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Le alternative vegetali ora più economiche dei prodotti animali: il sorpasso registrato da ProVeg in Germania

Le alternative vegetali conquistano i supermercati tedeschi: per la prima volta costano meno dei prodotti di origine animale. ProVeg ha registrato un calo medio dei prezzi del 5%, segno di un cambiamento concreto nelle abitudini alimentari e nei trend di mercato.

Per molto tempo i sostituti vegetali sono stati considerati una nicchia costosa negli scaffali dei supermercati. Ma questa tendenza si è invertita: secondo un’indagine dell’organizzazione alimentare ProVeg, le alternative vegetali sono ormai in media più economiche del 5 % rispetto ai corrispondenti prodotti di origine animale.

Solo l’anno scorso i prezzi di würstel, affettati, formaggi o bevande vegetali a base di avena e soia risultavano ancora superiori di circa il 16 %. Nell’agosto 2025, ProVeg ha confrontato i prezzi di 12 categorie di prodotti in oltre 100 punti vendita in Germania. Il risultato sorprendente: in quasi tutte le categorie esaminate, i prodotti vegetali sono risultati più economici rispetto all’anno precedente, contrariamente all’andamento generale dei prezzi alimentari.

Il calo è stato particolarmente evidente nella fascia di prezzo più bassa. Würstel, cotolette e bevande a base di avena o soia di origine vegetale costavano in media meno delle corrispondenti versioni animali. Secondo ProVeg, ciò dimostra che le alternative vegetali stanno ormai conquistando il mercato di massa e diventano più competitive grazie all’aumento della domanda e a una produzione più ampia.

L’organizzazione considera questo sviluppo un passo importante verso un’alimentazione più sostenibile. Prezzi più bassi potrebbero ridurre le barriere per i consumatori e facilitare il passaggio a prodotti vegetali, con effetti positivi sia per i consumatori che per l’ambiente.

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Nuove regole cittadinanza italiana 2025 per expat e discendenti. Cosa cambia con il Decreto Legge 28 marzo 2025, n. 36

Novità sulla cittadinanza italiana per expat e discendenti

Il Decreto Legge 28 marzo 2025, n. 36, rappresenta un’importante riforma normativa in materia di cittadinanza italiana, con particolare attenzione ai casi di cittadini italiani nati all’estero e ai discendenti di italiani che vivono all’estero. La normativa è stata poi convertita con modificazioni nella Legge 23 maggio 2025, n. 74, in vigore dal 24 maggio 2025.

Principali novità introdotte

  • Preclusione all’acquisto automatico: Viene stabilita una limitazione all’acquisto automatico della cittadinanza italiana per chi nasce all’estero ed è già possessore di altra cittadinanza. In questi casi non è più scontato ottenere automaticamente la cittadinanza italiana, salvo che si rispettino alcune condizioni specifiche.
  • Condizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana: Sono previsti diversi casi in cui la cittadinanza può essere comunque riconosciuta, anche per chi è nato all’estero con altra cittadinanza, purché:
    • sia stata presentata una domanda entro il 27 marzo 2025 corredata dalla documentazione richiesta, oppure
    • si faccia ricorso a un accertamento giudiziale presentato nello stesso termine,
    • un ascendente di primo o secondo grado possieda o abbia posseduto esclusivamente la cittadinanza italiana,
    • oppure che un genitore o adottante sia stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza italiana e prima della nascita o adozione del figlio.
  • Dichiarazione di volontà per i minorenni: Per i figli minorenni di cittadini italiani per nascita che si trovano in possesso di altra cittadinanza, la dichiarazione per il riconoscimento della cittadinanza italiana potrà essere presentata fino al 31 maggio 2026.
  • Riduzione del requisito di residenza: Il periodo di residenza legale minimo richiesto in Italia da parte del genitore per la trasmissione della cittadinanza ai figli minorenni è stato ridotto da tre a due anni.

Impatto della riforma

Questa nuova disciplina mira a rendere più rigoroso il rapporto tra acquisizione della cittadinanza italiana e reale legame con lo Stato Italiano, limitando l’attuale meccanismo automatico previsto per i nati all’estero con doppia cittadinanza. La riforma intende quindi valorizzare il principio di effettività del vincolo con la Repubblica.

I cittadini italiani residenti all’estero e i loro discendenti dovranno prestare attenzione alle nuove scadenze per la presentazione delle domande di riconoscimento e prendere contatto con gli uffici consolari per procedere in tempo utile.


L’intero testo della legge e i dettagli tecnici sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e presso gli uffici consolari. Per ulteriori chiarimenti si consiglia di rivolgersi agli uffici competenti o a professionisti specializzati in diritto della cittadinanza,

Nuovo studio OCSE: l’origine familiare influenza il reddito dei figli

Lo studio OCSE sulla disuguaglianza sociale mostra come il reddito dipenda ancora dall’istruzione dei genitori: differenze tra Germania, Italia e USA.

