Berlino e la legge sulle manifestazioni: quando la valutazione si ritorce contro

A Berlino, una ricerca universitaria appena pubblicata ha scatenato un piccolo terremoto politico. Si tratta della valutazione del Versammlungsfreiheitsgesetz (VersFG), la legge che regola il diritto di manifestare nella capitale. Lo studio è stato commissionato nel 2024 dalla stessa amministrazione degli Interni e realizzato dalla Hochschule für Wirtschaft und Recht (HWR). Costo: 200.000 euro. Ma il risultato non è affatto piaciuto ai committenti.

Gli esperti della HWR sostengono infatti che la normativa berlinese, già una delle più liberali in Germania, dovrebbe essere resa ancora più permissiva. Tra le proposte più discusse: un dialogo “alla pari” tra polizia e manifestanti e l’abolizione della figura del Versammlungsleiter, cioè il responsabile ufficiale della manifestazione. Secondo i ricercatori, questa figura scoraggia chi ha poche risorse economiche, perché rischia multe in caso di violazioni — una forma di discriminazione sociale, dicono.

Dall’altra parte, l’amministrazione della senatrice SPD Iris Spranger è furiosa. Il suo segretario di Stato, Christian Hochgrebe, ha bollato la valutazione come “metodologicamente debole” e “poco realistica”. Secondo lui, lo studio generalizza troppo e non tiene conto di come la polizia gestisce davvero le tantissime manifestazioni che si tengono ogni anno a Berlino.

Uno dei nodi principali riguarda anche l’“ordine pubblico”. Il nuovo governo nero-rosso vuole reintrodurre questo concetto nella legge, così da poter vietare alcune proteste considerate pericolose o estremiste. I ricercatori della HWR non sono d’accordo e avvertono: così si rischia di limitare la libertà delle minoranze e di dare troppo potere alla “società dominante”.

Insomma, la valutazione che doveva chiarire le cose ha finito per complicarle. Mentre polizia e politici chiedono regole più rigide per tenere sotto controllo i “demoturisti” e prevenire abusi, gli accademici spingono per più libertà e meno burocrazia. Una cosa però è certa: a Berlino ne sentiremo ancora parlare, perché anche la legge sulla libertà di manifestare è diventata… un campo di battaglia.

Un insolito cliente al centro commerciale: cinghiale si perde a Köpenick

Momenti di sorpresa – e un pizzico di ilarità – venerdì mattina al centro commerciale Allende-Center, nel quartiere berlinese di Köpenick. Venerdì, intorno alle 9, un cinghiale solitario ha deciso di fare un’imprevista “visita” tra i negozi, scatenando una vera e propria operazione di emergenza per la polizia.

Secondo quanto riportato dal Tagesspiegel, l’animale avrebbe prima tentato di entrare da una porta automatica prima che la stessa si aprisse da sola. Una volta all’interno, il cinghiale si è diretto senza esitazione verso un negozio della catena “Tedi”.

In una foto diffusa dalla polizia su X (ex Twitter), si vede il cinghiale vicino alla cassa, accanto a un frigorifero per bevande. A rendere la scena ancora più ironica, un cartello ben visibile con la scritta “Stop” proprio davanti all’animale – un dettaglio che ha suscitato commenti divertiti online.

Per ragioni di sicurezza, gli agenti hanno fatto evacuare il centro commerciale e lo hanno temporaneamente chiuso al pubblico. In collaborazione con il personale del Tierpark, è scattato il piano di cattura, tutt’altro che semplice: gli spazi stretti e tortuosi del negozio rendevano impossibile un intervento con dardi anestetici. La soluzione è arrivata in modo creativo: con alcune palette di legno, la polizia ha costruito un “tunnel di fuga” che conduceva verso un’uscita laterale del centro. Due agenti, armati di grandi pannelli di legno, sono riusciti a indirizzare il cinghiale lungo il percorso fino al vicino Volkspark.

Dopo quasi tre ore di lavoro, l’animale è finalmente tornato in libertà, senza feriti né danni gravi – salvo quelli, piuttosto evidenti, lasciati tra gli scaffali del negozio. Un’operazione fuori dal comune per la polizia berlinese e un episodio che molti a Köpenick non dimenticheranno facilmente.

Veggienale 2026 al FEZ di Berlino: la fiera della sostenibilità torna il 18 e 19 aprile

La Veggienale torna a Berlino il 18 e 19 aprile 2026 al FEZ Wuhlheide di Köpenick, con due giornate dedicate al vivere sostenibile, alla salute e alla cultura veg e plant‑based.

La fiera propone un ampio mercato con espositori da tutta la Germania e dall’estero, che presentano prodotti e soluzioni legati a alimentazione vegana, cosmesi naturale, moda etica e accessori sostenibili, finanza sostenibile, economia circolare e stile di vita ecosostenibile.

