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“Gemeinschaft der Eigenen”: una tra le prime associazioni omosessuali al mondo

La Gemeinschaft der Eigenen (Comunità dei propri/degli unici) fu un’importante associazione del primo movimento omosessuale tedesco, fondata all’inizio del XX secolo. Svolse un ruolo significativo nella promozione dei diritti e della visibilità degli uomini omosessuali in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora ampiamente tabuizzata e criminalizzata.

Il nome Gemeinschaft der Eigenen ha la sua origine nella filosofia di Max Stirner e nel suo libro “L’unico e la sua proprietà” (Der Einzige und sein Eigentum). Adolf Brand, il fondatore dell’organizzazione, si riferì a quest’opera quando, nel 1896, all’età di 21 anni, diede vita alla sua rivista “L’unico” (Der Eigene). La rivista era dedicata alla “propria gente”, che doveva essere orgogliosa della propria “unicità”. Questa idea di indipendenza e orgoglio della propria identità fu successivamente trasferita all’organizzazione fondata nel 1903. Il nome “Comunità dei propri” riflette quindi l’obiettivo di creare un’identità e una cultura indipendenti per gli uomini omosessuali, che si distinguesse dalle altre correnti e teorie mediche dell’epoca. La denominazione enfatizza l’individualità e l’unicità dei membri, che si consideravano “propri” e sostenevano la loro specifica visione dell’omosessualità maschile.

La prima rivista omosessuale

Fondazione e obiettivi

La GdE fu fondataIl 1° maggio 1903 da Adolf Brand, insieme ad altri dodici uomini. Tra i membri fondatori c’erano noti attivisti come Benedict Friedlaender e Wilhelm Jansen. Anche Otto Kiefer, che operava sotto lo pseudonimo di “Dr. Reiffegg” e all’epoca lavorava come insegnante alla Odenwaldschule, faceva parte del gruppo fondatore. Il nome Comunità degli unici indica l’obiettivo di creare un’identità e una cultura indipendenti per gli uomini omosessuali. L’organizzazione si considerava un’alternativa ad altre associazioni dell’epoca e voleva percorrere una propria strada nel movimento omosessuale.

Pubblicazioni e attività

Una delle principali attività della GdE era la pubblicazione di varie riviste. Queste riviste servivano come piattaforma per discussioni, contributi letterari e opere artistiche che affrontavano temi dell’omosessualità maschile e dell’amicizia. Brand affermò che la fondazione della GdE serviva anche per aggirare problemi di censura, creando un circolo di lettura interno e protetto.

Ideologia e filosofia

La GdE sosteneva una visione specifica dell’omosessualità maschile, che si distingueva da altre correnti dell’epoca. Si ispirava fortemente agli ideali classici greci e propagandava una forma di “amore maschile” che andava oltre gli aspetti puramente sessuali. La GdE enfatizzava il legame spirituale ed emotivo tra uomini e vedeva nell’amore tra persone dello stesso sesso una forma di relazione superiore e nobile. Questa visione contrastava con gli approcci medici e patologizzanti che consideravano l’omosessualità come una malattia o un’anomalia.

Attività e stile di vita

Oltre alle attività editoriali, la GdE organizzava anche attività pratiche per i suoi membri. Queste includevano eventi di campeggio e trekking, talvolta praticati anche in nudità. Tali attività riflettevano il legame con la natura e il culto del corpo che giocavano un ruolo importante nell’ideologia della GdE.

Contesto storico

La fondazione e le attività della Gemeinschaft der Eigenen devono essere viste nel contesto del movimento omosessuale in via di sviluppo in Germania all’inizio del XX secolo. In questo periodo, c’erano diversi approcci e organizzazioni che lottavano per i diritti e il riconoscimento delle persone omosessuali. La GdE era in una certa competizione con altre associazioni, in particolare con il Comitato Scientifico-Umanitario (WhK) di Magnus Hirschfeld. Mentre il WhK perseguiva un approccio scientifico ed emancipatorio, mirando all’abolizione del § 175 (che criminalizzava gli atti omosessuali), la GdE seguiva un approccio più culturale e identitario.

