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Intervista a Alessandro Fusacchia, capolista alla Camera per ‘Più Europa con Emma Bonino’ nella circoscrizione Europa

Rivolgiamo 5 brevi domande a Alessandro Fusacchia (+Europa)

Quale motivo ti spinge a candidarti?
Negli ultimi 10 anni dentro diverse istituzioni, nazionali ed europee, ho visto da vicino cosa può essere la politica e cosa non deve mai essere. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona. Perché è troppo facile chiedere sempre a qualcun altro di cambiare le cose che non ci piacciono. Ho il mio lavoro, la mia passione per i romanzi, una figlia di 14 mesi, ma allo stesso tempo vedo intorno a me crescere le disuguaglianze e tornare la povertà e la mancanza per tanti giovani e meno giovani di trovare una strada. Vedo le nostre periferie diventare luoghi di solitudine, conflitto e marginalizzazione. Ho conosciuto da vicino più Paesi europei, e migliaia di italiani capaci e motivati, in tante città italiane e in giro per l’Europa. Ho deciso di candidarmi perché la testimonianza di molti può generare un impatto vero. Sono ancora profondamente convinto che la politica possa avere un potere di indirizzo e di trasformazione reale per correggere le storture sociali ed economiche quotidiane, a condizione di restare autentici, mantenere uno sguardo lungo, smettere di pensare in piccolo.

Qual è la tua idea di Unione Europea?
Quella di un’Europa amica, aperta, che ascolti e recepisca i bisogni dei cittadini europei. Che riesca a decidere sulle grandi questioni divisive del nostro tempo. Ho in testa un’Europa capace di promuovere innovazione vera e di rispondere alle nuove sfide del mercato del lavoro, della tecnologia, dell’immigrazione. Ma per fare questo c’è bisogno di ricreare un clima di fiducia collettiva nel futuro così come di sviluppare programmi di ricerca lungimiranti. Serve quindi una classe politica e dirigente che invece di lamentarsi di cosa l’Europa non fa per noi, o di qualche altro Paese, sappia come costruire opportunità per l’Italia e allo stesso tempo lavorare per una integrazione anche sociale e politica del continente. La situazione di stallo non piace a nessuno, ma guai a pensare che l’Italia sarà capace di affrontare il mondo da sola. Solo uno spazio organizzato di mezzo miliardo di persone può pensare di continuare negli anni a influenzare il proprio destino.

Per cosa ti batterai una volta eletto in Parlamento?
Qualche giorno fa ero a Londra a parlare a 250 studenti dell’Imperial College. Ho detto loro di viversi certamente come italiani londinesi, ma anzitutto come italiani che con ogni probabilità non passeranno tutta la loro vita a Londra, e quindi di ragionare e viversi come italiani in Europa o italiani tout court. Abbiamo bisogno che maturino questa consapevolezza per assicurarci che continuino ad interessarsi al loro Paese e che votino +Europa perché riconoscono in noi un progetto per l’Italia, e per una nuova Italia possibile in questa Europa necessaria, invece che inseguire l’ultima micro-promessa localistica che tutti gli altri stanno facendo. Un esempio: è chiaro che dobbiamo semplificare i servizi consolari e in generale il loro rapporto a distanza con lo Stato e la burocrazia italiana. Ma non esistono scorciatoie: questo passa da una digitalizzazione complessiva della nostra Pubblica Amministrazione che ragiona ancora per processi e procedure e non per “servizio fornito” al cittadino. Non per colpa dei funzionari pubblici, ma per la miopia e il disinteresse della classe politica avuta finora. Mi candido per fare in modo di connettere gli italiani, giovani e meno giovani, sparsi in Europa con il resto dell’Italia, e per non farlo solo in campagna elettorale.