La provenienza sociale resta un fattore decisivo per la prosperità futura: un nuovo studio dell’OCSE mostra che il livello di istruzione e la professione dei genitori influenzano in modo significativo quanto gli adulti guadagneranno in futuro. In Germania, l’effetto si colloca nella media internazionale, ma la disuguaglianza delle opportunità è in crescita. Negli Stati Uniti, invece, l’impatto dell’origine familiare è particolarmente marcato.

L’origine come destino

La ricerca, basata su dati di numerosi Paesi OCSE, evidenzia che in media circa il 30 per cento delle differenze di reddito fra adulti può essere spiegato da fattori non modificabili: il sesso, il paese di nascita o lo status socio-economico dei genitori. In Germania questa quota è pari al 24 per cento, il che significa che circa un quarto delle differenze salariali è legato direttamente alla disuguaglianza delle opportunità.

Nei Paesi nordici come Islanda, Danimarca o Finlandia, l’influenza della famiglia d’origine è contenuta (meno del 15 per cento), mentre in Portogallo, Bulgaria e soprattutto negli Stati Uniti essa supera il 40 per cento.

La situazione in Germania

Rispetto alla media, la Germania registra valori inferiori, ma la disuguaglianza tende ad aumentare. L’istruzione e la professione dei genitori restano determinanti per le prospettive di reddito: chi cresce in famiglie con titoli accademici o redditi elevati ha più chance di accedere a lavori ben remunerati. Negli ultimi vent’anni la disuguaglianza è complessivamente cresciuta, soprattutto in Paesi dove in passato era meno pronunciata.

Il ruolo del genere

Accanto all’origine familiare, lo studio evidenzia che il genere rappresenta un fattore ancora più importante. In tutti i Paesi OCSE le donne guadagnano mediamente meno degli uomini, indipendentemente dal livello di istruzione o dalla posizione sociale dei genitori.

Le raccomandazioni dell’OCSE

  • Istruzione prescolastica: investire nell’educazione dalla prima infanzia riduce l’impatto delle differenze familiari.
  • Apprendimento extrascolastico: programmi di sostegno al di fuori dell’aula offrono ai bambini svantaggiati maggiori possibilità di recupero.
  • Istruzione degli adulti: percorsi di formazione continua permettono di colmare divari accumulati nell’infanzia.

Inoltre, una più equa redistribuzione della ricchezza tramite politiche fiscali e sussidi è ritenuta essenziale: solo chi dispone di sufficienti risorse economiche può investire nel proprio futuro e in quello dei propri figli.

Uno sguardo al futuro

Lo studio OCSE sottolinea che l’origine familiare incide ancora fortemente sulle opportunità di vita nella maggior parte dei Paesi. Pur collocandosi al di sotto della media internazionale, la Germania registra una disuguaglianza in crescita. Politiche educative inclusive, misure di redistribuzione e sostegno alle famiglie saranno quindi fondamentali per garantire maggiore uguaglianza di opportunità.

Iniqua distribuzione della ricchezza in Germania: uno sguardo ai dati

In Germania, la ricchezza cresce ma si concentra sempre più nelle mani di pochi. I dati ufficiali mostrano un divario patrimoniale in aumento, aggravato dall’inflazione e dalla stagnazione dei redditi più bassi.

I dati più recenti dell’Indagine sulla ricchezza 2023 della Bundesbank (PHF) evidenziano l’elevata concentrazione della ricchezza in Germania. Il 10 % più ricco delle famiglie possiede circa il 60 % del patrimonio netto totale. Al contrario, il 10 % più povero dispone di pochissimi beni – molti sono addirittura indebitati. Questa disuguaglianza è evidente anche nel confronto europeo: secondo l’Household Finance and Consumption Survey (HFCS) della Banca Centrale Europea, la Germania si colloca tra i paesi con la maggiore disuguaglianza patrimoniale nell’UE.

Evoluzione negli ultimi dieci anni

Le differenze patrimoniali si sono ulteriormente accentuate negli ultimi anni. Mentre il 10 % più ricco ha beneficiato di un aumento sostanziale della propria ricchezza, la metà più povera della popolazione ha registrato una crescita quasi nulla. La Bundesbank osserva che “gli incrementi patrimoniali nei decili superiori sono nettamente più marcati rispetto a quelli inferiori”.

Circolano cifre come “8 mila miliardi di euro di ricchezza aggiuntiva” per il 10 % più ricco e “meno di 300 miliardi di euro” per il 50 % più povero, ma queste non provengono da fonti ufficiali e servono più che altro a illustrare il divario. Tuttavia, la tendenza è confermata dai dati: la ricchezza dei più abbienti cresce molto più rapidamente rispetto a quella delle famiglie meno agiate.

Impatto dell’inflazione

L’inflazione accentua ulteriormente le disuguaglianze sociali. Lo sviluppo reale della ricchezza viene rappresentato spesso in modo distorto poiché molte statistiche non tengono conto dell’inflazione. Le famiglie a basso reddito, che destinano una parte significativa del loro budget a energia e alimenti, sono particolarmente colpite. Secondo un’analisi dell’Istituto dell’Economia Tedesca (IW Köln), l’inflazione grava maggiormente su questi gruppi, poiché il loro consumo è fortemente legato ai bisogni primari.

