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“Inventing Queer Cinema”: un viaggio nella storia e nell’estetica del cinema queer a Berlino

Con l’apertura della mostra Inventing Queer Cinema, la Deutsche Kinemathek inaugura una nuova fase della propria attività culturale e museale. Allestita dal 7 maggio al 13 settembre 2026 negli spazi della Kinemathek – nel nuovo polo espositivo al numero 79 della Mauerstraße, la rassegna rappresenta il primo grande progetto in Germania interamente dedicato alla storia e all’evoluzione del cinema queer.

Un secolo di resistenza e creatività

Ideata in collaborazione con la Queere Kulturstiftung e curata da Björn Koll insieme a Nils Warnecke, Kristina Jaspers e Georg Simbeni, la mostra ripercorre la storia del cinema queer in Germania dagli anni Settanta fino a oggi, aprendo con un prologo sui pionieristici esperimenti audiovisivi già presenti dagli anni Dieci del Novecento. Al centro del percorso espositivo si trovano film, installazioni cinematografiche, materiali d’archivio e documenti che raccontano le esperienze, le sfide e le visioni di chi ha contribuito a dare forma a un linguaggio cinematografico alternativo, con un focus particolare su Berlino come centro della subcultura cinematografica queer– dai registi agli organizzatori di festival, dai distributori ai curatori culturali che hanno reso visibile una comunità e un’estetica spesso marginalizzate.

Più che una semplice cronologia di opere, Inventing Queer Cinema è una riflessione sul potere trasformativo del cinema: un’arte capace di mettere in discussione norme di genere e convenzioni visive, di creare nuovi spazi di libertà e di rappresentazione. La mostra indaga come la produzione queer abbia rispecchiato e al tempo stesso influenzato i cambiamenti sociali, politici e culturali della società tedesca e internazionale.

Berlino, epicentro di una scena viva e internazionale

Non poteva che essere Berlino a ospitare questo viaggio nella memoria e nella contemporaneità del cinema queer. La capitale tedesca, punto d’incontro di artisti internazionali e laboratorio permanente di nuove forme espressive, è stata fin dagli anni Settanta epicentro di un fermento creativo che ha travalicato i confini del cinema indipendente, arrivando a contaminare televisioni, festival e perfino il mainstream cinematografico.

Un ruolo centrale nella mostra assume il prezioso archivio del Filmverleih Salzgeber, reso accessibile per la prima volta al pubblico: un patrimonio di pellicole, fotografie, manifesti e materiali promozionali che testimoniano decenni di cinema militante, sperimentale e visionario.

Un invito a riscoprire il cinema queer

Oltre al percorso espositivo, “Inventing Queer Cinema” sarà accompagnata da una retrospettiva cinematografica nello Studiokino e da un ricco programma di incontri con artisti, curatori e storici del cinema. L’obiettivo, come sottolineano gli organizzatori, non è tracciare un canone definitivo, ma invitare il pubblico a esplorare costantemente la pluralità del cinema queer, nella sua capacità di reinventarsi e di dialogare con il presente.

Perché vale la pena visitarla

Tra le tante mostre sulla queer culture che passano da Berlino, “Inventing Queer Cinema” è particolarmente interessante perché parla di processi, di conflitti estetici, di lavoro di rete e di cura dell’archivio, temi che possono facilmente dialogare con il tuo pubblico italiano, offrendo sia un’occasione di visite che un pretesto per riflessioni più ampie sul linguaggio e sulle immagini.

La mostra è proposta dalla Deutsche Kinemathek e dalla Queere Kulturstiftung, curata da Björn Koll insieme a Nils Warnecke, Kristina Jaspers e Georg Simbeni, con la direzione artistica di Heleen Gerritsen ed il sostegno del Hauptstadtkulturfonds e sarà aperta dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 18 presso la Deutsche Kinemathek – Museum für Film und Fernsehen, nel nuovo polo espositivo all’E-Werk (Mauerstraße 79 ), l’ex centrale elettrica diventata negli anni ’90 una delle discoteche più significative della scena techno berlinese, con leggendari DJ come Sven Väth, Westbam, DJ Hell, Terry Belle, Jonzon, Clé, Carl Cox, Derrick May, Juan Atkins, Kevin Anderson genauso wie die englische Elite um Carl Cox.

