meloni. E Heinrich non risparmia critiche a nessuno. La linea ufficiale di Roma è sempre stata la stessa: l’Europa ci lascia soli, siamo sopraffatti. Ma la realtà, spiega Heinrich, è un segreto di Pulcinella: l’Italia lascia passare i migranti verso nord – Austria, Germania, Francia – senza applicare davvero le norme europee. Una pratica consolidata, trasversale ai governi.

A ciò si aggiunge il capitolo libico: gli accordi stipulati con le milizie libiche – definite da Heinrich, senza mezzi termini, bande – per bloccare le partenze hanno prodotto violazioni dei diritti umani sistematiche, tollerate e in parte finanziate dall’Italia e da altri Stati UE. Questo, sottolinea, è stato fatto anche da governi di centrosinistra.

Il modello Albania – centri di accoglienza extraterritoriali gestiti dalle autorità italiane – è, secondo Heinrich, almeno una novità trasparente: avviene sotto responsabilità italiana, davanti agli occhi di tutti. Che funzioni è tutt’altra questione: i tribunali lo hanno bloccato. E Meloni ha risposto con il classico copione della destra italiana da trent’anni: la colpa è dei giudici, nemici della politica, tutti comunisti. Una retorica collaudata da Berlusconi, che ancora oggi funziona su una parte dell’elettorato.

Salari e povertà: il paradosso italiano

Uno dei dati più eloquenti che Heinrich cita nel podcast riguarda i salari: l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui, negli ultimi trent’anni, le retribuzioni reali sono diminuite. Non ristagnate – diminuite. Un primato negativo che spiega molto della frustrazione diffusa nel paese.

Nonostante un tasso di occupazione record nel 2024 – con progressi anche per le donne – la povertà ha raggiunto nuovi massimi: un italiano su dieci vive in condizioni di povertà. Il lavoro c’è, ma non basta a garantire una vita dignitosa. Le cause sono strutturali: un tessuto produttivo basato su piccole e medie imprese con scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, un persistente divario Nord-Sud, e una produttività stagnante. L’abolizione del reddito di cittadinanza, osserva Heinrich, non sembra aver aggravato significativamente la situazione – ma non l’ha certo migliorata.

Il risultato è un esodo silenzioso: giovani talenti che lasciano il paese, attratti da stipendi e condizioni di lavoro incomparabilmente migliori nel resto d’Europa.

Il disincanto politico e l’astensionismo

L’Italia è sempre stata un paese con alta partecipazione elettorale. Non più. Alle elezioni europee del giugno 2024, per la prima volta in una consultazione nazionale, meno della metà degli italiani si è recata alle urne. Un crollo che Heinrich definisce drammatico.

La spiegazione che offre è semplice quanto amara: la politica italiana parla di sé stessa. I grandi temi strutturali – la siccità devastante in Sicilia e Sardegna, dove alcuni comuni hanno acqua solo per poche ore al giorno; la crisi salariale; il dissesto idrogeologico nell’Emilia-Romagna – restano sullo sfondo, mentre il dibattito pubblico si consuma in polemiche interne: chi ha litigato con chi, chi ha perso il posto al ministero, quali equilibri si sono rotti dentro Fratelli d’Italia.

I cittadini lo percepiscono. E si allontanano.

La riforma costituzionale: il “premierato”

Meloni ha definito la riforma che vuole introdurre la madre di tutte le riforme: l’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto premierato. Un’idea che in Italia circola dagli anni Novanta, da quando lo scandalo Tangentopoli fece implodere l’intero sistema partitico della Prima Repubblica.

Heinrich è scettico. Non la considera un pericolo per la democrazia – semplicemente perché ritiene che non funzionerà. E il paradosso, nota con una punta di ironia, è che è proprio il governo Meloni a dimostrare che il sistema attuale può produrre stabilità: l’esecutivo è sulla buona strada per diventare il primo governo della storia repubblicana a completare un’intera legislatura.

Ciò che servirebbe davvero, secondo Heinrich, è una riforma della legge elettorale: più trasparente, più comprensibile, capace di restituire ai cittadini la percezione reale di chi stanno eleggendo.

Cultura: offensiva, ma non silenziamento

Il governo ha adottato una politica culturale aggressiva, all’insegna della narrazione secondo cui la sinistra avrebbe dominato la scena culturale italiana per decenni. Artisti, intellettuali e figure critiche vengono progressivamente esclusi da istituzioni e progetti con finanziamento pubblico. L’assenza di Roberto Saviano dalla delegazione ufficiale alla Fiera del Libro di Francoforte – dove l’Italia era ospite d’onore – è diventata un simbolo di questa tendenza.

Eppure, chiarisce Heinrich, l’Italia resta una democrazia liberale con un pluralismo mediatico vivace. Anche nella RAI, dove molti vertici sono stati sostituiti, continuano a emergere inchieste scomode per il governo. Un confronto con l’Ungheria di Orbán, per ora, non regge.

“Ach, Italien” – ma non solo come sospiro

Il podcast si chiude con una nota inaspettatamente ottimista. Heinrich ricorda la resilienza italiana: nei momenti di crisi, il paese sa mobilitarsi con una forza sorprendente. Gli Angeli del Fango – i volontari che si organizzano spontaneamente dopo le alluvioni, come quelle recenti in Emilia-Romagna – ne sono un esempio vivo.

E poi c’è Napoli. Una città che il mondo intero considerava caotica e pericolosa, e che oggi è una delle metropoli più vitali e creative d’Europa: musica, serie televisive, cultura popolare. Per Heinrich, è la metafora perfetta di un paese che ha risorse enormi e che troppo spesso non riesce a valorizzarle.

“L’Italia vive sempre al di sotto delle sue possibilità”, conclude. Non perché le forze manchino – ma perché la politica, troppo spesso, non fa la sua parte.


Questo articolo è basato sull’episodio 30 del podcast Aus Politik und Zeitgeschichte (APuZ), pubblicato il 6 novembre 2024. L’episodio è disponibile su www.bpb.de/apuz-podcast. Condotto da Sarah Zerback, con il giornalista Sebastian Heinrich.

Raccolta firme per referendum contro l’autonomia differenziata

Dal 26 luglio è possibile firmare per indire il referendum contro l’autonomia differenziata.

Il testo del quesito referendario proposto è il seguente:
Volete voi che sia abrogata la legge 26 giugno 2024, n. 86, “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”?

È possibile firmare anche online tramite SPID, CIE o CNS.