Archivi tag: Storia della città

La Ladestraße di Berlino: storia, importanza e utilizzo attuale

La Ladestraße di Berlino è un luogo di grande importanza storica, strettamente legato allo sviluppo del traffico ferroviario e della cultura industriale della città. Si trova nel quartiere Kreuzberg e originariamente era una parte centrale della stazione merci Anhalter Güterbahnhof.

Contesto storico

La Ladestraße fu costruita nel 1880 come elemento principale della nuova stazione merci Anhalter. In un’epoca in cui il traffico ferroviario era in piena espansione, serviva come punto di smistamento per merci che arrivavano a Berlino in treno o che da qui venivano spedite in tutto il mondo. Lungo i lunghi magazzini di carico, i vagoni venivano scaricati, le merci accatastate e poi trasportate con carri trainati da cavalli, successivamente con camion. Due edifici amministrativi incorniciavano l’ingresso della Ladestraße, mentre i magazzini erano destinati alla ricezione e alla spedizione delle merci. Una rampa separata per il latte garantiva lo smistamento rapido di prodotti deperibili come il latte fresco – una vera sfida logistica all’epoca, senza la moderna refrigerazione.

Declino e trasformazione

Dopo la Seconda guerra mondiale, la stazione merci Anhalter e quindi anche la Ladestraße persero importanza. La rete ferroviaria di Berlino Ovest fu affidata alla Reichsbahn della DDR, il traffico merci si spostò e la Ladestraße cadde in abbandono. La natura si riappropriò dell’area e molti edifici andarono in rovina.

Rinascita grazie al Museo della tecnica (Deutsches Technikmuseum)

Con la fondazione del Deutsches Technikmuseum negli anni ’80, la Ladestraße divenne parte di un nuovo concetto di utilizzo. Il museo si trasferì nel 1988 nei depositi locomotive restaurati dell’ex deposito ferroviario. Nel 1990 fu inaugurato il Science Center Spectrum nell’edificio amministrativo all’ingresso della Ladestraße. Negli anni successivi anche i magazzini di carico furono trasformati in spazi espositivi del museo. Oggi ospitano, tra l’altro, le mostre permanenti dedicate al traffico stradale (“Mensch in Fahrt”) e la mostra “Das Netz. Menschen, Kabel, Datenströme”, che racconta la storia e il futuro della rete tecnica.

Importanza e utilizzo attuali

Oggi la Ladestraße è un vivace centro della scena museale berlinese. Oltre alle mostre del Deutsches Technikmuseum e al Science Center Spectrum, vi si tengono regolarmente eventi, come la “Lunga notte dei musei”. L’area è accessibile senza barriere e offre numerose postazioni interattive, particolarmente apprezzate da famiglie e scolaresche. Anche le offerte gastronomiche e le aree di sosta sulla suggestiva piazza illuminata rendono la Ladestraße un luogo d’incontro molto frequentato.

Inquadramento urbanistico

La Ladestraße si trova in Möckernstraße 26, a pochi minuti a piedi dall’edificio principale del Technikmuseum. È facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici (metro Möckernbrücke, S-Bahn Anhalter Bahnhof) ed è parte dell’area intorno all’ex stazione Anhalter e al Gleisdreieck. La strada conduce direttamente al parco Gleisdreieck. Alla fine della Ladestraße si trova una piazza centrale che rappresenta il punto di collegamento con il parco.

Il parco Gleisdreieck si estende sull’ex area delle stazioni merci Anhalter e Potsdamer Güterbahnhof ed è situato proprio accanto al Deutsches Technikmuseum. In questo modo, la Ladestraße collega l’area museale con il parco pubblico, che è un importante spazio verde e luogo di relax nei quartieri Kreuzberg e Schöneberg.

L’accesso al parco Gleisdreieck è possibile anche dalla Möckernstraße 26, l’indirizzo della Ladestraße e del museo. Pertanto, la Ladestraße non è solo di grande valore storico e museale, ma rappresenta anche un collegamento importante tra un centro culturale e un’area verde cittadina.

La Ladestraße di Berlino è un esempio impressionante di trasformazione della cultura industriale: da ex punto di smistamento merci si è trasformata in un luogo di formazione, incontro e memoria. Collega la storia della ferrovia e del traffico merci berlinese con mostre moderne e rende la storia della tecnica accessibile ai visitatori di tutte le generazioni.

