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Marzo 2026: Le nuove normative che entrano in vigore in Germania

Da marzo 2026 entrano in vigore diverse normative chiave in Germania, che spaziano dalla difesa alla sanità, passando per incentivi alle imprese e regole sulla mobilità. Queste misure, annunciate dal governo di Friedrich Merz, mirano a potenziare la sicurezza nazionale, stimolare l’economia e adattare il sistema sociale alle sfide attuali.

Armi e munizioni più rapide per la Bundeswehr

La Beschleunigungsgesetz semplifica drasticamente le procedure di approvvigionamento per sistemi d’arma e munizioni, rendendo la Bundeswehr più efficace e moderna. Questo include anche accelerazioni per la pianificazione di caserme e infrastrutture militari. Il cancelliere Friedrich Merz ha sottolineato: «Con queste nuove regole, assicuriamo alle nostre soldatesse e ai nostri soldati ciò di cui hanno bisogno per diventare la più forte armata convenzionale d’Europa».

Impulsi per startup senza burocrazia

La Standortfördergesetz facilita gli investimenti per startup innovative, migliorando il quadro per capitali privati in infrastrutture, energie rinnovabili e venture capital. Vengono ridotte o eliminate obblighi di verifica, segnalazione e notifica, rendendo la Germania più attraente per giovani imprese. L’obiettivo è un sostegno finanziario snello e immediato all’innovazione.

Aumento contributi casse malattia per pensionati posticipato al 1° marzo

Molte casse malattia tedesche hanno alzato i contributi aggiuntivi dal 1° gennaio 2026, ma per i pensionati l’entrata in vigore è fissata solo al 1° marzo, come previsto dalla legge. Questo implica un aumento dei costi per gli assicurati over 65, che dovranno adeguarsi con tempismo ritardato rispetto agli altri.

Contrassegno nero per ciclomotori ed e-scooter

Dal 1° marzo 2026, ciclomotori ed e-scooter devono essere dotati di un nuovo contrassegno assicurativo nero, che cambia colore ogni anno all’inizio della stagione. Questa novità rafforza i controlli sulla copertura assicurativa per questi veicoli leggeri, promuovendo una maggiore sicurezza stradale in tutta la Germania.

Amministrazione della giustizia e separazione delle carriere in Germania in prospettiva del referendum italiano

Nel dibattito italiano sulla giustizia, soprattutto in vista del referendum di marzo, la Germania viene spesso evocata come esempio di “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri. Ma ciò che accade oltre il Brennero è più complesso e, per certi versi, sorprendente: le funzioni di giudici e PM sono sì distinte, ma non esiste nulla di paragonabile al nostro Consiglio Superiore della Magistratura, né un sistema di autogoverno unitario della magistratura. Il cuore del modello tedesco non è la separazione tra due “corpi” professionali, bensì la diversa posizione costituzionale dei due ruoli: giudici pienamente indipendenti, pubblici ministeri inseriti gerarchicamente nell’esecutivo e soggetti alle istruzioni del Ministro della giustizia del Land.

Comprendere come funziona davvero questo assetto aiuta a leggere con più lucidità il confronto italiano. In Germania, infatti, il governo della giustizia è fortemente decentrato e affidato ai Ministeri dei Länder, che hanno un ruolo decisivo nelle nomine, nelle carriere e nella disciplina. I tribunali dispongono di forme di autogoverno interno, ma non esiste un organo centrale che garantisca l’indipendenza della magistratura nel suo complesso come il CSM in Italia. È un sistema che combina indipendenza del giudice, controllo politico sulla pubblica accusa e una serie di contrappesi interni, e che da anni è oggetto di discussione anche in Germania stessa.

La seguente panoramica serve a chiarire un punto essenziale: quando si parla di modelli stranieri, è utile guardare ai dettagli, non agli slogan.