Sfide e critiche

La Comunità si trovò ad affrontare diverse sfide. Da un lato, doveva operare in un ambiente sociale ostile, in cui l’omosessualità era stigmatizzata e criminalizzata. Dall’altro, c’erano anche controversie all’interno del movimento omosessuale sulla giusta strategia e ideologia. L’orientamento elitario e in parte maschilista della GdE fu considerato problematico da alcuni critici. Anche l’enfasi sugli ideali classici greci e la parziale romanticizzazione delle relazioni pedagogiche tra uomini e giovani furono oggetto di critiche.

Conseguenze e inquadramento storico

La Comunità esistette almeno fino al 1932. La sua fine coincise quindi con l’ascesa del nazionalsocialismo, che distrusse l’intero movimento omosessuale in Germania. Nonostante la sua esistenza relativamente breve, la GdE ebbe un’influenza significativa sullo sviluppo del movimento omosessuale e sulla formazione di un’identità omosessuale in Germania. Le sue pubblicazioni e idee contribuirono a sviluppare e diffondere visioni alternative dell’omosessualità maschile.

La GdE fu una parte importante del primo movimento omosessuale in Germania. Offrì agli uomini omosessuali una piattaforma per lo scambio, l’espressione di sé e la comunità in un’epoca in cui tali spazi erano rari. Sebbene alcune delle sue idee e pratiche siano da considerare criticamente dalla prospettiva odierna, la GdE diede un contributo significativo alla visibilità e all’auto-organizzazione delle persone omosessuali all’inizio del XX secolo. La storia della Comunità ci ricorda che la lotta per i diritti e il riconoscimento delle minoranze sessuali ha una lunga e complessa storia. E Mostra anche quanto fossero e siano diversi e talvolta contraddittori gli approcci e le ideologie all’interno del movimento omosessuale.

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Berlino Queer: libertà, storia e identità nella capitale europea LGBTQIA+

Berlino è una città che respira libertà, tolleranza e diversità, e questo si riflette in modo particolare nella sua vibrante scena queer. La capitale tedesca è considerata da molti come la mecca europea della comunità LGBTQIA+, con una storia ricca e un presente dinamico che la rendono un punto di riferimento per persone queer da tutto il mondo.

Le radici storiche della Berlino queer

La storia della comunità queer di Berlino affonda le sue radici nel periodo della Repubblica di Weimar (1919-1933), un’epoca di straordinaria effervescenza culturale e sociale. Durante questi anni, Berlino divenne un centro cruciale per l’espressione artistica e sessuale, dove il concetto di “libertà sessuale” veniva apertamente sperimentato e celebrato. La città si guadagnò rapidamente la fama di capitale europea della vita notturna trasgressiva, con i suoi club, le sue feste e i suoi spazi di incontro per le persone queer.

Questa apertura e tolleranza hanno radici ancora più profonde. Già nel XVIII secolo, la Prussia era governata da un sovrano apertamente gay, Federico II, che regnò dal 1740 al 1786. Questo fatto storico ha contribuito a gettare le basi per una cultura di accettazione che si è evoluta nel corso dei secoli.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nonostante la divisione della città durante la Guerra Fredda, la comunità queer di Berlino ha continuato a prosperare, specialmente nella parte occidentale. Negli anni ’60 e ’70, una scena gay underground iniziò a svilupparsi, con locali notturni, bar e club che fungevano da rifugio e punto di connessione per le persone queer, anche se ancora soggette a persecuzioni e discriminazioni.

