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L’antonomasia in tedesco: personaggi, nomi e città nelle perifrasi evocative

L’antonomasia è una figura retorica molto diffusa sia nella lingua italiana sia in quella tedesca, che consiste nel sostituire un nome proprio con un’espressione descrittiva, oppure nel trasformare un nome proprio in un nome comune con valore simbolico. Questo fenomeno riflette aspetti culturali, storici e sociali condivisi, rendendo immediatamente riconoscibili determinate caratteristiche associate a persone, luoghi o figure mitologiche. Nelle tabelle seguenti vengono presentati alcuni esempi significativi di antonomasia in tedesco, suddivisi per tipologia: dalle perifrasi utilizzate per indicare personaggi celebri, ai nomi propri diventati nomi comuni, fino alle espressioni che identificano città attraverso immagini evocative.

Esempi di Antonomasia in Tedesco

1. Persone celebri → Perifrasi/nomi caratteristici

Perifrasi (tedesco)Persona indicataCaratteristica
“der eiserne Kanzler”Otto von Bismarck governo autoritario 
“die Eiserne Lady”Margaret Thatcher fermezza politica 
“der Rote Baron”Manfred von Richthofen asso aviatore (uniforme rossa)
“der Sonnenkönig”Ludovico XIV (francese) centro della vita politica/culturale 
“der Kerpener”Michael Schumacher provenienza da Kerpen 
“der Hannoveraner”Joschka Fischer provenienza da Hannover 
“die Kanzlerin”Angela Merkel ruolo (cancelliera tedesca) 
“der große Thomaskantor”Johann Sebastian Bach ruolo a Lipsia (San Tommaso) 
“der Sohn der Aphrodite”Eros genealogia mitologica 
“der Beherrscher des Meeres”Posejdone/Nettuno dominio sul mare 

2. Nome proprio → Nome comune

Nome proprio usato come comuneSignificato genericoOrigine
“ein Judas”traditore Giuda Iscariota 
“ein Casanova”donnaiolo, schioppettone Giacomo Casanova 
“ein Adonis”giovane molto bello Adone, dio greco 
“ein Don Juan”donnaiolo, seduttore Don Giovanni, leggendario seduttore 
“ein Casanova”Schürzenjäger (cacciatore di gonne) Giacomo Casanova 

3. Città → Perifrasi

PerifrasiCittàSignificato
“die ewige Stadt”Roma eternità 
“das Heilige Land”Israele sacralità religiosa 
“die Siebenhügelstadt”Roma 7 colli 
“das Hollywood des Ostens”Babelsberg (Potsdam) studi cinematografici 
“die amerikanische Traumfabrik”Hollywood film/studi 
“Land der aufgehenden Sonne”Giappone posizione geografica 

Qunato alla categoria di antonomasiei marchio → prodotto si rimanda all’articolo di ieri Marchi diventati parole comuni: gli esempi tedeschi più curiosi.

“Come stai, Italia?” – Un paese pieno di contraddizioni

Nel podcast Aus Politik und Zeitgeschichte, il giornalista Sebastian Heinrich traccia un bilancio impietoso e appassionato dell’Italia di Meloni: un paese che vive al di sotto delle sue possibilità, ma che non smette di stupire.


Nell’episodio 30 del podcast Aus Politik und Zeitgeschichte (APuZ) della Bundeszentrale für politische Bildung, trasmesso il 6 novembre 2024, la giornalista Sarah Zerback intervista Sebastian Heinrich – corrispondente dell’agenzia AFP, autore del libro e podcast Kurz gesagt Italien – sulla situazione attuale dell’Italia a due anni dall’insediamento del governo Meloni. Il titolo scelto per la puntata è eloquente: Come stai, Italia?

Heinrich si presenta come osservatore critico ma affettuoso del paese: convinto che l’Italia viva cronicamente al di sotto del suo potenziale, eppure affascinato dalla sua straordinaria resilienza. Un punto di vista che emerge con chiarezza nel corso di una conversazione lunga, densa e per nulla scontata.

Meloni: europeista per convinzione o per opportunismo?

Heinrich riconosce che, sul piano della politica estera, il governo Meloni si è dimostrato sorprendentemente allineato al mainstream europeo. La posizione sull’Ucraina, il rapporto costruttivo con Bruxelles, il sostegno esplicito di Ursula von der Leyen: tutto questo contrasta con i timori iniziali e, soprattutto, con l’esecutivo Lega-Cinque Stelle del 2018-2019, che Heinrich definisce molto più antieuropeista e populista nel tono e nei comportamenti.