Cosa andrebbe cambiato nelle istituzioni europee?
Abbiamo costruito un sistema di governance europeo dove spadroneggiano i governi nazionali, a vari livelli. Ci servirebbe ritrovare la libertà d’azione e capacità di influenza che avevamo quando non solo la Commissione europea ma anche il Parlamento europeo erano molto più indipendenti nel decidere la propria linea e provare a convincere tutti della bontà delle loro idee. Qui invece siamo arrivati a Spinelli che si rivolta nella tomba, col Parlamento europeo che boccia le liste transnazionali. Serve meno politica nazionale nelle istituzioni europee, e più politica transnazionale fuori dalle istituzioni.

Perché un italiano all’estero dovrebbe votarti?
In queste tre settimane ho visto tantissime città, da Madrid a Marsiglia a Budapest, da Zurigo a Londra a Düsseldorf. In tutte queste città ho incontrato centinaia di italiani. La storia di ognuno di loro è a sé e merita rispetto: per questo non esiste una sola battaglia da fare per gli italiani all’estero ma ne esistono più di una. Abbiamo riempito di retorica la riflessione sugli italiani che emigrano temporaneamente o stabilmente. Ma dobbiamo accettare che non c’è una cosa sola che serva ai giovani e ai meno giovani che oggi partono in Europa, o si spostano all’interno dell’Europa da un Paese all’altro. Non ho mai amato particolarmente le risposte-contentino: preconfezionate e buone per ogni stagione, e per ogni interlocutore; né ho intenzione di cambiare metodo, adesso che sono candidato. Sono profondamente convinto che l’esodo di una generazione non si combatta con rimpatri forzati o piccole misure ad hoc, ma con la costruzione delle condizioni perché che i “cervelli” così come i lavoratori meno qualificati possano circolare e seguire la propria strada. Dobbiamo creare spazi di opportunità allargata e favorire attrazione di stranieri da altri Paesi verso l’Italia. Perché nel mondo di oggi sono la diversità e la contaminazione le principali fonte di produzione di nuova ricchezza. Dobbiamo investire quindi sulla mobilità, sulla formazione e sull’avvio di progetti imprenditoriali. Lontano però da logiche e dinamiche di micro-assistenzialismo diffuso con piccoli finanziamenti a pioggia. E poi, nessuno scappa dalla famiglia, mentre quasi tutti scappano dal familismo. I nostri giovani chiedono ambienti diversi dove crescere, come persone ancora prima che come lavoratori.

Intervista realizzata da Davide Miraglia il 19 febbraio 2018

 

Intervista a Alberto Alemanno, capolista al Senato per ‘Più Europa con Emma Bonino’ nella circoscrizione Europa

Professore universitario a Parigi e presso la New York University, Alberto Alemanno studia, divulga, vive e pratica l’Europa da sempre. È un accademico e giurista dedito a dare voce a chi non ce l’ha. Ha insegnato a centinaia di migliaia di cittadini i loro diritti e si impegna con passione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di impadronirsi di strumenti concreti di cambiamento sociale e democratico. Attivista, saggista e editorialista, collabora con Le Monde e Bloomberg. I suoi studi sono apparsi sull’Economist, New York Times e Financial Times. Assiste quale consulente pro bono decine di organizzazioni della società civile impegnate in campagne sociali, civili e ambientali in Europa ed è il fondatore della non-profit The Good Lobby. In virtù del suo impegno civico è stato nominato Young Global Leader dal World Economic Forum nel 2015. Diplomato di Harvard University e del Collegio d’Europa di Bruges, ha conseguito il dottorato alla Università Bocconi ed il titolo di avvocato presso lo Stato di New York. Vive in Spagna con sua moglie e ha tre figlie. Alberto chiama casa l’Europa.

Perché hai deciso di candidarti con più Europa?
In un momento di grande incertezza, stare a guardare non è più una opzione per chi come me ha lasciato il suo Paese vent’anni fa e vede la sua vita – cosi’ come quella di centinaia di migliaia di italiani e milioni di altri cittadini europei – minacciate dal vento del populismo e rigurgiti sovranisti. Sono un professore universitario che ama sporcarsi le mani, dando voce a chi non ce l’ha. Mi sembra che gli italiani residenti in Europa non abbiano voce nel nostro Paese in questo momento storico, né in quello di residenza, sia essa la Germania, il Regno Unito, la Svizzera o la Spagna (ove risiedo), o la Francia (dove lavoro).

