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Da migranti a expat: Berlino Ovest degli anni ’70 e la città degli italiani di oggi

Era il 1973. Quando eravamo ancora migranti di Paola Agabiti (Abra Books Editrice, 2025) parla indirettamente a molti italiani che oggi scelgono Berlino come nuova casa, pur in un contesto completamente diverso. Il libro racconta gli anni in cui gli italiani erano ancora “migranti” e Berlino Ovest un’isola circondata dal Muro, ma le domande di fondo sono sorprendentemente attuali per chi vive oggi da expat nella capitale tedesca.

Dal 1973 alla Berlino di oggi

L’autrice parte dal 1973, “l’anno del colera a Napoli e del colpo di Stato in Cile”, per intrecciare vicende private e Storia con la S maiuscola: l’amore nato a Terracina con Alex, il trasferimento a Berlino Ovest, la militanza politica, il lavoro con le famiglie italiane emigrate. In queste pagine si ritrova un’altra Berlino, fatta di frontiere, controlli, liste di generi alimentari che “mancano a Est”, ma anche di locali aperti 24 ore su 24, concerti, cinema e una vitalità che molti italiani riconosceranno nella Berlino di oggi.​

Emigrazione italiana: ieri “migranti”, oggi expat

Uno degli aspetti più interessanti per chi legge da Berlino è lo sguardo di Agabiti sull’emigrazione italiana: mentre prepara la tesi sull’emigrazione raccogliendo “trenta storie di vita”, lavora in una cooperativa che si occupa dell’integrazione scolastica dei figli degli immigrati italiani attraverso il bilinguismo. Molte dinamiche ricordano da vicino i temi che ancora oggi discutiamo nei gruppi Facebook e nei Familienzentrum di quartiere: la scuola tedesca, la lingua, il rischio di perdere l’italiano, la fatica di sentirsi sempre “fra due mondi”.​

Berlino come “isola” e laboratorio di convivenza

Colpisce la descrizione di Berlino Ovest come “isola felice” ma anche come spazio artificiale, segnato dalla presenza costante del Muro.

“Sembrava un’isola felice: sovvenzioni per chi investiva o lavorava a Berlino Ovest; i ragazzi tedeschi che studiavano a Berlino Ovest non dovevano fare il servizio militare, obbligatorio nel resto della Germania Federale; sconti sui treni per chi voleva raggiungere Berlino Ovest.”

Per chi vive oggi a Berlino unita, abituato a muoversi liberamente fra Neukölln, Mitte e Prenzlauer Berg, è interessante rileggere la città come laboratorio di convivenza, tensioni politiche e identità multiple: un tema che continua a caratterizzare la metropoli anche nell’epoca degli expat digitali e dello smart working.​

Perché leggerlo a Berlino nel 2026

Per la comunità italiana a Berlino il libro di Agabiti è prezioso per almeno tre motivi:

  • restituisce memoria a una generazione di italiani spesso dimenticata, quella dei migranti degli anni Settanta, che hanno aperto la strada ai “nuovi italiani” arrivati con Erasmus, start up e contratti tech;​
  • ricorda che, dietro ogni trasferimento, ieri come oggi, ci sono non solo opportunità, ma anche paure, precarietà, scelte politiche e affettive;
  • invita a ripensare il nostro modo di abitare Berlino: non solo come playground di opportunità, ma come città con una storia complessa, dove le biografie italiane sono intrecciate alla memoria del Muro, della Guerra fredda, dei movimenti sociali.​

A chi arriva oggi a Berlino, questo libro restituisce sicuramente un’immagine della città meno patinata rispetto a quella odierna, ma allo stesso tempo, come oggi, sempre piena di apertura e sperimentazione, e ci aiuta anche a capire che essere “fuori posto” – fra lingue, culture, paesi – è una condizione che accomuna diverse generazioni di italiani che hanno qui costruito la propria vita.

“Ultimo tango a Berlino” di Marino De Crescente (Pluriversum Edizioni)

Una storia vera: dopo una vita trascorsa a Roma, un padre decide di lasciare tutto e trasferirsi a Berlino per restare accanto al proprio figlio. Nella nuova città si confronta con un lavoro faticoso nella ristorazione, con la prospettiva di un inverno lungo e malinconico da affrontare, con un tessuto sociale complesso in cui inclusione ed esclusione convivono senza sfumature.