Detto questo, il giornalista pone una domanda che, ammette, nessuno in Italia sa ancora rispondere: quanta parte di questo europeismo è autentica convinzione, e quanta è puro opportunismo? Meloni è cresciuta politicamente nella scena neofascista romana, una cultura con una tradizione lunga e violenta. Se si sia davvero trasformata in una democratica convinta e atlantista, o se stia semplicemente recitando una parte, resta una questione aperta. Heinrich suggerisce di giudicarla dai fatti – e finora, sul fronte europeo, i fatti parlano a suo favore.

Sul piano interno, invece, il quadro è più ambiguo.

Migrazione: la grande ipocrisia

Il tema migratorio è al centro del dibattito politico italiano da anni, ben prima di Meloni. E Heinrich non risparmia critiche a nessuno. La linea ufficiale di Roma è sempre stata la stessa: l’Europa ci lascia soli, siamo sopraffatti. Ma la realtà, spiega Heinrich, è un segreto di Pulcinella: l’Italia lascia passare i migranti verso nord – Austria, Germania, Francia – senza applicare davvero le norme europee. Una pratica consolidata, trasversale ai governi.

A ciò si aggiunge il capitolo libico: gli accordi stipulati con le milizie libiche – definite da Heinrich, senza mezzi termini, bande – per bloccare le partenze hanno prodotto violazioni dei diritti umani sistematiche, tollerate e in parte finanziate dall’Italia e da altri Stati UE. Questo, sottolinea, è stato fatto anche da governi di centrosinistra.

Il modello Albania – centri di accoglienza extraterritoriali gestiti dalle autorità italiane – è, secondo Heinrich, almeno una novità trasparente: avviene sotto responsabilità italiana, davanti agli occhi di tutti. Che funzioni è tutt’altra questione: i tribunali lo hanno bloccato. E Meloni ha risposto con il classico copione della destra italiana da trent’anni: la colpa è dei giudici, nemici della politica, tutti comunisti. Una retorica collaudata da Berlusconi, che ancora oggi funziona su una parte dell’elettorato.

Salari e povertà: il paradosso italiano

Uno dei dati più eloquenti che Heinrich cita nel podcast riguarda i salari: l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui, negli ultimi trent’anni, le retribuzioni reali sono diminuite. Non ristagnate – diminuite. Un primato negativo che spiega molto della frustrazione diffusa nel paese.

Nonostante un tasso di occupazione record nel 2024 – con progressi anche per le donne – la povertà ha raggiunto nuovi massimi: un italiano su dieci vive in condizioni di povertà. Il lavoro c’è, ma non basta a garantire una vita dignitosa. Le cause sono strutturali: un tessuto produttivo basato su piccole e medie imprese con scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, un persistente divario Nord-Sud, e una produttività stagnante. L’abolizione del reddito di cittadinanza, osserva Heinrich, non sembra aver aggravato significativamente la situazione – ma non l’ha certo migliorata.

Il risultato è un esodo silenzioso: giovani talenti che lasciano il paese, attratti da stipendi e condizioni di lavoro incomparabilmente migliori nel resto d’Europa.

Il disincanto politico e l’astensionismo

L’Italia è sempre stata un paese con alta partecipazione elettorale. Non più. Alle elezioni europee del giugno 2024, per la prima volta in una consultazione nazionale, meno della metà degli italiani si è recata alle urne. Un crollo che Heinrich definisce drammatico.

La spiegazione che offre è semplice quanto amara: la politica italiana parla di sé stessa. I grandi temi strutturali – la siccità devastante in Sicilia e Sardegna, dove alcuni comuni hanno acqua solo per poche ore al giorno; la crisi salariale; il dissesto idrogeologico nell’Emilia-Romagna – restano sullo sfondo, mentre il dibattito pubblico si consuma in polemiche interne: chi ha litigato con chi, chi ha perso il posto al ministero, quali equilibri si sono rotti dentro Fratelli d’Italia.

I cittadini lo percepiscono. E si allontanano.

La riforma costituzionale: il “premierato”

Meloni ha definito la riforma che vuole introdurre la madre di tutte le riforme: l’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto premierato. Un’idea che in Italia circola dagli anni Novanta, da quando lo scandalo Tangentopoli fece implodere l’intero sistema partitico della Prima Repubblica.

Heinrich è scettico. Non la considera un pericolo per la democrazia – semplicemente perché ritiene che non funzionerà. E il paradosso, nota con una punta di ironia, è che è proprio il governo Meloni a dimostrare che il sistema attuale può produrre stabilità: l’esecutivo è sulla buona strada per diventare il primo governo della storia repubblicana a completare un’intera legislatura.