La Berlino queer contemporanea

Oggi, Berlino è una città orgogliosamente queer. L’ex sindaco Klaus Wowereit, in carica dal 2001 al 2014, è diventato famoso per la sua frase “Ich bin schwul, und das ist auch gut so” (“Sono gay, e va benissimo così”). Questa dichiarazione ha simboleggiato l’apertura e l’accettazione che caratterizzano la Berlino moderna.

Quartieri queer

La scena queer di Berlino è distribuita in diversi quartieri, ognuno con la sua atmosfera unica:

  1. Schöneberg: Considerato il cuore storico della comunità gay di Berlino, Schöneberg ospita numerosi bar, locali, ristoranti e negozi gay-friendly. La zona intorno a Nollendorfplatz è particolarmente vivace.
  2. Kreuzberg: Questo quartiere offre una scena LGBTQ+ più alternativa e diversificata rispetto a Schöneberg. Locali come il Möbel Olfe e il Roses Bar sono punti di riferimento per la comunità queer.
  3. Neukölln: Con una scena queer giovane e alternativa, Neukölln è diventata sempre più popolare negli ultimi anni. Qui si trovano, infatti, il famoso club Schwuz nonché, tra le altre cose, il celebre e frequentatissimo bar Silverfuture.
  4. Friedrichshain: Questo quartiere ospita locali come lo Zum schmutzigen Hobby e il Grosse Freiheit 114, noti per le loro serate divertenti e inclusive.

Alcuni tra i più celebri locali e club LGBTQ+

Berlino offre una vasta gamma di locali queer per tutti i gusti:

  • Chantal’s House of Shame: leggendario party attualmente ospitato ogni giovedì presso il Lockschuppen (ex Suicide Circus Club), diventato punto fermo della vita notturna di Berlino sin dalla sua nascita nell’ottobre 1999.
  • Silverfuture: è un locale queer situato nel quartiere di Neukölln a Berlino, aperto nel 2007. È diventato rapidamente un punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+, attirando un pubblico giovane e alternativo. Il bar è noto per la sua atmosfera accogliente e informale, dove si possono gustare birre e cocktail a prezzi accessibili.
  • Prinzknecht: Attivo dal 1999, è uno dei bar gay più conosciuti di Schöneberg.
  • Heile Welt: Un bar stylish e ben frequentato, sempre a Schöneberg.
  • Neue Ufer (ex Anderes Ufer): Un bar storico, frequentato negli anni ’70 anche da David Bowie.
  • Boyberry: Per un’atmosfera più hot a Schöneberg.
  • Tipsy Bear: A Prenzlauer Berg, famoso per i suoi cocktail e drag show.
  • SchwuZ: Una grande discoteca e sala concerti a Neukölln, punto di riferimento per la scena queer.
  • Hafen: uno storico bar a Schöneberg, che organizza eventi regolari come per esempio il quiz in inglese “Quizz-O-Rama” il primo lunedì del mese
  • Connection: Uno dei club gay più antichi e conosciuti di Schöneberg. Discoteca con la darkroom e il cinema gay a luci rosse più grandi di Berlino.

Eventi e cultura queer

Berlino ospita numerosi eventi e istituzioni culturali dedicate alla comunità LGBTQ+:

Christopher Street Day (CSD)

Il Pride di Berlino, noto come Christopher Street Day, è uno degli eventi più importanti e partecipati della città. Si svolge solitamente a luglio e attira centinaia di migliaia di partecipanti da tutto il mondo.

Festa gay e lesbica di Berlino

Questo festival (Stadtfest), giunto alla sua 31ª edizione nel 2025, è il più grande evento del suo genere in Europa. Si svolge su un’area di 20.000 m² e offre una vasta gamma di attività, spettacoli e stand informativi. L’evento attira oltre 350.000 visitatori ogni anno.

Schwules Museum

Lo Schwules Museum, o “Museo Gay”, è il primo del suo genere in Germania. Fondato nel 1985, questo spazio culturale è dedicato alla storia e alla cultura delle comunità LGBTQIA+. Il museo offre mostre, eventi e una vasta collezione di artefatti che raccontano la storia queer di Berlino e non solo.