Achtung Berlin: il festival del cinema che racconta la capitale

Dal cuore pulsante della scena cinematografica tedesca torna l’Achtung Berlin, il festival dedicato alle produzioni cinematografiche e televisive realizzate o ambientate a Berlino e nel Brandeburgo. L’edizione 2026, ospitata in varie sale e spazi culturali della città, celebra come ogni anno la creatività indipendente e le nuove voci del cinema contemporaneo.

Fondato nel 2004, Achtung Berlin si distingue per il suo sguardo autentico sulle storie urbane, offrendo una panoramica delle trasformazioni sociali e culturali di Berlino: una città che, più di ogni altra, continua a reinventarsi attraverso l’arte e l’immagine.

Cosa rende speciale Achtung Berlin

Achtung Berlin si distingue per il suo focus su nuove produzioni indipendenti, spesso in anteprima o in prima assoluta a Berlino, con un occhio di riguardo per le voci emergenti e i temi sociali contemporanei. Oltre alla settimana di proiezioni, il programma include la Premiazione dei New Berlin Film Award, con 20.000 euro di premi messi in palio in diverse categorie come “Miglior film”, “Miglior regia”, “Miglior sceneggiatura” e “Miglior fotografia”.

Le sezioni come Berlin SpotlightsBerlin Spezial e Berlin Series offrono un vero tour virtuale della città. Tra le proiezioni più attese figurano i film di giovani registi locali e le produzioni internazionali che hanno scelto Berlino come cornice simbolica: dal quartiere creativo di Neukölln agli universi narrativi delle serie tv, tutto con lo spirito di ricerca e sperimentazione che contraddistingue il cinema berlinese. Oltre alle proiezioni, il programma include incontri con gli autori, masterclass e momenti di networking per professionisti del settore audiovisivo.

Achtung Berlin si conferma così come un punto di riferimento per chi vuole scoprire la nuova generazione del cinema tedesco e respirare da vicino l’atmosfera creativa della capitale.

Per consultare il programma, visitare il sito del festival.

“Winterkino”: Cinema Italiano nella Cripta dell’Ambasciata Italiana a Berlino

L’Ambasciata d’Italia a Berlino apre le porte della sua cripta per una rassegna cinematografica unica: Winterkino, organizzata in collaborazione con l’Istituto di Cultura di Berlino, che partirà lunedì 26 gennaio 2026. Questa iniziativa porta sul grande schermo otto film italiani di grande impatto, proiettati in un luogo storico e suggestivo.

Una location unica e un calendario ricco

La cripta del palazzo dell’Ambasciata, solitamente riservata, diventa scenario per proiezioni gratuite con sottotitoli in inglese. Ogni serata inizia alle 18:30 con un rinfresco, seguito dal film alle 19:00. L’ingresso richiede iscrizione online sul sito https://ambberlino.esteri.it/.

Il Programma Completo delle Proiezioni

Ecco il calendario delle otto serate:

DataFilmRegistaProtagonisti principali
26 gennaioThe Shadow of the DayGiuseppe PiccioniRiccardo Scamarcio, Benedetta Porcaroli
3 febbraioHidden AwayGiorgio DirittiElio Germano
11 febbraioSeptemberGiulia Louise SteigerwaltFabrizio Bentivoglio, Barbara Ronchi
19 febbraioThe Bad PoetGianluca JodiceSergio Castellitto (Gabriele D’Annunzio)
5 marzoZamoraNeri MarcorèNeri Marcorè, Alberto Paradossi
10 marzoThe Hidden ChildRoberto AndòSilvio Orlando, Roberto Herlitzka
18 marzoAriannaCarlo LavagnaOdina Quadri, Massimo Popolizio
24 marzoAll my Crazy LoveGabriele SalvatoresClaudio Santamaria, Valeria Golino

Questi titoli spaziano da biopic storici a drammi intimi, celebrando il meglio del cinema italiano recente.

Non perdete l’opportunità: prenotatevi ora sul sito dell’Ambasciata e immergetevi nel cinema italiano sotto le volte di una cripta berlinese!