Il programma offre dimostrazioni culinarie dal vivo, conferenze e momenti di confronto su temi ambientali, workshop pratici, insieme ad attività pensate per le famiglie e i più piccoli.

L’evento si svolge sabato 18 aprile dalle 10:00 alle 18:00 e domenica 19 dalle 10:00 alle 17:00.

Il biglietto costa 9 € (7 € ridotto) e l’ingresso è gratuito per gli under 14.

Il FEZ è facilmente raggiungibile con la S‑Bahn S3 e i tram 27, 60 e 67.

Borse di studio da 10.000 euro per artisti

Gli artisti e le artiste del Land Brandeburgo hanno nuovamente la possibilità di candidarsi per dieci borse di studio da 10.000 euro ciascuna, messe a disposizione dal Ministero della Scienza, della Ricerca e della Cultura del Land. Si tratta di un’iniziativa importante che, fin dalla sua introduzione nel 2019, mira a sostenere la crescita e lo sviluppo creativo dei professionisti del settore artistico.

A differenza di molti altri programmi di finanziamento, queste borse non sono vincolate a un progetto specifico: gli artisti possono impiegare i fondi per la propria evoluzione personale e professionale. Le possibilità sono ampie e includono, tra le altre cose, la realizzazione di libri o mostre, la preparazione di spettacoli teatrali o musicali, lo sviluppo di formati digitali, l’acquisto di strumenti o attrezzature tecniche, attività di networking o percorsi di coaching.

Le borse di studio si rivolgono a creatori e creatrici nei campi della letteratura, delle arti visive, della musica e delle arti performative, con l’unico requisito di avere la residenza principale nel Land Brandeburgo. Una novità di quest’anno è che la candidatura potrà essere presentata interamente in formato digitale, semplificando notevolmente la procedura per i partecipanti.

Attraverso queste borse di studio, il Ministero intende ribadire il valore della libertà artistica e la necessità di offrire condizioni stabili per la creazione culturale indipendente. Un passo concreto, dunque, per rafforzare il panorama artistico del Brandeburgo e promuovere l’innovazione nelle sue molteplici forme.

A Berlino quasi un lavoratore su sei lavora per meno di 15 euro l’ora

A Berlino, quasi un lavoratore su sei guadagna meno di 15 euro l’ora. Il salario minimo è attualmente di 13,90 euro, ma chi percepisce meno di questa soglia rischia seriamente la povertà in età pensionabile.

Un minimo più basso delle promesse

Prima della decisione della Commissione sul salario minimo, nel 2025, le aspettative erano più ambiziose. Nel contratto di coalizione, CDU/CSU e SPD avevano indicato 15 euro l’ora nel 2026 come obiettivo “raggiungibile”. Alla fine, però, su proposta della coalizione la ministra del lavoro Bärbel Bas (SPD) ha fissato il nuovo minimo a 13,90 euro l’ora, in vigore dall’inizio del 2026, dopo i precedenti 12,82 euro. Dal 2027 è previsto una nuova soglia fissata a 14,60 euro.

Un problema strutturale in città

In una città come Berlino, con molte occupazioni a basso salario, questo livello è ancora molto lontano dalle esigenze reali. Il deputato berlinese al Bundestag Pascal Meiser (Die Linke) ha chiesto al governo federale un’analisi precisa degli effetti dell’aumento del salario minimo. I dati, resi noti in esclusiva dalla Berliner Morgenpost, mostrano che a Berlino 190.000 lavoratori hanno beneficiato del passaggio a 13,90 euro.

Su un totale di 1,83 milioni di rapporti di lavoro nella capitale, ben 317.000 persone – il 17,3% – guadagnano meno di 15 euro l’ora: in pratica, un occupato su sei. Solo chi raggiunge questa soglia può sperare in una pensione che sia sopra il livello della prestazione minima di sussistenza. A livello nazionale, la quota di lavoratori con un salario inferiore ai 15 euro si ferma intorno al 10%.

Critiche

“Chi tiene in piedi la città ogni giorno ha diritto a un salario decente”, conclude Meiser, eletto nel 2025 nel collegio di Friedrichshain‑Kreuzberg. “Queste cifre mostrano ancora una volta quanto sia urgente per Berlino un salario minimo di 15 euro l’ora”, commenta Meiser. Secondo il deputato della Linke, se il governo vuole davvero che il lavoro duro “renda”, deve affrontare la lobby delle associazioni datoriali che difende forme di dumping salariale e alzare il salario minimo a un livello dignitoso.

Un minimo arrivato tardi

Il salario minimo legale è stato introdotto in Germania solo nel 2015, dopo lunghi dibattiti con una soglia di 8,50 euro l’ora, molto più tardi rispetto a molti altri Paesi occidentali. Da allora è stato aumentato in otto tappe, fino ai 13,90 euro attuali, lungo un percorso che molti giudicano ancora del tutto insufficiente.

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