8 maggio 2025: 80° anniversario della liberazione dal nazionalsocialismo

A Berlino, l’8 maggio 2025, sarà un giorno festivo poiché in questa data si celebra l’80° anniversario della liberazione dal nazionalsocialismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. Con la resa incondizionata della Wehrmacht nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1945, la Seconda Guerra Mondiale in Europa ebbe termine – questo evento storico è conosciuto come il “Giorno della Liberazione” (Tag der Befreiung) .

Il Senato di Berlino, in via eccezionale, ha dichiarato questa data un giorno festivo per rafforzare la consapevolezza dell’importanza della pace, della democrazia e della convivenza pacifica, nonché per mantenere viva la memoria del passato. Già nel 2020, in occasione del 75° anniversario, l’8 maggio era stato dichiarato giorno festivo solo per quell’anno a Berlino. Nel 2025 la festività viene nuovamente introdotta in via eccezionale e si applica solo a Berlino, non agli altri Länder tedeschi.

In occasione di questo anniversario verrà allestita la mostra all’aperto “Finalmente pace?!” (Endlich Frieden?!) che si propone di esaminare la liberazione dell’Europa dal nazionalsocialismo e le conseguenze della sconfitta militare della Germania. Ideata dalla Conferenza Permanente dei Luoghi della Memoria Nazionalsocialista nell’area di Berlino, sarà visitabile dal 2 all’11 maggio nella Pariser Platz.

Il Bikini Haus di Berlino

Il Bikini Haus è un edificio tutelato come monumento storico situato nel quartiere Charlottenburg di Berlino, direttamente sulla Budapester Straße tra lo Zoo di Berlino e la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche. Fu costruito tra il 1955 e il 1957 su progetto degli architetti Paul Schwebes e Hans Schoszberger ed è un importante esempio di architettura moderna del dopoguerra a Berlino. Il nome “Bikini Haus” deriva dal caratteristico piano aperto al secondo piano, che divideva visivamente la facciata in una parte superiore e una inferiore, ricordando così il costume da bagno allora di moda.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Bikini Haus faceva parte del “Zentrum am Zoo”1, simbolo della ripresa economica e sociale della Berlino Ovest. In origine, l’edificio ospitava numerose aziende di moda e laboratori di produzione di abbigliamento femminile: nei periodi di massimo splendore vi lavoravano circa 700 macchine da cucire. Con la costruzione del Muro di Berlino e i cambiamenti nel commercio al dettaglio, il complesso cadde in declino, fino a essere completamente ristrutturato e rivitalizzato negli anni 2010.

La ristrutturazione, avvenuta tra il 2010 e il 2014, ha rispettato i vincoli storici e ha trasformato il Bikini Haus in una destinazione moderna e multifunzionale, che valorizza e rinnova la tradizione del luogo. Una parte dei vecchi materiali è stata riutilizzata in modo molto innovativo per la ristrutturazione e la ricostruzione di parti del nuovo edificio : ad esempio, le vecchie superfici vetrate sono state frantumate e riutilizzate come inerti2 nel nuovo intonaco delle pareti interne isolate. In questo modo, la sostanza originale è stata integrata nei nuovi materiali, creando un collegamento simbolico e materiale tra passato e presente.

Importanza come Concept Mall

Con la riapertura nel 2014, il Bikini Haus è stato rilanciato come “BIKINI BERLIN – The Concept Shopping Mall”. L’idea di concept mall si differenzia fondamentalmente dai centri commerciali tradizionali:

  • Offerta curata: Al posto delle grandi catene, nella Bikini Haus si trovano boutique selezionate, concept store e flagship store, oltre a offerte gastronomiche e di servizi, spesso presenti per la prima volta a Berlino o in Germania.
  • Pop-Up Boxes: Un elemento centrale sono le BIKINI BERLIN BOXES – spazi modulari e flessibili che possono essere affittati temporaneamente, dove giovani designer e marchi affermati presentano prodotti innovativi. Questo favorisce creatività, diversità e il carattere pionieristico del luogo.
  • Esperienza: Il centro commerciale unisce shopping, ristorazione, lavoro, cinema, relax e hotel in un vero e proprio “social universe” urbano. La terrazza verde di 7.000 metri quadrati con vista sullo zoo e vari spazi per eventi invitano a fermarsi e vivere esperienze.
  • Sostenibilità: BIKINI BERLIN punta su concetti ecologici come il riutilizzo dell’acqua piovana, materiali da costruzione sostenibili e tecnologie edilizie efficienti dal punto di vista energetico. L’edificio ha la certificazione LEED3 ed è considerato un modello di edificio sostenibile.
  • Slow Shopping: Il concetto punta su uno shopping lento e consapevole, che mette al centro il benessere – una risposta alla frenesia dei centri commerciali tradizionali.