Iniziative e progetti

Berlino è anche sede di numerose iniziative e progetti volti a sostenere e potenziare la comunità queer:

We Are Village

We Are Village è un’organizzazione che si dedica a creare spazi sicuri e inclusivi per la comunità LGBTQ+ di Berlino. Alcuni dei loro progetti includono:

  • Gemeinsam statt einsam: Un progetto che affronta il tema della solitudine nella comunità queer.
  • Queer Bridges: Un programma che mira a creare connessioni per le persone LGBTQIA+ con esperienza di migrazione.
  • Queer Art Bridge: Un’iniziativa che supporta artisti e operatori culturali queer con background migratorio.

Queer City Pass Berlin

Per i visitatori interessati a esplorare la scena queer di Berlino, il Queer City Pass offre l’accesso a oltre 40 attrazioni LGBTQIA+ nella capitale, tra cui musei, locali notturni e altro ancora. Il pass include anche l’uso dei mezzi di trasporto pubblico.

Sfide e progressi

Nonostante la sua reputazione di paradiso queer, Berlino affronta ancora sfide in termini di inclusione e uguaglianza. La città continua a lavorare per combattere la discriminazione e promuovere la diversità in tutti gli aspetti della vita urbana.

Un esempio di progresso è stata l’abolizione del paragrafo 175 del codice penale tedesco, che criminalizzava l’omosessualità. Nella RDT (DDR), questa legge fu applicata in forma attenuata tra il 1957 e il 1968 e successivamente rimossa dal codice penale.

Berlino si è guadagnata la reputazione di capitale queer d’Europa grazie alla sua lunga storia di accettazione, alla sua vibrante scena culturale e notturna, e al suo impegno continuo per l’inclusione e la diversità. La città offre un ambiente unico dove le persone LGBTQIA+ possono sentirsi libere di esprimere se stesse e celebrare la propria identità.

Dalla sua ricca storia queer che risale all’era di Weimar, passando per i difficili anni della divisione, fino alla rinascita post-riunificazione, Berlino ha dimostrato una resilienza e un’apertura straordinarie. Oggi, la città continua a essere un faro di speranza e libertà per la comunità LGBTQIA+ di tutto il mondo.

Che si tratti di esplorare i quartieri gay storici come Schöneberg, partecipare a eventi di massa come il Christopher Street Day, immergersi nella cultura al Schwules Museum, o semplicemente godersi la vita notturna nei numerosi locali queer, Berlino offre un’esperienza unica e arricchente per tutti i membri e gli alleati della comunità LGBTQIA+.

La Berlino queer non è solo un luogo, ma uno stato d’animo. È una città che celebra la diversità, abbraccia l’individualità e continua a spingere i confini della libertà e dell’accettazione. In un mondo che spesso lotta con questi concetti, Berlino rimane un esempio luminoso di come una società possa prosperare quando abbraccia pienamente tutti i suoi membri, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere.

Mentre la città continua a evolversi e ad affrontare nuove sfide, una cosa rimane certa: la Berlino queer continuerà a essere un faro di speranza, creatività e libertà per le generazioni a venire.

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Gli ugonotti a Berlino

Gli ugonotti furono perseguitati in Francia principalmente per motivi religiosi e politici. La loro persecuzione iniziò intorno al 1530 e si intensificò nel corso del XVI e XVII secolo per diverse ragioni:

Conflitto religioso
Gli ugonotti, seguaci del calvinismo, si opponevano alla Chiesa Cattolica dominante in Francia. La loro iconoclastia e il rifiuto del monachesimo li resero nemici della Chiesa ufficiale.

Minaccia politica
Il movimento ugonotto si trasformò in una forza politica significativa, con un’organizzazione militare e il controllo di numerose città fortificate, rappresentando una sfida all’autorità della Corona francese.