Quale la tua idea di un’Unione Europea?
Sicuramente non un complesso di istituzioni. Piuttosto uno spazio geografico e mentale in cui milioni di cittadine e cittadini possono trovare maggiori opportunità che nel loro Paese di origine. Come ho scritto anni fa, l’Europa è un moltiplicatore di opportunità: 28 chances di trovare lavoro, un partner o comprare casa. L’idea di Europa rimane la più potente visione del nostro futuro quale continente e società. Dobbiamo tuttavia renderla più partecipata, equa e garante dei diritti e libertà che sono state conquistate nel corso del secolo scorso. Di qui il nostro movimento, Più Europa. Io vivo in Europa da quando a vent’anni una borsa di studio mi ha permesso di lasciare il quartiere popolare del Lingotto di Torino e studiare in Europa. Se oggi ho un lavoro in Francia, vivo in Spagna e formo centinaia di cittadini ai loro diritti attraverso il continente è anche grazie all’Europa. Voglia la mia storia possa essere la storia di molti.

Per cosa ti batterai una volta eletto?
Quale rappresentante delle cittadine italiane e italiani residenti in Europa, la mia priorità sarà garantire la loro libertà nel Paese di residenza così come in quello di origine, l’Italia. Esistono ancora troppi ostacoli alle nostre vite di cittadini italiani residenti in Europa, che vanno dagli ostacoli burocratici con gli uffici consolari a quelli più’ significativi riguardo il riconoscimento del lavorato maturato all’estero, le qualifiche professionali o i medesimi titoli di studio per non parlare dei diritti a pensione. Centrale sarà la idea di portabilità: le nostre vite fuori dall’Italia debbono potersi realizzare senza perdere nulla di quanto abbiamo investito e consolidato.

Cosa andrebbe cambiato nelle istituzioni europee?
Innanzitutto l’Europa non si esaurisce nelle sue istituzioni. Esse sono un mezzo per garantire un fine: il nostro pacifico benessere. Purtroppo le istituzioni sono percepite come lontane e burocratiche, cosa che ahimè corrisponde alla realtà. Tuttavia, come ho avuto modo di provare nei miei libri e lavoro quotidiano, l’Unione europea offre maggiori opportunità a noi cittadini di interagire con i decisori e mette a disposizione numerosi canali di partecipazione – quale le consultazioni pubbliche, le petizioni al Parlamento o anche la iniziative cittadine europeo, che rimangono largamente sconosciute ai più e dunque poco utilizzate. La mia battaglia è rendere tali strumenti di partecipazione più accessibile e meno legalissimi È quello che faccio con la mia organizzazione – The Good Lobby – offrendo decine di seminari gratuiti indirizzati ai cittadini europei in tutto il continente. Le istituzioni europee debbono essere sollecitate, di più’ dai molti e non dai pochi. Insomma più contatti con i cittadini che con le lobbies.

Perché votarti?
Perché il nostro approccio alla politica è inconsueto. La nostra cultura politica guarda all’impegno pubblico come un dare non un ricevere. Metterò a disposizione della cosa pubblica le mie conoscenze e prospettive variegate su cosa significhi essere cittadini italiani nello spazio europeo per assicurare che i nostri diritti e libertà vengano non solo tutelati ma anche rafforzati. E non soltanto per noi, ma anche per le generazioni future. Già oggi le mie figlie non avranno le stesse opportunità che io ho ricevuto dall’Italia e dall’Europa. Di qui il mio impegno, oggi.
Voglio essere il rappresentante di tutte e tutti coloro si sentono ancora parte dell’Italia ma al contempo percepiscono di appartenere a qualcosa di più grande, ancora indefinito, che non potrà che essere il nostro futuro insieme.