Rilevanza culturale e urbanistica

Oggi il Bikini Haus è un simbolo del cambiamento e del rinnovamento della City West di Berlino. Rappresenta il legame tra tradizione e innovazione e si è affermato come pioniere di nuove forme di utilizzo urbano. Con il suo concetto unico, caratterizza il paesaggio urbano e attira un pubblico internazionale e attento alle tendenze.

Il Bikini Haus non è quindi solo un punto di riferimento architettonico e storico, ma anche un motore per lo sviluppo di nuovi stili di vita e di consumo urbani a Berlino.

______________________________

  1. Il Zentrum am Zoo era un grande progetto urbanistico nato a metà degli anni Cinquanta nei dintorni della stazione Zoologischer Garten. Comprendeva la Bikini Haus, lo Zoo Palast, edifici direzionali e altri immobili. L’obiettivo era rivitalizzare l’area distrutta dalla guerra intorno alla stazione Zoo e creare un centro urbano moderno per Berlino Ovest. Il complesso era concepito principalmente per l’industria tessile e il commercio al dettaglio, e con la sua architettura luminosa e aperta rappresentava il simbolo della rinascita, del “miracolo economico” e della nuova gioia di vivere del dopoguerra. L’architettura di Paul Schwebes e Hans Schoszberger voleva essere un chiaro contrasto rispetto alla monumentalità dell’epoca nazista, ispirandosi invece a modelli internazionali. ↩︎
  2. Gli inerti sono materiali come sabbia, pietrisco, ghiaia o frammenti di pietra che, pur non subendo trasformazioni chimiche, costituiscono la parte solida e rigida della miscela dell’intonaco. ↩︎
  3. La certificazione LEED (acronimo di Leadership in Energy and Environmental Design) è un sistema di certificazione volontario e riconosciuto a livello internazionale che valuta la sostenibilità ambientale degli edifici, sia residenziali che commerciali, lungo tutto il loro ciclo di vita, dalla progettazione alla costruzione e gestione. ↩︎

“A Berlino con David Bowie” di Francesco Bommartini in libreria dal 18 aprile

A Berlino con David Bowie di Francesco Bommartini, edito da Giulio Perrone Editore, è un viaggio personale e culturale nella capitale tedesca sulle tracce di uno dei suoi ospiti più illustri: David Bowie. Il libro si inserisce nella collana “Passaggi di dogana” e si propone come una guida narrativa, un diario di viaggio e un saggio musicale, intrecciando la storia della città con quella dell’artista inglese, in particolare durante il suo periodo berlinese tra il 1976 e il 1978.

Struttura e contenuti

Il volume si articola in una serie di capitoli che alternano la narrazione autobiografica dell’autore, le sue esperienze dirette a Berlino, e l’analisi del rapporto tra Bowie e la città. L’indice riflette questa impostazione, con sezioni dedicate sia ai luoghi simbolo di Berlino sia agli snodi fondamentali della carriera di Bowie, come la “Trilogia Berlinese” e l’influenza della scena punk e artistica locale.

Alla scoperta di Berlino

Il libro si apre con un racconto personale: la prima visita dell’autore a Berlino nel 2009, seguita da un progressivo innamoramento per la città durante i viaggi successivi. Bommartini descrive con vivacità le sue impressioni, il freddo tagliente, la maestosità della Porta di Brandeburgo e la visita all’East Side Gallery, sottolineando come la città sia ancora segnata da divisioni, nonostante la caduta del Muro.

L’autore si sofferma sulle trasformazioni urbane e sociali di Berlino, dalla gentrificazione che ha cambiato quartieri come Friedrichshain e Mitte, alla chiusura di luoghi storici come il Tacheles e il Café Sibylle. Emergono nostalgia e malinconia per una città in costante mutamento, ma anche la consapevolezza che il “sogno berlinese” di creatività e cambiamento non è ancora finito.

Berlino e Bowie: un incontro salvifico

Il cuore del libro è il racconto del periodo berlinese di David Bowie. Bommartini ricostruisce con precisione il contesto storico: Berlino Ovest negli anni Settanta, città divisa e simbolo della Guerra Fredda, ma anche rifugio per artisti e outsider. Bowie arriva a Berlino in un momento di profonda crisi personale e creativa, segnato dall’abuso di droghe e da una vita dissoluta a Los Angeles.

