Dopo la proclamazione della cucina italiana come patrimonio Unesco, arriva un’altra buona notizia: Washington rivede al ribasso i dazi punitivi sulla pasta. Roma parla di “successo diplomatico” e spera nella fine del “pastacrisi”.
Gli Stati Uniti fanno marcia indietro sui dazi: una svolta inattesa 🇮🇹🇺🇸
A poche settimane dal riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco, l’Italia può festeggiare un nuovo risultato: gli Stati Uniti hanno ridotto in modo significativo i dazi punitivi previsti per diversi produttori italiani di pasta.
La decisione arriva dopo una revisione preliminare delle misure annunciate lo scorso ottobre, quando Washington aveva ipotizzato un aumento tariffario del 92% per tredici aziende italiane, da sommare al 15% già applicato alla maggior parte delle importazioni europee.
Secondo quanto comunicato dal Ministero degli Esteri italiano, il nuovo quadro tariffario è decisamente più favorevole:
- La Molisana: dazio ridotto al 2,26%
- Garofalo: fissato al 13,98%
- Altri 11 produttori: dazio del 9,09%
Una revisione che, se confermata, eviterebbe un impatto economico pesantissimo per uno dei settori simbolo del Made in Italy.
Il “pastakrieg”: mesi di tensione commerciale tra Roma e Washington
Negli ultimi mesi, tra Italia e Stati Uniti si era aperto un vero e proprio “pastakrieg”, un “guerra della pasta” scatenata dalle accuse americane di dumping: secondo il Dipartimento del Commercio, alcuni produttori italiani avrebbero venduto pasta sul mercato statunitense a prezzi ingiustamente bassi.
Da qui la proposta di un super‑dazio del 91,74%, che sommato al 15% già in vigore avrebbe portato la tassazione complessiva a quasi 107%. L’entrata in vigore era prevista per gennaio 2026.
Per un settore che esporta negli USA quasi 800 milioni di dollari l’anno, il rischio era enorme. Nel 2024, secondo Istat, il valore totale delle esportazioni italiane di pasta ha superato i 4 miliardi di euro.
Diplomazia in azione: Roma convince Washington a rivedere la misura
Per evitare un danno economico e d’immagine, la diplomazia italiana si è mossa rapidamente. L’ambasciata a Washington, insieme al Ministero degli Esteri e a quello dell’Agricoltura, ha avviato un’intensa attività di dialogo con le autorità statunitensi.
Un rappresentante del Dipartimento del Commercio ha dichiarato che una nuova analisi ha mostrato come gli esportatori italiani abbiano fornito chiarimenti sufficienti a superare molte delle criticità iniziali.
La decisione definitiva è attesa per il 12 marzo, ma a Roma prevale l’ottimismo: il “pastakrieg” potrebbe essere davvero vicino alla conclusione.
Le reazioni: soddisfazione del governo e del settore
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha accolto la notizia come la prova che “il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porta risultati”, sottolineando come la cooperazione tra istituzioni e imprese abbia rafforzato l’immagine dell’Italia nel mondo.
Fonti governative attribuiscono inoltre un ruolo importante alle relazioni tra la premier Giorgia Meloni e il presidente statunitense Donald J. Trump, ritenute decisive per favorire un clima di dialogo e per la revisione delle misure antidumping.
Un segnale importante per il Made in Italy
La riduzione dei dazi rappresenta un sollievo per un settore strategico e un messaggio chiaro: la pasta italiana continua a essere un prodotto centrale nel mercato statunitense e un simbolo riconosciuto della qualità agroalimentare del Paese.
Con la decisione definitiva alle porte, l’Italia guarda con fiducia ai prossimi mesi, sperando di chiudere definitivamente una delle dispute commerciali più delicate degli ultimi anni.