In queste pagine si intrecciano memoria personale e osservazione sociale: il difficile ruolo di padre separato in terra straniera, il lavoro e la quotidianità di una metropoli viva e insieme alienante. Berlino diventa così lo sfondo di una ricerca interiore, un luogo dove l’illusione della libertà e la solitudine coesistono, e dove il tango, coltivato con passione, si fa linguaggio di incontro e possibilità di relazione, ricolmo di sentimenti di malinconia e nostalgia, ma anche di passione e sensualità.

L’autore

Marino De Crescente, saggista ed estensore di decine di articoli in ambito psichiatrico e curatore di libri da sempre interessato al concetto di comunità, ha conseguito un Master of Arts in Psychoanalytic Observational Studies presso la University of East London – Tavistock Clinic. È socio fondatore e past vicepresidente dell’INDTC (International Network of Therapeutic Communities), fondatore dell’ISAP (Istituto Studi Avanzati in Psicoanalisi), dell’Associazione Françoise Dolto e della Comunità Passaggi. Da circa trent’anni lavora all’interno delle comunità terapeutiche in psichiatria e attualmente è referente per il Centro Italia dell’Associazione Mito e Realtà. È promotore del Network Psychosocial Green Care Italia. Con Alpes ha pubblicato: La politica delle comunità terapeutiche (2011); per Edup, con Luigi D’Elia, L’ambiente di comunità (2021); Confessioni di un operatore psichiatrico (2025); per Teseo, Banco a Ristoro San Calisto (2022). Ha curato per Alpes Italia: La paura, la noia, la rabbia (2017); Le dimensioni della perversione, della manipolazione e del controllo (2018); Leaders e Followers di fronte ai cambiamenti catastrofici (2019); Elogio del rischio (2020); con Fabiana Manco, La terapia globale nella comunità terapeutica (2020); Gruppi che curano, gruppi che ammalano (2021).

“A Berlino con David Bowie” di Francesco Bommartini in libreria dal 18 aprile

A Berlino con David Bowie di Francesco Bommartini, edito da Giulio Perrone Editore, è un viaggio personale e culturale nella capitale tedesca sulle tracce di uno dei suoi ospiti più illustri: David Bowie. Il libro si inserisce nella collana “Passaggi di dogana” e si propone come una guida narrativa, un diario di viaggio e un saggio musicale, intrecciando la storia della città con quella dell’artista inglese, in particolare durante il suo periodo berlinese tra il 1976 e il 1978.

Struttura e contenuti

Il volume si articola in una serie di capitoli che alternano la narrazione autobiografica dell’autore, le sue esperienze dirette a Berlino, e l’analisi del rapporto tra Bowie e la città. L’indice riflette questa impostazione, con sezioni dedicate sia ai luoghi simbolo di Berlino sia agli snodi fondamentali della carriera di Bowie, come la “Trilogia Berlinese” e l’influenza della scena punk e artistica locale.

Alla scoperta di Berlino

Il libro si apre con un racconto personale: la prima visita dell’autore a Berlino nel 2009, seguita da un progressivo innamoramento per la città durante i viaggi successivi. Bommartini descrive con vivacità le sue impressioni, il freddo tagliente, la maestosità della Porta di Brandeburgo e la visita all’East Side Gallery, sottolineando come la città sia ancora segnata da divisioni, nonostante la caduta del Muro.

L’autore si sofferma sulle trasformazioni urbane e sociali di Berlino, dalla gentrificazione che ha cambiato quartieri come Friedrichshain e Mitte, alla chiusura di luoghi storici come il Tacheles e il Café Sibylle. Emergono nostalgia e malinconia per una città in costante mutamento, ma anche la consapevolezza che il “sogno berlinese” di creatività e cambiamento non è ancora finito.

Berlino e Bowie: un incontro salvifico

Il cuore del libro è il racconto del periodo berlinese di David Bowie. Bommartini ricostruisce con precisione il contesto storico: Berlino Ovest negli anni Settanta, città divisa e simbolo della Guerra Fredda, ma anche rifugio per artisti e outsider. Bowie arriva a Berlino in un momento di profonda crisi personale e creativa, segnato dall’abuso di droghe e da una vita dissoluta a Los Angeles.