L’autore non si limita a una cronaca biografica, ma indaga le ragioni profonde che spinsero Bowie a scegliere Berlino: il desiderio di anonimato, la ricerca di nuovi stimoli artistici, la volontà di rinascita. La città, con il suo “vuoto” e le sue “vibrazioni underground”, diventa per Bowie un luogo di guarigione e di straordinaria creatività.

La Trilogia Berlinese e l’influenza della città

Uno dei capitoli più interessanti è dedicato ai tre album che compongono la cosiddetta “Trilogia Berlinese”: Low, “Heroes” e Lodger. Bommartini analizza come l’ambiente berlinese, la collaborazione con Brian Eno e la scena musicale locale abbiano influenzato il suono e i temi di questi dischi, considerati tra i più innovativi della carriera di Bowie.

L’autore sottolinea il ruolo di luoghi come l’appartamento di Hauptstraße 155, il quartiere di Schöneberg, e club come l’SO36, epicentro della scena punk. La narrazione si arricchisce di aneddoti, citazioni e riferimenti culturali, offrendo al lettore una mappa emotiva e musicale della Berlino di quegli anni.

Arte, letteratura e suggestioni

Bommartini amplia lo sguardo oltre la musica, esplorando il rapporto di Bowie con l’arte contemporanea, la letteratura e la cultura tedesca. Vengono citati artisti come Basquiat e Duchamp, e si riflette sull’influenza dell’espressionismo e della storia berlinese sull’immaginario bowiano. Il libro si sofferma anche su figure come Iggy Pop, compagno di avventure di Bowie a Berlino, e su altri riferimenti culturali, dalla letteratura di Aleister Crowley ai film di Nick Roeg.

Berlino oggi: eredità e trasformazioni

Nelle ultime sezioni, l’autore si interroga sull’eredità di Bowie nella Berlino contemporanea. La città è cambiata, ma resta un polo di attrazione per musicisti, artisti e creativi. Bommartini racconta la scena musicale attuale, i club, i musei e i luoghi che ancora oggi portano tracce del passaggio di Bowie, offrendo consigli e suggestioni per chi voglia esplorare la città sulle orme del Duca Bianco.

Stile e approccio narrativo

Il tono del libro è personale ma mai autoreferenziale. Bommartini alterna la narrazione in prima persona a momenti di analisi storica e musicale, mantenendo un equilibrio tra il racconto soggettivo e l’approfondimento critico. Lo stile è scorrevole, ricco di dettagli e di riferimenti, ma sempre accessibile anche a chi non sia un esperto di Bowie o della storia berlinese.

L’autore dimostra una conoscenza approfondita sia della città sia della figura di Bowie, ma evita il tono accademico o celebrativo. Al contrario, il libro si distingue per la capacità di restituire la complessità di Berlino e del suo rapporto con l’artista, senza cadere nella retorica o nel mito fine a sé stesso.

Impatto e valore

A Berlino con David Bowie si distingue nel panorama editoriale italiano per la sua capacità di raccontare una città e un artista attraverso la lente della propria esperienza, senza mai perdere di vista la dimensione collettiva e storica. Il libro è un omaggio a Berlino come luogo di trasformazione e rinascita, e a Bowie come simbolo di creatività e sperimentazione.

La narrazione di Bommartini restituisce al lettore non solo la storia di un periodo fondamentale per la musica e la cultura pop, ma anche il fascino di una città che continua a reinventarsi.

Francesco Bommartini, con A Berlino con David Bowie, offre un viaggio appassionato e documentato nella capitale tedesca, sulle tracce di uno dei suoi ospiti più celebri. Il libro è al tempo stesso una guida, un diario e un saggio, capace di coinvolgere il lettore e di restituire la complessità di un incontro – quello tra Bowie e Berlino – che ha segnato la storia della musica e della cultura contemporanea.

Consigliato a chi ama la musica, la storia urbana, e a chi vuole scoprire Berlino attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta intensamente, sulle orme di un artista che ha saputo trasformare la crisi in arte e la città in leggenda.