Ciò che servirebbe davvero, secondo Heinrich, è una riforma della legge elettorale: più trasparente, più comprensibile, capace di restituire ai cittadini la percezione reale di chi stanno eleggendo.

Cultura: offensiva, ma non silenziamento

Il governo ha adottato una politica culturale aggressiva, all’insegna della narrazione secondo cui la sinistra avrebbe dominato la scena culturale italiana per decenni. Artisti, intellettuali e figure critiche vengono progressivamente esclusi da istituzioni e progetti con finanziamento pubblico. L’assenza di Roberto Saviano dalla delegazione ufficiale alla Fiera del Libro di Francoforte – dove l’Italia era ospite d’onore – è diventata un simbolo di questa tendenza.

Eppure, chiarisce Heinrich, l’Italia resta una democrazia liberale con un pluralismo mediatico vivace. Anche nella RAI, dove molti vertici sono stati sostituiti, continuano a emergere inchieste scomode per il governo. Un confronto con l’Ungheria di Orbán, per ora, non regge.

“Ach, Italien” – ma non solo come sospiro

Il podcast si chiude con una nota inaspettatamente ottimista. Heinrich ricorda la resilienza italiana: nei momenti di crisi, il paese sa mobilitarsi con una forza sorprendente. Gli Angeli del Fango – i volontari che si organizzano spontaneamente dopo le alluvioni, come quelle recenti in Emilia-Romagna – ne sono un esempio vivo.

E poi c’è Napoli. Una città che il mondo intero considerava caotica e pericolosa, e che oggi è una delle metropoli più vitali e creative d’Europa: musica, serie televisive, cultura popolare. Per Heinrich, è la metafora perfetta di un paese che ha risorse enormi e che troppo spesso non riesce a valorizzarle.

“L’Italia vive sempre al di sotto delle sue possibilità”, conclude. Non perché le forze manchino – ma perché la politica, troppo spesso, non fa la sua parte.


Questo articolo è basato sull’episodio 30 del podcast Aus Politik und Zeitgeschichte (APuZ), pubblicato il 6 novembre 2024. L’episodio è disponibile su www.bpb.de/apuz-podcast. Condotto da Sarah Zerback, con il giornalista Sebastian Heinrich.

Marchi diventati parole comuni: gli esempi tedeschi più curiosi

C’è un fenomeno linguistico curioso che accade quando un prodotto ha così tanto successo da “rubare” il nome alla categoria intera. Succede in tutte le lingue, ma il tedesco offre esempi particolarmente vividi: marchi commerciali che nel tempo sono diventati parole di uso quotidiano, perdendo — almeno nella mente dei parlanti — il loro carattere di nomi propri.

Questo processo si chiama antonomasia: un nome proprio che diventa nome comune. È il segno massimo del successo di un brand, ma anche una piccola sconfitta per i concorrenti, condannati a vendere prodotti che la gente chiama con il nome di qualcun altro.

Casa e igiene

Chi ha figli piccoli sa bene che in Germania non si comprano “pannolini” (Windeln) — si comprano i Pampers. Il marchio Procter & Gamble è diventato talmente sinonimo del prodotto da far quasi dimenticare la parola originale.

Lo stesso vale per Labello, il burrocacao (Lippenpflegestift) per eccellenza. Chiedere “hai un Labello?” è perfettamente comprensibile per qualsiasi tedesco, indipendentemente dalla marca del tubetto che si ha in tasca.

Cibo e cucina

In cucina il fenomeno è altrettanto diffuso. Maggi è ormai sinonimo di salsa aromatica (Würze) in Germania: anche chi usa altri condimenti simili li chiama spesso “Maggi”. Il marchio, fondato alla fine dell’Ottocento, ha praticamente battezzato un’intera categoria di sapori.

Con Nutella il discorso è globale, ma anche in Germania la crema alla nocciola (Nuss-Nougat-Creme) vive quasi esclusivamente sotto questo nome. Nessuno dice “mi passi la crema di nocciole” — si dice “mi passi la Nutella”.

Il caso del Thermomix è più recente ma altrettanto forte: il robot da cucina (Küchenmaschine) di Vorwerk ha conquistato le cucine tedesche al punto che qualsiasi apparecchio simile viene spesso chiamato “Thermomix”, anche se di marca diversa.

Tecnologia e quotidiano

È in questo ambito che il fenomeno raggiunge il suo apice più interessante: i marchi non diventano solo sostantivi, ma addirittura verbi.

Googeln — cercare qualcosa su internet (im Internet suchen) — è oggi un verbo pienamente integrato nella lingua tedesca, declinato e coniugato come qualsiasi altro: ich google, du googlest, er hat gegoogelt. Il fatto che la lingua abbia assorbito il nome di un’azienda nella sua grammatica è un fenomeno linguistico straordinario.