Intervista realizzata da Davide Miraglia il 19 febbraio 2018

Intervista a Giulia Pastorella, candidata alla Camera per ‘Più Europa con Emma Bonino’ nella circoscrizione Europa

Rivolgiamo cinque brevi domande a Giulia Pastorella (+Europa)

Candidata alla Camera per +Europa con Emma Bonino per la circoscrizione Europa. Nata e cresciuta a Milano, ha conseguito una laurea a Oxford, e Master e PhD alla London School of Economics. Oltre ad essersi dedicata all’insegnamento universitario, ha lavorato come consulente di public affairs e collaborato con un think tank. Vive ora a Bruxelles dove è Responsabile Relazioni Istituzionali per HP (Hewlett Packard) per l’Unione Europea e l’Italia. Nel 2016 è stata selezionata da Forbes come una dei più influenti under 30 in Europa nel mondo della policy.

Perché hai deciso di candidarti con Più Europa?
Risvegliarmi a Londra, città in cui ho vissuto per 7 anni, la mattina dopo il referendum sulla Brexit mi ha fatto capire l’urgenza di impegnarsi in prima persona affinché il progetto europeo non solo vada avanti, ma soprattutto non torni indietro a causa di derive populiste. In +Europa ho trovato la lista liberale ed europeista che meglio rispecchia le mie convinzioni sui temi fondamentali di diritti civili e integrazione europea, oltre ad essere guidata da un leader come Emma Bonino la cui credibilità ed impegno politico sono indiscussi.

Qual è la tua idea di Unione Europea?
Ho sempre considerato l’Europa come una terra di opportunità, e l’Unione Europea come il sistema istituzionale che rende queste opportunità potenziali una realtà economica e politica. Un’integrazione sempre crescente accompagnata da un maggiore coinvolgimento dei cittadini e la capacità dell’Unione di assicurare che libertà e democrazia siano rispettati in ciascun stato membro: ecco la mia idea d’Europa.

Per che cosa ti batterai una volta eletta in Parlamento?
A livello fondamentale, per arginare le derive estremiste, xenofobe, populiste ed euroscettiche che si vedono nello scenario politico italiano pre-elettorale, qualunque forma esse prendano. Se mi sarà data la possibilità, cercherò di implementare il più possibile il programma di +Europa di razionalizzazione della spesa pubblica e per una gestione più trasparente ed efficiente del paese, dal sistema giudiziario a quello sanitario e dell’istruzione, passando per temi a me particolarmente cari come le possibilità date dal piano Industria 4.0 come chiave di volta di un rilancio economico di investimenti nel paese.

Cosa andrebbe cambiato nelle istituzioni europee?
Andrebbe rilanciata la proposta di liste transnazionali per l’elezione del parlamento Europeo, il Presidente della Commissione europea dovrebbe essere eletto a suffragio universale e il Consiglio dei ministri dovrebbe diventare un Senato a elezione diretta. Il budget europeo, al momento attorno all’1% del PIL europeo, dovrebbe essere incrementato al 4-5%, per permettere non solo una migliore implementazione di iniziative nelle aree di competenza UE come la ricerca, ma anche per quelle funzioni che in un mondo globale hanno senso solo a livello sovra nazionale, come difesa e diplomazia.

Perché gli italiani all’estero dovrebbero votarti? In che modo potresti contribuire a migliorare la loro condizione di italiani all’estero?
L’obiettivo é di migliorare la condizione di italiani punto – che siano all’estero, che ritornino in Italia, o che continuino a stare in Europa. Il programma di +Europa mira a rendere il paese Italia più sostenibile economicamente e più in linea con i partner europei virtuosi in termini di diritti, in modo che i miei connazionali non debbano più dire: sono scappato per mancanza di opportunità, o non torno perché non credo ci siano le condizioni adatte. Avendo passato metà della mia vita in Europa, so bene che spesso la mobilità in Europa é sentita come una condanna invece che un vantaggio, e io mi adopererò affinché questo non sia più così.