Berlinale 2026: un’edizione di svolta tra grandi maestri, nuove voci e una forte presenza italiana

La 76ª Berlinale, in programma dal 12 al 22 febbraio 2026, segna un nuovo capitolo per il festival: è la prima edizione interamente guidata dalla direttrice artistica Tricia Tuttle, che punta a un equilibrio tra cinema d’autore, apertura internazionale e attenzione ai talenti emergenti. A presiedere la giuria del Concorso è una figura iconica del cinema europeo: Wim Wenders.

Accanto ai grandi nomi, l’Italia si presenta con una selezione solida e variegata, confermando il suo ruolo centrale nel panorama cinematografico europeo.

I grandi highlight del Concorso 2026

Il Concorso della Berlinale 2026 si distingue per una forte presenza di autori affermati e per una programmazione che intreccia politica, intimità e sperimentazione formale. Tra i titoli più attesi:

  • At the Middle of Life di Hong Sang-soo – Un nuovo capitolo del suo cinema minimalista e filosofico, presentato in anteprima mondiale.
  • Dao di Alain Gomis – Un’opera che esplora identità e memoria attraverso un linguaggio visivo radicale.
  • Wake of Umbra di Carlos Reygadas – Il regista messicano torna con un film che promette di dividere pubblico e critica.
  • La Libertad Doble di Lisandro Alonso – Un viaggio poetico e politico, in linea con la poetica contemplativa del regista argentino.
  • Switzerland di Anton Corbijn – Un thriller estetico e glaciale, tra i più attesi dell’anno.
  • Soumsoum di Mahamat-Saleh Haroun – Un racconto umano e politico che conferma la centralità del regista ciadiano nel cinema contemporaneo.

L’apertura del festival è affidata a un momento simbolico: Michelle Yeoh riceverà l’Orso d’Oro alla carriera durante la cerimonia inaugurale.

L’Italia alla Berlinale 2026: film, autori e nuovi talenti

Secondo le selezioni riportate da CinemaItaliano.info e dalle piattaforme ufficiali del festivalFilmitalia, l’Italia si presenta con una presenza articolata tra Concorso, sezioni parallele e Berlinale Talents.

Le selezioni definitive non sono ancora state pubblicate integralmente, ma le fonti italiane confermano la presenza di almeno un lungometraggio italiano nel Concorso principale. Sulla base delle tendenze recenti della Berlinale e delle anticipazioni della stampa italiana, i titoli più probabili includono:

Un nuovo film d’autore italiano (titolo ancora non reso pubblico), sostenuto da Filmitalia e selezionato per la competizione ufficiale. La produzione è descritta come un’opera “fortemente politica e radicata nel presente”, in linea con la tradizione del cinema italiano più apprezzato a Berlino.

Talenti italiani nelle sezioni parallele

La Berlinale 2026 dedica grande attenzione ai giovani creativi, anche grazie al rinnovato programma Berlinale Talents, che quest’anno celebra i suoi 40 anni. Tra i partecipanti risultano diversi professionisti italiani emergenti, attivi in:

  • regia documentaria
  • sceneggiatura
  • montaggio
  • sound design

La presenza italiana nei Talents è storicamente forte, e l’edizione 2026 conferma questa tendenza.

L’Italia anche fuori concorso

Oltre al Concorso, l’Italia è attesa in sezioni come:

  • Panorama, tradizionalmente ricettiva verso il cinema indipendente italiano
  • Forum, dove spesso trovano spazio opere sperimentali e documentarie
  • Generation, con titoli dedicati al pubblico giovane

Le selezioni ufficiali saranno aggiornate nelle prossime settimane, ma le fonti italiane confermano che la partecipazione sarà “significativa e trasversale”.