Lo stesso è accaduto con skypen: fare una videochiamata, indipendentemente dalla piattaforma usata. Anche dopo l’ascesa di Zoom e Teams, molti tedeschi continuano a dire “lass uns skypen”.

Infine, simsen: mandare un SMS (eine SMS schicken). Anche con l’avvento di WhatsApp e altri servizi di messaggistica, il verbo è rimasto nell’uso comune come sinonimo di “scrivere un messaggio breve”.

Cosa ci dice tutto questo?

Questi esempi non sono semplici curiosità linguistiche. Raccontano la storia di prodotti che hanno saputo definire una categoria prima ancora che la categoria esistesse nella mente dei consumatori. Essere i primi, essere i migliori — o semplicemente essere ovunque — ha permesso a questi marchi di compiere il salto dall’identità commerciale all’identità linguistica.

Per i linguisti è un processo affascinante. Per i concorrenti, una piccola tragedia quotidiana.

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera cerca 2 assistenti amministrativi

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha aperto una procedura di selezione per l’assunzione di 2 impiegati/e a contratto a tempo indeterminato con profilo di assistente amministrativo nel settore segreteria-archivio.

Si tratta di un’opportunità concreta per chi desidera lavorare in un contesto istituzionale italiano all’estero, a contatto con la promozione della lingua e della cultura italiana in Baviera.

Chi cerca e dove

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera (IIC Monaco) è una delle istituzioni culturali italiane più attive in Germania. Dipende dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e ha il compito di diffondere la lingua e la cultura italiana attraverso corsi, eventi, mostre e collaborazioni con istituzioni tedesche e internazionali.


Profilo ricercato

Le figure selezionate saranno impiegate nel settore segreteria-archivio con mansioni di assistente amministrativo. I dettagli completi sui requisiti, le modalità di valutazione e le condizioni contrattuali sono contenuti nell’avviso ufficiale di selezione.


Come candidarsi

Le domande devono essere presentate entro e non oltre le ore 23:59 del 17 giugno 2026, seguendo le istruzioni indicate nell’avviso ufficiale.

📄 Documenti ufficiali:


⏰ Scadenza

17 giugno 2026, ore 23:59

Non aspettare l’ultimo momento: leggi con attenzione l’avviso, compila il modulo di domanda e invialo nei tempi previsti.

20 borse di studio per il Master in Business Administration presso la Luiss Business School

Un’opportunità concreta per giovani manager e professionisti che vogliono acquisire una specializzazione manageriale di alto livello. La scadenza per candidarsi è il 15 giugno 2026.

La Luiss Business School ha lanciato un bando per 20 borse di studio destinate alla frequenza del proprio Master in Business Administration (MBA) a tempo pieno, con sede a Roma. Una quota delle borse è riservata espressamente a studenti internazionali, rendendo il programma accessibile anche a candidati provenienti dall’estero — tra cui chi si trova attualmente in Germania.

Un programma pensato per chi vuole sviluppare competenze manageriali avanzate e la consapevolezza necessaria per avere successo nell’economia globale.

Le borse sono assegnate in base all’eccellenza accademica e al merito professionale dimostrato dai candidati. Non si tratta dunque di un sostegno puramente economico, ma di un riconoscimento del talento e del potenziale di chi aspira a una carriera manageriale di livello internazionale.

A chi è rivolto il programma

Il Full-time MBA della Luiss Business School si rivolge a due profili distinti, accomunati dalla volontà di imprimere un salto di qualità alla propria carriera:

Profili destinatari

  • Giovani professionisti con almeno tre anni di esperienza lavorativa che desiderano acquisire una solida formazione manageriale e accelerare la propria crescita professionale.
  • Quadri intermedi intenzionati a sviluppare nuovi strumenti imprenditoriali, comprendere le sfide sociali contemporanee e acquisire la capacità di promuovere il cambiamento all’interno delle organizzazioni.

Obiettivi del programma

Il percorso MBA non si limita a trasmettere conoscenze tecniche: punta a formare leader capaci di leggere i contesti economici globali, dare vita a nuove idee imprenditoriali e affrontare le questioni sociali con visione critica. La combinazione di rigore accademico, networking internazionale e approccio pratico è da sempre il marchio distintivo dei programmi Luiss.

La presenza di una quota riservata a studenti internazionali segnala la vocazione globale del programma, che si arricchisce della diversità di prospettive portata da partecipanti con background culturali e professionali differenti.


Scadenza presentazione domande

15 giugno 2026

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