Separazione tra giudici e pubblici ministeri

  • Giudici (Richter) e pubblici ministeri (Staatsanwälte) appartengono a due ruoli giuridici diversi e svolgono funzioni separate; il PM è parte nel processo e non può esercitare funzioni giurisdizionali, che spettano solo al giudice.​
  • Dopo il percorso di studi e i due esami di Stato, i giuristi possono entrare in carriera come giudici o come pubblici ministeri, ma l’ordinamento consente in linea di principio passaggi da una funzione all’altra nel corso della carriera (mobilità interna), il che fa sì che il “corpo” dei giuristi giudicanti e requirenti resti vicino sul piano culturale e di status.
  • I giudici sono indipendenti per Costituzione nell’esercizio della funzione (art. 97 GG: indipendenza e soggezione solo alla legge), mentre i pubblici ministeri sono organizzati gerarchicamente e sottoposti anche a istruzioni del superiore e, in ultima istanza, del Ministro della giustizia del Land competente (sezioni 146–147 GVG).

Un esempio: il Ministro di giustizia di un Land può impartire direttive generali o anche singole istruzioni alla procura, mentre non può dare ordini al giudice su come decidere una causa.

Posizione del pubblico ministero (dipendenza dall’esecutivo)

  • Le procure sono strutturate gerarchicamente: procuratore presso il tribunale, procuratore generale presso la corte d’appello del Land, fino al Ministero della giustizia del Land; a livello federale esiste solo il procuratore generale federale presso la Corte federale di giustizia (Generalbundesanwalt).
  • I pubblici ministeri sono considerati parte del potere esecutivo (non del potere giudiziario in senso stretto) proprio perché sottoposti al potere di istruzione del Ministro; questa dipendenza è stata ritenuta sufficiente dalla Corte di giustizia UE per negare alle procure tedesche la qualifica di “autorità giudiziaria” ai fini del mandato di arresto europeo.

Organi che “controllano” e governano giudici e PM

In Germania non esiste un Consiglio superiore della magistratura sul modello italiano; il governo della giustizia è frammentato tra livelli federale e dei Länder e tra esecutivo e forme di autogoverno interno.

Ministeri della giustizia

  • L’amministrazione della giustizia ordinaria è competenza principalmente dei Länder; a livello federale il Bundesministerium der Justiz amministra le corti federali, mentre i Ministeri della giustizia dei Länder amministrano i tribunali e le procure dei rispettivi territori.
  • I Ministeri hanno un ruolo decisivo in materia di nomine, promozioni, trasferimenti e disciplina di giudici e PM, spesso con la collaborazione di commissioni di selezione dove siedono rappresentanti dei parlamenti regionali e della magistratura; in molti Länder, però, la decisione finale resta al Ministro.

Autogoverno interno dei tribunali

  • Presso i tribunali operano organi collegiali interni (come i consigli presidenziali) composti da giudici eletti dai pari, responsabili ad esempio della distribuzione dei fascicoli e del piano annuale di assegnazione delle cause, che non può essere modificato arbitrariamente dalla direzione o dal Ministero.​
  • Esistono inoltre tribunali disciplinari o sezioni competenti a decidere su controversie relative a misure amministrative che possano minacciare l’indipendenza del giudice; in ultima istanza, sono sempre i giudici a valutare se l’amministrazione ha violato l’indipendenza giudiziaria.​

Assenza di un CSM e dibattito sulle riforme

  • La dottrina e le associazioni di magistrati sottolineano da anni che la mancanza di un autogoverno forte (tipo CSM) e la forte influenza dei Ministeri nelle nomine e carriere può rappresentare una criticità per l’indipendenza, soprattutto della pubblica accusa.
  • Alcune proposte chiedono la creazione di organi di autogoverno (consigli della magistratura) con competenze su nomine, promozioni e disciplina, riducendo il ruolo diretto dei Ministeri; si tratta però di proposte di riforma, non ancora generalizzate.

In sintesi rispetto al modello italiano

  • In Italia il dibattito riguarda la separazione netta delle carriere e la diversa composizione del CSM; in Germania le funzioni sono già distinte, ma la vera linea di frattura passa tra giudici (indipendenti) e PM (gerarchicamente subordinati all’esecutivo), non tra “corpi” con governi autonomi separati.
  • In Germania non c’è un CSM che garantisca autogoverno unitario: il “controllo” su giudici e PM è esercitato in larga parte dai Ministeri della giustizia dei Länder e dal Ministero federale, con alcuni contrappesi dati da organi interni dei tribunali e dai giudici stessi.

