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Italia, un Paese che perde i giovani: 750.000 in meno in dieci anni

L’Italia sta affrontando una crisi demografica senza precedenti, con un esodo giovanile che ha ridotto di 750.000 unità (-5,8%) la popolazione tra i 15 e i 34 anni nell’ultimo decennio. Questo fenomeno, particolarmente acuto nel Mezzogiorno, riflette problematiche strutturali che minacciano la sostenibilità socioeconomica del paese.

Un’emorragia generazionale senza freni

Il calo colpisce in modo disomogeneo:

  • Nord Italia: lieve aumento (+46.821 nel Nord-est, +55.420 nel Nord-ovest), sostenuto da immigrazione e flussi interni dal Sud.
  • Mezzogiorno: crollo del 14,7% (-730.756 giovani), con picchi del 20% in province come Sud Sardegna e Isernia.

Le radici del problema

Mercato del lavoro e istruzione alimentano un circolo vizioso:

Divari educativi aggravano la situazione:

Conseguenze a catena

L’esodo ha effetti demografici ed economici drammatici:

Questi dati tracciano un’Italia sempre più divisa, dove la fuga dei giovani rischia di cristallizzare squilibri secolari. Senza politiche strutturali su lavoro, formazione e sostegno alla natalità, il paese rischia di accelerare il proprio declino demografico ed economico.

Aumento del reddito di cittadinanza (Bürgergeld) a partire da gennaio del 2024

Il 1° gennaio 2024 è entrato in vigore in Germania un aumento del Bürgergeld, il nuovo reddito di cittadinanza introdotto nel Paese a gennaio 2023. L’aumento è pari al 12% e riguarda tutti i beneficiari, che sono circa cinque milioni.

Per i single, il Bürgergeld passa da 502 a 563 euro al mese. Per i figli a carico dai 15 ai 18 anni l’assegno sale da 420 a 471 euro, per quelli dai 7 a 14 anni il sussidio passa da 348 a 390 euro, mentre per quelli fino a sei anni arriva a 357 euro.

L’aumento è stato annunciato dal governo tedesco a settembre 2023, in risposta all’aumento dell’inflazione, che in Germania ha raggiunto il livello record del 7,3% a novembre 2023. L’obiettivo dell’aumento è quello di aiutare le famiglie a far fronte al carovita.

L’aumento del Bürgergeld è stato accolto con favore da parte delle organizzazioni che si occupano di diritti sociali. “È un passo importante per aiutare le persone in difficoltà”, ha dichiarato il presidente della Caritas Deutschland, Peter Neher. “L’aumento del Bürgergeld permetterà a molte famiglie di migliorare la propria situazione economica e di vivere una vita dignitosa”.

Tuttavia, alcuni critici hanno sottolineato che l’aumento è insufficiente per far fronte all’aumento dell’inflazione. “L’aumento del Bürgergeld è un segnale positivo, ma è ancora troppo basso”, ha dichiarato il presidente della Friedrich-Ebert-Stiftung, Wolfgang Thierse. “Il governo dovrebbe fare di più per aiutare le famiglie a far fronte al carovita”.

In attesa di ulteriori interventi da parte del governo, l’aumento del Bürgergeld rappresenta un’importante boccata d’aria per le famiglie in difficoltà.

Sussidi. Previste restrizioni per i cittadini europei

Nel corso di questa settimana il Consiglio dei Ministri potrebbe approvare il progetto di legge della Ministra del Lavoro Andrea Nahles (SPD) annunciato già ad aprile e fortemente appoggiato dalla Cancelliera Angela Merkel. La sua approvazione in gabinetto darà poi seguito alla discussione parlamentare. Il progetto di legge prevede consistenti restrizioni all’elargizione di sussidi per i cittadini europei, chiamati dalla stampa, quasi all’unisono, EU-Ausländer (sigh). Per maturare il diritto ai sussidi sociali e di disoccupazione (Alg II/Hartz IV, assegni di sostegno, ecc.) sarà infatti richiesto ai cittadini UE un minimo di 5 anni di soggiorno in Germania.

La Ministra Nahles risponde così alla sentenza del Bundessozialgericht (Tribunale Federale per il Sociale) che aveva deciso di fissare a sei mesi il periodo di soggiorno minimo richiesto ai cittadini europei per poter beneficiare dei suddetti sussidi. Una gran bella differenza tra i sei mesi richiesti dal Tribunale Federale per il Sociale e i cinque anni previsti dall’attuale progetto di legge. Ma proprio in questo senso si è dato da fare il Ministro degli Interni Thomas de Maizière (CDU), che ha contrattato la posta al rialzo allungando i tempi della contrattazione stessa.

A criticare fortemente i piani della grande coalizione CDU/SPD sono i Verdi, secondo i quali questo progetto di legge rappresenterebbe un fallimento delle politiche sociali europee in quanto il libero movimento delle persone dovrebbe essere assicurato anche dalle politiche sociali.

Secondo alcuni dati della Bundesagentur für Arbeit (Ufficio Federale del Lavoro) a gennaio dell’anno in corso erano quasi 440mila i cittadini di altri stati europei che beneficiavano dei sussidi. Al primo posto ci sono i polacchi (92mila) seguiti dagli italiani (71mila), i bulgari (70mila), i rumeni (57mila) e i greci (46mila). Ma prima di cominciare a puntare il dito contro i gruppi di popolazione di cui sopra, forse è bene ricordare che i numeri dei cittadini europei che percepisce sussidi rispecchia quasi esattamente la classifica per numero di presenza in Germania (polacchi 740.962, italiani 596.127, rumeni 452.718, greci 339.931, bulgari 226.926). Se ne deduce che è solo l’8,39% degli italiani, l’8,05% dei polacchi, il 7,9% dei rumeni e il 7,38% dei greci a percepire sussidi. E in più bisogna considerare che molti di questi sono lavoratori a basso reddito che beneficiano di sussidi solo per integrare i loro modesti guadagni (aufstocken). E se proprio qualcuno tiene a suddividere la popolazione per gruppo di provenienza bisognerebbe non sottovalutare il PIL che generano, giusto per fare un esempio, i ristoratori italiani. Insomma, se si contestualizzano tali dati sorge spontanea una domanda: c’era proprio bisogno di una riforma contro gli EU-Ausländer?