Pressioni esterne
Influenze come quella di Filippo II di Spagna spingevano la monarchia francese verso una linea più intollerante nei confronti dei protestanti.

La persecuzione raggiunse il suo apice con eventi come il massacro di San Bartolomeo nel 1572. Nonostante periodi di relativa tolleranza, come quello garantito dall’Editto di Nantes nel 1598, la situazione degli ugonotti peggiorò drasticamente con la revoca di tale editto nel 1685 da parte di Luigi XIV, che rese il protestantesimo nuovamente illegale in Francia.

Gli ugonotti trovarono rifugio e una nuova patria a Berlino grazie all’Editto di Potsdam del 1685, emanato dal Principe elettore Federico Guglielmo di Brandeburgo. Questo decreto concesse asilo a circa 20.000 rifugiati ugonotti, garantendo loro libertà religiosa e opportunità di integrazione nella società prussiana.

Impatto culturale e sociale

Gli ugonotti arricchirono notevolmente il tessuto culturale ed economico di Berlino e della Prussia. Il loro contributo si estese a vari ambiti:

  • Architettura
    La presenza ugonotta è visibile nel paesaggio urbano di Berlino, in particolare nella Gendarmenmarkt, dove si erge il Französischer Dom (Duomo Francese).
  • Lingua
    L’influenza francese si fece sentire nel linguaggio berlinese, con l’introduzione di numerosi termini e espressioni.
  • Arte e letteratura
    Personalità di spicco come il pittore Daniel Nikolaus Chodowiecki e lo scrittore Theodor Fontane, di origini ugonotte, lasciarono un’impronta indelebile nella cultura tedesca.

Attrazioni turistiche

Per esplorare il retaggio degli ugonotti a Berlino, i visitatori possono:

Visitare il Museo degli ugonotti
Situato nel Französischer Dom, offre una panoramica dettagliata della storia e dell’influenza ugonotta. Questa chiesa, chiamata inizialmente Französische Friedrichstadtkirche, fu eretta dagli ugonotti che avevano trovato rifugio a Berlino dopo essere stati perseguitati in Francia.

Esplorare la Gendarmenmarkt
Questa piazza, che prende il nome da un reggimento prussiano formato da soldati ugonotti, è un esempio tangibile dell’eredità ugonotta nella città.

Salire sulla balaustrata panoramica del Französischer Dom
Offre una vista mozzafiato sulla città e permette di apprezzare l’architettura influenzata dagli ugonotti.

Retaggi linguistici

L’influenza ugonotta sulla lingua berlinese è ancora percepibile oggi, con numerosi termini di origine francese integrati nel dialetto locale. Sebbene le fonti non forniscano una lista esaustiva di termini specificamente introdotti dagli ugonotti, possiamo dedurre che molti francesismi presenti nel tedesco e nel dialetto berlinese siano stati influenzati dalla loro presenza. Ecco alcuni esempi di termini di origine francese che potrebbero essere stati introdotti o rafforzati dagli ugonotti. Parole come “Boudoir”, “Toilette”, “Garage”, “Chauffeur”, “Bon ton”, “Élite”, “Parvenu” e “Tête-à-tête” sono esempi di espressioni francesi adottate nella lingua tedesca. È importante notare che l’influenza linguistica degli ugonotti si è fusa con altre influenze francesi nel corso dei secoli, rendendo difficile distinguere esattamente quali termini siano stati introdotti specificamente da loro. Tuttavia, la loro presenza ha certamente contribuito a rafforzare e perpetuare l’uso di francesismi nel tedesco e nel dialetto berlinese. Questo fenomeno linguistico testimonia la profonda integrazione degli ugonotti nella società berlinese.

La storia degli ugonotti a Berlino è un esempio straordinario di come una comunità di rifugiati possa arricchire e trasformare positivamente la società che li accoglie, lasciando un’impronta duratura nella cultura, nell’architettura e nella lingua della città.