Aborto in Germania: presto depenalizzato? 

Il governo federale deciderà a breve le sorti del famigerato articolo 218 del codice penale che criminalizza l’interruzione di gravidanza

A marzo 2024 verrà indicata la strada da seguire nel lungo e acceso dibattito sull’aborto. Una commissione di medici, giuristi ed esperti di etica nominata dal governo federale presenterà le sue conclusioni. Gli esperti hanno passato un anno alla ricerca di norme che permettessero di abortire “al di fuori del codice penale”. 

Secondo l’articolo 218 del codice penale, l’aborto è ancora un reato. Tuttavia, esistono già diverse eccezioni. Per non incorrere nel reato di cui sopra, le donne possono rivolgersi per tempo a consultori riconosciuti ed eventualmente abortire entro le prime dodici settimane di gravidanza. In questo caso si applica l’articolo 218a che non rende perseguibili le parti coinvolte. A fronte di queste eccezioni previste dalla legge stessa, nella prassi quotidiana, ci si domanda quindi, se ci sia effettivamente bisogno di abolire l’articolo in toto.

Per Ulle Schauws, portavoce dei Verdi per le politiche femminili, l’articolo 218 farebbe venir meno il diritto all’autodeterminazione della donna. Ma non tutti la vedono così, persino nella coalizione attualmente al governo formata da Socialdemocratici, Verdi e Liberaldemocratici. Mentre Verdi e Socialdemocratici si sono spesso espressi a favore dell’abolizione dell’articolo 218, i Liberaldemocratici rimangono contrari. Non c’è “spazio alcuno“ per l’abolizione tout court dell’articolo, ha dichiarato Katrin Helling-Plahr, responsabile affari legali dei Liberaldemocratici.

Il risultato della commissione servirà solo come raccomandazione. I partiti della coalizione dovranno poi trovare una soluzione a un dibattito che dura da decenni. Ci riusciranno?

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Niente cittadinanza agli antisemiti

La naturalizzazione in Germania diventa più impegnativa. Infatti, con la riforma della legge sulla cittadinanza, in futuro sarà sì possibile ottenere il passaporto tedesco più rapidamente, ma per certi versi sarà anche più difficile. Ad esempio, si dovrà essere in grado di vivere del proprio lavoro. La riforma sottolinea anche che gli antisemiti non hanno alcun diritto di cittadinanza poiché l’ebraismo fa parte della Germania. Chi non lo accetta non può essere naturalizzato. Questo è quello che ha deciso oggi il parlamento tedesco.

La Germania facilita l’integrazione con la doppia cittadinanza

Il parlamento tedesco ha approvato oggi una proposta di legge che modifica la legge sulla cittadinanza. La proposta di legge renderà più facile ottenere la cittadinanza tedesca, compresa la possibilità di avere due cittadinanze, ovvero il doppio passaporto. In precedenza, le persone che volevano ottenere la cittadinanza tedesca dovevano rinunciare alla propria cittadinanza precedente. Questa regola è stata criticata da molti perché considerata come un ostacolo all’integrazione.

Con la nuova proposta di legge, l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza precedente sarà abolito. In futuro, le persone che vorranno ottenere la cittadinanza tedesca dovranno solo dimostrare di essere integrate in Germania e di conoscere la lingua tedesca. Questa regola vale anche per le persone nate e cresciute in Germania, che non dovranno più rinunciare alla propria cittadinanza precedente se vorranno ottenere la cittadinanza tedesca.

I bambini nati in Germania da genitori stranieri otterranno automaticamente la cittadinanza tedesca se uno dei genitori vive legalmente in Germania da almeno cinque anni e ha un permesso di soggiorno illimitato. Ciò è molto importante è importante perché ormai sono molti gli studi che hanno dimostrato che i bambini e gli adolescenti con un background migratorio hanno maggiori possibilità di successo scolastico se hanno la cittadinanza tedesca.

La legge entrerà in vigore tre mesi dopo la sua promulgazione.