Un nodo politico da sciogliere

La Germania sta vivendo una crescita della ricchezza – ma concentrata soprattutto nelle fasce di reddito più elevate. Per la metà più povera della popolazione, lo sviluppo patrimoniale è quasi nullo, e l’inflazione peggiora ulteriormente la loro situazione finanziaria. La questione di una distribuzione più equa e di misure politiche efficaci diventa quindi sempre più urgente.

Tassa di successione in Germania: Söder punta al federalismo, Spahn, Verdi e SPD chiedono più giustizia fiscale

Germania: Söder propone la gestione regionale della tassa di successione, Spahn chiede più giustizia nella distribuzione della ricchezza

In Germania sta crescendo il dibattito sulla tassa di successione, un tema sensibile che coinvolge tanto le questioni di federalismo quanto quelle di equità sociale.

Il leader bavarese Markus Söder (CSU) ha proposto di affidare la regolazione della tassa di successione ai singoli Länder, anziché a un livello federale. L’idea è che ogni regione possa stabilire aliquote e regole adeguate alla propria realtà economica, difendendo così le imprese familiari e le famiglie che temono un inasprimento fiscale. La Baviera in particolare sostiene da tempo una politica fiscale che favorisce il mantenimento dei patrimoni familiari locali.

Dall’altra parte, il presidente della CDU Jens Spahn ha sollevato con forza la questione delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza esistenti in Germania. In un recente intervento, Spahn ha ammesso che chi già possiede tende ad accumulare ricchezza senza un grosso sforzo proprio, grazie all’aumento del valore di immobili, azioni e altri asset, in particolare negli anni di bassi tassi di interesse. Spahn ha definito questo uno “problema di distribuzione del patrimonio” ed è favorevole a rivedere la tassa di successione per renderla più giusta.

La sua proposta ha trovato anche il sostegno della formazione ambientalista dei Verdi. La co-presidente della frazione parlamentare, Katharina Dröge, ha espresso apprezzamento per l’apertura di Spahn, richiamando la necessità di eliminare le attuali eccezioni che permettono a grandi patrimoni di essere ereditati quasi totalmente esentasse. I Verdi propongono di introdurre dilazioni pluriennali per agevolare il pagamento senza mettere a rischio le imprese familiari. Dröge ha sottolineato che una riforma si dovrebbe concentrare sui grandi patrimoni, non colpire la casa di famiglia della classe media, e ha invitato la CDU a tradurre le parole in atti concreti.

Il tema è molto sentito, perché in Germania ogni anno vengono ereditati circa 400 miliardi di euro, di cui però solo una piccola parte viene effettivamente tassata. Questo comporta una perdita significativa per le casse pubbliche, secondo la critica di Spahn, che ha ricevuto appoggio anche da altre componenti della coalizione di governo e dai socialdemocratici. Tim Klüssendorf, segretario SPD, ha ribadito che si tratta di una questione di giustizia fiscale, sottolineando come non si voglia colpire la classe media, ma chiedere ai grandi patrimoni un contributo maggiore per il bene della società.

Dennis Radtke, presidente della Christlich-Demokratischen Arbeitnehmerschaft (CDA), ha richiamato l’attenzione su alcune incongruenze del sistema attuale, dove esistono molte eccezioni e privilegi difficilmente giustificabili, che penalizzano i redditi normali. La proposta condivisa è quella di eliminare queste discrepanze e introdurre una tassa di successione più equa senza necessariamente aumentare le aliquote, bensì rimuovendo le esenzioni ingiustificate.

Non manca però il fronte critico, rappresentato ad esempio dalla FDP, che avverte come un aumento delle imposte sulle successioni rischierebbe di danneggiare la competitività delle imprese e la continuità delle attività economiche familiari. La discussione sul tavolo è dunque complessa e tocca interessi economici, sociali e politici delicati.

In sintesi, la proposta di Söder sottolinea l’importanza del federalismo fiscale e della flessibilità regionale, mentre la posizione di Spahn, affiancata dai Verdi, richiama con forza la necessità di una maggiore giustizia sociale nel sistema fiscale, per una distribuzione più equilibrata della ricchezza ereditaria in Germania.

Per un pubblico italiano questa riflessione è interessante anche perché in Italia la questione della tassazione delle successioni divide da anni il dibattito politico. Facendo un confronto con il dibattito italiano, si nota subito una differenza culturale e politica sostanziale. Mentre in Germania il dibattito sulla riforma delle tasse di successione coinvolge anche forze conservatrici su basi di argomentazioni concrete e ricerca di equità, in Italia la proposta di riforma di questo tipo è spesso ricevuta in un clima più polarizzato. Nel dibattito pubblico italiano, chiunque sollevi la questione di aumentare o modificare la tassazione sulle successioni viene molto spesso etichettato come “comunista” o estremista, in una sorta di clima maccartista che limita il confronto sereno. Ciò rende il dibattito fiscale italiano molto più polarizzato e ostacolato rispetto all’approccio più pragmatico che si sta sviluppando in Germania.