La Porta di Brandeburgo: simbolo di Berlino e della Germania

La Porta di Brandeburgo, situata nel cuore di Berlino, è uno dei simboli più emblematici della Germania e rappresenta una testimonianza tangibile della storia travagliata e della rinascita della città. Essa si trova sul lato occidentale del Pariser Platz, nel quartiere di Mitte, e si affaccia sulla Straße des 17. Juni ad ovest e sulla Unter den Linden ad est. La porta è alta 26 metri e larga 65 metri. È composta da cinque archi, sormontati da una quadriga, un carro trainato da quattro cavalli. 

Essa fu costruita tra il 1788 e il 1791 per volere del re prussiano Federico Guglielmo II. È stata progettata dall’architetto Carl Gotthard Langhans, che si è ispirato ai propilei dell’Acropoli di Atene. La porta serviva originariamente come uno degli ingressi alla città.

Durante l’era napoleonica, la Porta di Brandeburgo subì trasformazioni significative. Nel 1806, le truppe di Napoleone occuparono Berlino e la statua originale sulla cima della porta, che raffigurava una quadriga romana, fu portata a Parigi come bottino di guerra. Tuttavia, dopo la sconfitta di Napoleone nel 1814, la statua fu restituita e la Porta di Brandeburgo divenne un simbolo di speranza e libertà durante il periodo di restaurazione.

La Quadriga è uno degli elementi più distintivi della porta. Rappresenta una quadriga trainata da quattro cavalli, guidata dalla dea della vittoria. La statua sormonta la struttura e simboleggia il trionfo della pace sulla guerra. La quadriga è stata restaurata e sostituita nel corso degli anni, ma il suo significato simbolico è rimasto invariato.

Nel corso degli anni, la Porta di Brandeburgo è stata danneggiata diverse volte. Fu distrutta durante la Seconda guerra mondiale e fu ricostruita tra il 1956 e il 1958. Durante il periodo della Guerra Fredda, la Porta di Brandeburgo era situata nel mezzo del Muro di Berlino e anche per questo divenne non solo un simbolo della divisione della città, ma anche della sua riunificazione.

Oggi, la Porta di Brandeburgo è una delle attrazioni turistiche più popolari di Berlino. È visitata ogni anno da milioni di persone da tutto il mondo.

Arno Breker, lo scultore del Terzo Reich

Arno Breker è stato uno scultore tedesco, molto celebre per la sua attività artistica durante il Terzo Reich. Le sue opere furono considerate dalle autorità nazionalsocialiste come la perfetta antitesi della cosiddetta «arte degenerata». Le opere di Arno Breker sono caratterizzate da un forte realismo e da un’idealizzazione della figura umana. Le sue sculture sono spesso raffigurazioni di atleti, guerrieri e eroi.

Prometheus
Prometheus

Una breve biografia

Arno Breker nacque nel 1900 a Elberfeld. Studiò architettura, scultura e anatomia all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Nel 1932, si trasferì a Berlino, dove iniziò a lavorare come assistente di Josef Thorak, uno scultore di fama nazionale. 

Nel 1937, Breker venne nominato professore alla Hochschule für Bildende Künste di Berlino. Nello stesso anno fu insignito del titolo di «Artista del Reich» da Adolf Hitler. Questo titolo gli conferì un’importante posizione nell’ambito dell’arte ufficiale del Terzo Reich. Gli vennero infatti commissionate due figure monumentali, Partei e Wehrmacht, per il cortile della Nuova Cancelleria del Reich (inaugurata il 9 gennaio 1939). Contemporaneamente lavora a cinque figure e a due rilievi in marmo per la sala rotonda di questo edificio. Queste commissioni segnarono l’inizio della stretta collaborazione personale tra lo scultore e Albert Speer, dal 30 gennaio 1937 ispettore generale dell’edilizia della capitale del Reich, che avrebbe dovuto progettare e realizzare la riprogettazione di Berlino come capitale del Grande Impero Germanico. A Breker fu affidato il compito di decorare i nuovi edifici con le sue sculture. Per questo compito, il governo nazista fece allestire per Breker un grande atelier a Berlino-Dahlem, costruito sul dal 1939 al 1942 su progetto dell’architetto Hans Freese, ma che Breker utilizzò solo per poco tempo a causa dello scoppio della guerra. Dal 2015 l’edificio è sede della Kunsthaus Dahlem, nel cui giardino, nel nel 2020 durante dei lavori, sono state ritrovate due sculture in marmo di Breker. 