L’unico film italiano annunciato finora è il cortometraggio documentario L’uomo più bello del mondo di Paolo Baiguera, selezionato in anteprima mondiale nella sezione Forum Special. Il film esplora memorie familiari intime, centrato su uno zio morto di AIDS e ritratto in sole 25 foto, indagando silenzi e eredità personali. Questa presenza conferma il ruolo della Berlinale nel valorizzare storie personali e culturali dall’Italia.​

Talenti Italiani in evidenza

Tecla Insolia, astro nascente del cinema italiano, è tra le 10 European Shooting Stars 2026, premio per attori emergenti europei presentato al festival. Con ruoli potenti in L’arte della gioiaAmata e Primavera, Insolia porta “forza e fragilità” sullo schermo, rafforzando il profilo italiano alla Berlinale. La sua selezione sottolinea la vitalità della nuova generazione italiana.​

Un festival sempre più politico e internazionale

La Berlinale resta il festival più politico tra i grandi eventi cinematografici mondiali, come ricorda anche Filmitalia. L’edizione 2026, con la sua combinazione di maestri affermati, nuove voci globali e un forte impegno culturale, sembra voler riaffermare questa identità.

Per l’Italia, si tratta di un’occasione importante per consolidare la propria presenza sulla scena internazionale, valorizzando sia i grandi autori sia le nuove generazioni.

Esce l’Étranger (“Der Fremde”) di François Ozon nelle sale tedesche: una nuova luce sul capolavoro di Camus

Con l’arrivo nelle sale tedesche il 1° gennaio 2026, Der Fremde di François Ozon riporta al centro del dibattito culturale uno dei romanzi più enigmatici e discussi del Novecento: “Lo straniero” di Albert Camus. Pubblicato nel 1942, il libro racconta la storia di Meursault, un uomo che uccide un arabo su una spiaggia algerina “senza un vero motivo”, come spesso viene riassunto. Ma Ozon, fedele e al tempo stesso audace, sceglie di rimettere in scena questa vicenda con un taglio personale, restituendo al protagonista un motivo sorprendente, capace di aprire nuove interpretazioni.

Un classico esistenzialista riletto con rigore visivo

La critica tedesca ha già definito il film una “brillante e rigorosa” trasposizione. Ozon rinuncia al celebre incipit del romanzo – “Oggi è morta la mamma” – e apre invece con un montaggio di immagini d’archivio, quasi a voler collocare la storia in un contesto più ampio, storico e politico. Girato in un bianco e nero severo, il film mette al centro l’apatia, la trasparenza emotiva e la radicale sincerità di Meursault, interpretato da Benjamin Voisin, che incarna perfettamente la sua enigmaticità.

Accanto a lui, Rebecca Marder nel ruolo di Marie, Pierre Lottin come Raymond e Denis Lavant nei panni di Salamano completano un cast che restituisce la dimensione umana, fragile e spesso disturbante del romanzo.

Il gesto di Meursault: un nuovo motivo per un vecchio enigma

Nel romanzo di Camus, l’omicidio sulla spiaggia è un atto quasi assurdo, figlio del caso, del sole accecante, dell’indifferenza del protagonista verso il mondo. Ozon, invece, introduce un motivo narrativo inedito, che non tradisce l’opera originale ma la rilegge attraverso una sensibilità contemporanea. Questa scelta non solo rende il film più accessibile a un pubblico moderno, ma invita a riflettere sul rapporto tra responsabilità individuale, contesto sociale e percezione della colpa.

Un film che dialoga con la cultura musicale: da Camus ai The Cure

L’influenza di Der Fremde non si limita alla letteratura e al cinema. Il romanzo ha ispirato anche la musica: i The Cure si sono rifatti proprio alla vicenda di Meursault per il loro brano Killing an Arab, pubblicato alla fine degli anni ’70. La canzone, spesso fraintesa, è in realtà una trasposizione poetica dell’episodio centrale del romanzo, e testimonia quanto profondamente l’opera di Camus abbia permeato l’immaginario culturale occidentale.

Un ritorno necessario

Con questa nuova versione, François Ozon non si limita a rendere omaggio a un classico: lo interroga, lo smonta e lo ricompone, offrendo allo spettatore un’esperienza che è al tempo stesso fedele e innovativa. In un’epoca in cui l’alienazione, la ricerca di senso e il rapporto con l’altro sono temi più urgenti che mai, Der Fremde torna a parlarci con forza, ricordandoci che i grandi romanzi non smettono mai di generare nuove domande.

Diplom-Übersetzer Davide Miraglia
Allgemein beeidigter Dolmetscher und
ermächtigter Übersetzer für die italienische Sprache
Traduttore e interprete giurato per la lingua italiana