Il Reichstag di Berlino: un simbolo della storia e della democrazia tedesca

Il Reichstag di Berlino è uno dei monumenti più famosi della Germania e un simbolo della storia complessa del Paese. Combina architettura storica e moderna ed è oggi la sede del Bundestag tedesco. Con la sua impressionante cupola di vetro, progettata da Sir Norman Foster, l’edificio rappresenta trasparenza, apertura e i valori democratici della Repubblica Federale Tedesca.

Storia del Reichstag

Costruzione e inaugurazione (1884–1894)

La costruzione del Reichstag iniziò nel 1884 sotto la guida dell’architetto Paul Wallot e fu completata nel 1894. L’edificio, progettato in stile neorinascimentale, doveva rappresentare l’Impero tedesco. La caratteristica vecchia cupola e le quattro torri angolari definivano l’aspetto dell’edificio, considerato un capolavoro tecnico. La vecchia cupola, come del resto anche quella nuova progettata da Foster, non aveva solo una funzione estetica ma permetteva anche alla luce naturale di illuminare l’aula plenaria.

La rivoluzione del 1918

Il Reichstag ebbe un ruolo centrale negli eventi rivoluzionari del 1918. Il 9 novembre, il socialdemocratico Philipp Scheidemann proclamò la Repubblica da una finestra dell’edificio, segnando la fine dell’Impero tedesco. Durante questo periodo, nell’aula plenaria si riunirono anche i consigli dei lavoratori e dei soldati di Berlino.

L’incendio del Reichstag (1933)

Un evento cruciale fu l’incendio del Reichstag nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 1933. Il giovane olandese Marinus van der Lubbe fu accusato di aver appiccato il fuoco, ma ancora oggi ci sono dubbi sulla sua colpevolezza. Il regime nazista sfruttò l’episodio per sospendere i diritti civili e instaurare una dittatura.

Distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Reichstag subì gravi danni. Dopo la fine del conflitto, le rovine rimasero come monito per ricordare gli orrori della guerra.

Ricostruzione e modernità

La riunificazione (1989–1990)

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, il Reichstag divenne un simbolo dell’unità tedesca. Con la riunificazione nel 1990, si decise di trasferire il Bundestag a Berlino e di restaurare completamente l’edificio.

Ristrutturazione di Norman Foster (1995–1999)

L’architetto britannico Sir Norman Foster guidò la ristrutturazione del Reichstag. Durante i lavori, venne aggiunta l’iconica cupola di vetro, simbolo di trasparenza e apertura. La ristrutturazione si concentrò anche sulla sostenibilità: furono installati pannelli solari, sistemi di ventilazione naturale e tecnologie per il recupero delle acque piovane.

Nel 1999 l’edificio fu ufficialmente riaperto e da allora è la sede del Bundestag tedesco.

Architettura

L’architettura del Reichstag combina elementi di diverse epoche:

  • Facciata storica: progettata da Paul Wallot in stile neorinascimentale con sculture e rilievi decorativi.
  • Cupola moderna in vetro: progettata da Norman Foster, è composta da 3.000 pannelli di vetro e offre una vista panoramica su Berlino.
  • Efficienza energetica: tecnologie sostenibili come pannelli solari e sistemi di ventilazione naturale rendono l’edificio un modello di architettura moderna.

Gli interni includono moderne strutture parlamentari, sale riunioni e l’aula plenaria illuminata dalla luce naturale.

Significato per la democrazia

Il Reichstag non è solo un capolavoro architettonico, ma anche un simbolo dello sviluppo democratico della Germania. Rappresenta:

  • Trasparenza: la cupola di vetro permette ai cittadini di osservare il lavoro del parlamento.
  • Unità: dopo decenni di divisione, l’edificio rappresenta la riunificazione della Germania.
  • Memoria: ricorda i capitoli oscuri della storia tedesca, come il nazismo e la Seconda Guerra Mondiale.

Attrazione turistica

Oggi il Reichstag è una delle attrazioni più visitate di Berlino. I punti salienti per i visitatori includono:

  • La cupola di vetro: un percorso a spirale conduce alla cima della cupola, da cui si gode una vista mozzafiato su Berlino.
  • Visite guidate: i visitatori possono apprendere di più sulla storia e sull’architettura dell’edificio.
  • Terrazza panoramica: offre un’oasi tranquilla con una vista spettacolare sullo skyline di Berlino.

Conclusione

Il Reichstag è un monumento vivente della storia tedesca e un simbolo di democrazia, unità e progresso. Con la sua combinazione unica di splendore storico e innovazione moderna, attira ogni anno milioni di visitatori ed è al centro delle decisioni politiche in Germania.