Dopo la seconda guerra mondiale, Breker fu accusato di aver collaborato con il regime nazista. Lo scultore scampò alla possibile condanna a morte grazie alla testimonianza resa dal celebre editore Peter Suhrkamp, che dichiarò sotto giuramento di essere stato salvato da un campo di concentramento grazie ad una firma atta a concedergli un permesso di un’ora al fine di prestare manodopera per una colata di bronzo. Quella firma era di proprio quella di Arno Breker. Breker venne quindi assolto nel 1949 continuando a lavorare come scultore. Nel 1952, si trasferì in Francia , dove aprì uno studio a Parigi. 

Nonostante Dalí lo definisse «profeta di bellezza» e Konrad Adenauer e Ludwig Erhard gli commissionarono varie opere, i lavori di Arno Breker rimasero fuori dai circuiti museali per circa 60 anni. Lo scultore muore a Düsseldorf nel 1991.

Il museo a lui dedicato

Nel 1985, è stato aperto a Nörvenich, e precisamente nell’omonimo castello medievale, un museo dedicato ad Arno Breker. Il museo ospita una collezione di oltre 200 opere dell’artista, tra cui sculture, disegni e dipinti. 

Il museo è composto da due parti: una parte principale, che ospita la collezione permanente, e una parte secondaria, che ospita mostre temporanee. La collezione permanente del museo è suddivisa in tre sezioni: la prima sezione è dedicata alle opere realizzate da Breker durante il Terzo Reich. Questa sezione comprende le opere più famose dell’artista, come le sculture Partei e Wehrmacht. La seconda sezione del museo è dedicata alle opere realizzate da Breker dopo la seconda guerra mondiale. Questa sezione comprende opere di maggiore sperimentazione, come i bronzi Adam e Eva. La terza sezione è dedicata agli studi e ai disegni di Breker. Questa sezione offre un’ampia panoramica del processo creativo dell’artista.

L’offerta del museo è stata poi integrata da una collezione di arte europea che comprende opere di Dalí e Fuchs, artisti amici di Breker, e di altri artisti figurativi, motivo per cui il museo si presenta oggi al pubblico come Museum Europäischer Kunst.

Il museo e la polemica

L’apertura del museo ha suscitato un’ampia polemica in Germania. Alcuni critici hanno accusato il museo di glorificare il Terzo Reich, mentre altri hanno sostenuto che il museo è un importante documento storico. Il museo ha adottato una posizione neutrale su questa polemica, scegliendo di non pronunciarsi sull’opera di Breker in relazione al Terzo Reich, ma limitandosi piuttosto a presentare le opere dell’artista nella loro integrità.

Il museo Arno Breker è quindi un museo abbastanza sì controverso, ma è anche un museo molto importante. Il museo offre infatti un’occasione unica per poter conoscere l’opera di uno degli scultori più importanti del XX secolo. Il lavoro dello scultore è stato spesso criticato per il suo carattere propagandistico. Tuttavia, le sue opere continuano ad essere ammirate da molti, anche al di fuori della Germania.

Arno Breker è una figura complessa e controversa, la cui opera è emblematica del periodo storico in cui visse. Le sue opere sono un importante documento storico, che testimoniano la propaganda e la cultura del Terzo Reich.

Ernst Jünger

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Foto: © Davide Miraglia