L’autore non si limita a una cronaca biografica, ma indaga le ragioni profonde che spinsero Bowie a scegliere Berlino: il desiderio di anonimato, la ricerca di nuovi stimoli artistici, la volontà di rinascita. La città, con il suo “vuoto” e le sue “vibrazioni underground”, diventa per Bowie un luogo di guarigione e di straordinaria creatività.

La Trilogia Berlinese e l’influenza della città

Uno dei capitoli più interessanti è dedicato ai tre album che compongono la cosiddetta “Trilogia Berlinese”: Low, “Heroes” e Lodger. Bommartini analizza come l’ambiente berlinese, la collaborazione con Brian Eno e la scena musicale locale abbiano influenzato il suono e i temi di questi dischi, considerati tra i più innovativi della carriera di Bowie.

L’autore sottolinea il ruolo di luoghi come l’appartamento di Hauptstraße 155, il quartiere di Schöneberg, e club come l’SO36, epicentro della scena punk. La narrazione si arricchisce di aneddoti, citazioni e riferimenti culturali, offrendo al lettore una mappa emotiva e musicale della Berlino di quegli anni.

Arte, letteratura e suggestioni

Bommartini amplia lo sguardo oltre la musica, esplorando il rapporto di Bowie con l’arte contemporanea, la letteratura e la cultura tedesca. Vengono citati artisti come Basquiat e Duchamp, e si riflette sull’influenza dell’espressionismo e della storia berlinese sull’immaginario bowiano. Il libro si sofferma anche su figure come Iggy Pop, compagno di avventure di Bowie a Berlino, e su altri riferimenti culturali, dalla letteratura di Aleister Crowley ai film di Nick Roeg.

Berlino oggi: eredità e trasformazioni

Nelle ultime sezioni, l’autore si interroga sull’eredità di Bowie nella Berlino contemporanea. La città è cambiata, ma resta un polo di attrazione per musicisti, artisti e creativi. Bommartini racconta la scena musicale attuale, i club, i musei e i luoghi che ancora oggi portano tracce del passaggio di Bowie, offrendo consigli e suggestioni per chi voglia esplorare la città sulle orme del Duca Bianco.

Stile e approccio narrativo

Il tono del libro è personale ma mai autoreferenziale. Bommartini alterna la narrazione in prima persona a momenti di analisi storica e musicale, mantenendo un equilibrio tra il racconto soggettivo e l’approfondimento critico. Lo stile è scorrevole, ricco di dettagli e di riferimenti, ma sempre accessibile anche a chi non sia un esperto di Bowie o della storia berlinese.

L’autore dimostra una conoscenza approfondita sia della città sia della figura di Bowie, ma evita il tono accademico o celebrativo. Al contrario, il libro si distingue per la capacità di restituire la complessità di Berlino e del suo rapporto con l’artista, senza cadere nella retorica o nel mito fine a sé stesso.

Impatto e valore

A Berlino con David Bowie si distingue nel panorama editoriale italiano per la sua capacità di raccontare una città e un artista attraverso la lente della propria esperienza, senza mai perdere di vista la dimensione collettiva e storica. Il libro è un omaggio a Berlino come luogo di trasformazione e rinascita, e a Bowie come simbolo di creatività e sperimentazione.

La narrazione di Bommartini restituisce al lettore non solo la storia di un periodo fondamentale per la musica e la cultura pop, ma anche il fascino di una città che continua a reinventarsi.

Francesco Bommartini, con A Berlino con David Bowie, offre un viaggio appassionato e documentato nella capitale tedesca, sulle tracce di uno dei suoi ospiti più celebri. Il libro è al tempo stesso una guida, un diario e un saggio, capace di coinvolgere il lettore e di restituire la complessità di un incontro – quello tra Bowie e Berlino – che ha segnato la storia della musica e della cultura contemporanea.

Consigliato a chi ama la musica, la storia urbana, e a chi vuole scoprire Berlino attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta intensamente, sulle orme di un artista che ha saputo trasformare la crisi in arte e la città in leggenda.