Intervista realizzata da Davide Miraglia il 18 febbraio 2018

Meno carne per i tedeschi

Il governo tedesco chiede ai suoi cittadini di dimezzare il consumo di carne

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici fissati a livello internazionale i tedeschi devono prepararsi a grandi cambiamenti. Questo è ciò che emerge dalla bozza di progetto per la salvaguardia del clima (Klimaschutzplan 2050). Il documento, redatto dal Ministero dell’Ambiente, consiste di 67 nelle quali sono elencate tutta una serie di misure che dovranno essere attuate dal governo federale nei prossimi decenni affinché il riscaldamento globale si contenga sotto i due gradi.

Le implicazioni più concrete degli obiettivi di protezione del clima ricadono sulle abitudini alimentari. Infatti, secondo la bozza, l’agricoltura dovrà ridurre il numero degli animali da reddito e soprattutto dei ruminanti come le mucche, in quanto grandi produttrici di uno dei più dannosi dei gas serra, ovvero il metano. I tedeschi sono chiamati, quindi, a ridurre di almeno la metà il loro consumo di carne secondo le indicazioni già fornite dalla Associazione Tedesca per la Nutrizione (Deutsche Gesellschaft für Ernährung). In parole povere, il consumo dovrebbe ridursi dagli attuali 1,2 kg a una media di 600 grammi a settimana per persona.

Emma Bonino: “Freiheit verpflichtet. Gespräche mit Giovanna Casadio”

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Emma Bonino
Freiheit verpflichtet
Gespräche mit
Giovanna Casadio
Aus dem Italienischen von
Davide Miraglia und
Bettina Jänisch 

Mit einem Nachwort von
Daniel Cohn-Bendit

208 Seiten, Klappenbroschur
CEP Europäische Verlagsanstalt
(15. Mai 2015)

ISBN 978-3-86393-054-7
EUR 19,90 [D]

Die italienische Politikerin Emma Bonino ist Italiens bekannteste Bürger- und Frauenrechtlerin. Die frühere Außenministerin Italiens und Europa-Kommissarin äußert sich in diesem Band über ihr politisches Engagement, über ihren Einsatz für neue Gestaltungsspielräume und zu Fragen der Demokratie und Rechtsstaatlichkeit. Als Vertreterin des Konzepts einer federation light für die Vereinigten Staaten von Europa setzt sie sich für eine europäische Identität jenseits nationalstaatlicher Interessen ein. Im Zentrum ihres politischen Engagements steht der Kampf für die Rechte der Frauen und für die Freiheit, die es als höchstes Gut der Zivilgesellschaft zu bewahren gilt. Daniel Cohn-Bendit würdigt in einem Nachwort die Ausnahmepolitikerin La Bonino.  

Emma Bonino war ab 1976 Parlamentsabgeordnete für den Partito Radicale und ab 1979 Europaabgeordnete. Von 1995 bis 1999 war sie EU-Kommissarin. Nach ihrem Ausscheiden aus der EU-Kommission wurde eine Kampagne »Emma for President« durchgeführt, die ihre Wahl zur Staatspräsidentin Italiens zum Ziel hatte. 2004 wurde sie erneut EU-Abgeordnete. Von 2006 bis 2008 war sie Handels- und Europaministerin im zweiten Kabinett von Romano Prodi und ab 2008 Vizepräsidentin des Italienischen Senats. 2013/14 war sie italienische Außenministerin. (Quelle: CEP Europäische Verlagsanstalt)

 

Die Metonymien in der italienischen Politik

Neben der eigentlichen Metapher finden sich im politischen Sprachgebrauch Italiens besonders viele Metonymien. Die Metonymien finden immer wieder als sprachökonomische und zugleich bildliche Formen Verwendung. Die Metonymie ist eine rhetorische Stilfigur, die zu den Tropen gehört und die inhaltlich verwandte Begriffe vertauscht. Charakteristisch für die Metonymie ist die geistige oder sachliche Beziehung zwischen den Begriffen. Doch die Grenzen zwischen

Synekdoche und Metonymie sind sehr fließend. Der häufigste Typus metonymischer Beziehung ist jener zwischen Resultat und Ursache oder, umgekehrt, zwischen Ursache und Resultat, zwischen Behälter und Inhalt, zwischen Autor und Werk, zwischen Produzent und Produkt usw. Beliebt in der politischen Sprache Italiens ist die metonymische Verwendung einer Ortsbezeichnung für das am selben Ort Befindliche. Diese Ersatzbegriffe werden für häufig vorkommende Namen und Bezeichnungen gewählt. Wichtige Institutionen werden meistens mit ihrer geographischen Bezeichnung benannt:

Botteghe Oscure (Via delle Botteghe Oscure): Strasse in Rom, in der sich lange Zeit die Parteizentrale der PCI (danach PDS und noch später DS) befand. 2001 verlassen die Democratici di Sinistra (DS) das historische Gebäude und ziehen in Via Nazionale um. Allerdings hat sich die neue Strasse als Metonymie nicht ganz durchgesetzt.

Campidoglio: Sitz des Bürgermeisters Roms. Steht für den Bürgermeister Roms.


Farnesina: Sitz des Ministeriums für Auswärtige Angelegenheiten (Rom). Steht für das o.g. Ministerium.


Montecitorio (Piazza di Montecitorio): Sitz der Abgeordnetenkammer (Rom). Steht für das Parlament.

Palazzo ist eine der populärsten Metonymie der italienischen Politik, die von Pier Paolo Pasolini erfunden wurde. Der Palazzo wird metonymisch verwendet, er steht sozusagen als Symbol für die politische Macht, die von der sich dort befindlichen Regierung ausgeht. Diese Metonymie ist bei den Radicali Italiani sehr beliebt. Sie machen sogar ein Wortspiel daraus, das der berühmte Slogan ihres Organs, Radio Radicale, geworden ist: „dentro ma fuori dal Palazzo.“

Palazzo Chigi: Sitz des Ministerpräsidenten (Rom). Steht für die Regierung.

Palazzo Madama: Sitz des Senats (Rom). Steht für den Senat.


Palazzo dei Marescialli: Sitz des Obersten Justizrats (Rom) (Consiglio Superiore della Magistratura, meistens abgekürzt mit dem Acronym CSM).

Palazzo di Vetro: So wird der Hauptsitz der UNO (New York) wegen seiner Glasfassaden genannt. Steht für die UNO.
Palazzo Marino: Sitz des Mailänder Rathauses. Steht für die mailändische Politik.


Piazza del Gesù: Historischer Sitz der Democrazia Cristiana (Rom). Steht für die Partei selbst.


Quirinale (Palazzo del Quirinale) oder Colle: Sitz des Staatsoberhauptes (Rom). Steht für das Staatsoberhaupt.


Torre Argentina (Via di Torre Argentina): Strasse in Rom, in der sich die Parteizentrale der historischen Partito Radicale jetzt Radicali Italiani befindet. Die Bezeichnung steht für die Partei selbst.


Via della Scrofa oder Palazzo del Drago: Strasse in Rom, in der die Parteizentrale der Ex-Movimento Sociale Italiano später Alleanza Nazionale saß. Steht für die Partei selbst.


Via dell’Umiltà: Strasse in Rom, in der sich die Parteizentrale von Forza Italia befindet. Steht für die Partei selbst.


Viale Mazzini: Strasse in Rom, in der der Fernsehsender RAI seinen Sitz hat.


Via Solferino: Strasse in Mailand, in der sich die Redaktion der Zeitung Corriere della Sera befindet. Steht für die Zeitung selbst.


Viminale (Palazzo del Viminale): der Palazzo Viminale entnimmt seinen Namen vom Colle Viminale, einem der sieben Hügeln, auf dem Rom gegründet wurde. Sitz des Innenministeriums (Rom). Die Bezeichnung steht für das Innenministerium und für den Innenminister.

Eine andere beliebte metonymische Verwendung ist auch die Benennung der Parteien durch ihr Symbol: lo Scudo Crociato (DC) il Garofano (PSI), la Vela (CCD), Rosa nel Pugno (Partito Radicale), il Sole che ride (Verdi), la Quercia (PDS) usw.

Autore:
Dipl.-Übers. Davide Miraglia
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Beeidigter Dolmetscher und
ermächtigter Übersetzer
für die italienische Sprache