Archivi categoria: Politica e società | Politik und Gesellschaft

Milano, la nuova casa dei milionari: il richiamo del lusso e dei vantaggi fiscali

New York è ormai superata? Sempre più milionari scelgono Milano come nuova residenza, lasciandosi alle spalle capitali storiche come Londra o New York. Il fenomeno, emerso con forza nel 2025, è confermato dal rapporto della società londinese Henley & Partners: nel capoluogo lombardo c’è un milionario ogni dodici abitanti – una densità più alta che a Manhattan o nella City.

Tra i nuovi arrivati figurano nomi noti come Boris Becker, l’imprenditore egiziano Nassef Sawiris e il banchiere Richard Gnodde di Goldman Sachs. In tutto, circa 3.600 milionari hanno trasferito la loro residenza in Italia nel 2025, portando con sé oltre 20 miliardi di euro in capitali liquidi.

La “Regola CR7” e i vantaggi fiscali

Uno dei motivi principali del boom è il regime fiscale agevolato introdotto nel 2017 e soprannominato “regola CR7”, in riferimento a Cristiano Ronaldo. Chi sposta la propria residenza in Italia può pagare una tassa forfettaria di 200.000 euro all’anno su tutti i redditi prodotti all’estero, per un periodo massimo di quindici anni. A ciò si aggiungono una bassa tassazione sulle eredità e una vita di alto livello a costi inferiori rispetto ad altre metropoli globali.

Lusso, cultura e nuove disuguaglianze

Milano offre il mix perfetto di business, moda e cultura. Nei quartieri di BreraCityLife o nel Quadrilatero della Moda, si moltiplicano gli attici e i palazzi storici trasformati in residenze di prestigio. La presenza della Scala, dei grandi musei e di eventi come la Settimana della Moda o il Salone del Mobile rafforza il suo status di capitale del lusso europeo.

Tuttavia, questo successo ha un prezzo: gli affitti sono alle stelle e molti milanesi sono costretti a trasferirsi nell’hinterland. La città dei super-ricchi rischia così di diventare sempre più elitaria, con un divario crescente tra quartieri di lusso e periferie popolari.

Sesso e consenso: riflessioni dal mondo queer

L’Italia si accinge ad approvare una legge sul consenso sessuale, sancendo un principio in fondo molto semplice: senza un sì esplicito, non c’è consenso. Una norma che nasce sull’onda del dibattito globale #MeToo, ma che porta con sé un interrogativo più profondo: come si traduce il consenso in contesti dove la comunicazione è tacita, fisica, intuitiva – come nel mondo del cruising gay?

Un recente articolo di Jeff Mannes, pubblicato sulla rivista berlinese Siegessäule affronta esattamente questo nodo. Racconta di una serata in un cruising bar di Berlino, tra corpi, sguardi e gesti – il linguaggio proprio del cruising. Finché qualcosa interrompe improvvisamente l’equilibrio del tacito accordo: un atto inatteso, mai discusso a parole, che trasforma l’eccitazione in disagio. Non un’aggressione, ma una zona grigia del desiderio, dove il consenso diventa terreno scivoloso e instabile.


“La cultura del cruising è un modello diverso. Vive di codici, di allusioni, di rischi. Della possibilità che qualcosa accada senza che venga detto apertamente. Questo è il suo punto di forza, ma anche la sua debolezza.”
Jeff Mannes

Mannes lo dice chiaramente: “Konsens ist kein Zustand, Konsens ist ein Prozess.” Ovvero, il consenso non è uno stato — nel senso di condizione —, un evento concluso che si firma e si archivia, ma qualcosa che si costruisce e si rinnova nel tempo . Questa distinzione tra Zustand e Prozess, tra stato e processo, è cruciale.
Pensare il consenso solo come Zustand — un sì dato una volta per tutte — corrisponde a una visione statica, giuridica, e in fondo rassicurante: si spunta una casella, si dichiara un assenso, si è protetti. Ma nella realtà del desiderio, come nella vita, il consenso è invece un Prozess: fluttuante, reattivo, intrecciato ai segnali del corpo e alle emozioni che cambiano. Il consenso può nascere, esitare, dissolversi, rinascere.

Linguaggi del desiderio e limiti del “solo sì è sì”

Ecco la sfumatura mancante nel dibattito tra opposte posizioni sul nuovo disegno di legge italiano. È certo una legge necessaria perché protegge chi finora non è stato creduto. Ma introduce anche una sfida: come conciliamo una visione giuridica del consenso con la complessità dell’intimità reale, fatta di emozioni, titubanze, giochi di potere e codici non verbali?
Perché nelle pratiche dove il linguaggio del corpo sostituisce la parola, come nel cruising , il consenso non è dichiarato una volta per tutte, ma continuamente negoziato attraverso lo sguardo, i gesti, le reazioni o, insomma, una comunicazione non verbale. Non perché le parole siano inutili — anzi, la comunicazione resta cruciale — ma perché esistono situazioni in cui il corpo parla prima della bocca. Dove desiderio, rischio e ambiguità coesistono in un fragile equilibrio di fiducia reciproca tenendo ben presente che la libertà erotica non è l’assenza di limiti, ma la loro capacità di mutare senza essere infranti.

Dal corpo alla legge: verso una nuova consapevolezza

Forse è proprio qui che il dibattito sul nuovo progetto di legge italiano può arricchirsi di alcune riflessioni: il consenso non è solo una questione legale e la distinzione tra Zustand e Prozess ci invita a pensare a una alfabetizzazione del consenso capace di includere non solo il diritto, ma anche la psicologia, l’empatia e l’ascolto dei segnali corporei, il rispetto anche dell’indecisione o del ripensamento.

In questo senso, il progetto di legge sul consenso sessuale potrebbe diventare anche un progetto di educazione sentimentale, dove imparare a leggere i segnali propri e altrui è parte integrante della libertà sessuale. Come scrive Mannes, non sempre chi sbaglia lo fa per cattiveria — a volte è la curiosità a superare la percezione del limite. Eppure, il limite esiste e imparare a percepirlo è parte della libertà sessuale.

Una nuova cultura del consenso

Il disegno di legge italiano è il punto di partenza, non di arrivo. Serve a fissare i limiti minimi, ma le relazioni umane richiedono qualcosa di più: sensibilità, attenzione, capacità di “stare nel processo”. Il vero consenso non è una firma, ma un dialogo continuo, appunto un Prozess. E come ogni processo, richiede ascolto, autoconsapevolezza, responsabilità e disponibilità a fermarsi.

Perché, come ricorda Mannes con ironia berlinese, certe notti insegnano più di molte leggi: meglio fermarsi in tempo, prima di ritrovarsi a camminare per venti minuti per le strade di Berlino, facendosi lugubraggini mentali sul vero significato del consenso.

Tedeschi troppo spesso in malattia? Dati reali, confronto OCSE e polemica sull’inabilità al lavoro

In Germania si discute se i lavoratori si ammalino “troppo”, dopo che il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha criticato i circa 14–15 giorni di assenza media l’anno per malattia per persona. I dati mostrano però un quadro più complesso: le giornate di malattia sono aumentate anche perché oggi vengono registrate in modo più completo.

Quanti giorni di malattia hanno i lavoratori

Secondo la cassa malattia DAK, nel 2024 i lavoratori sono stati in media 19,5 giorni all’anno in malattia, con cause come infezioni respiratorie, disturbi psichici e problemi muscolo-scheletrici come il mal di schiena. Il Destatis calcola circa 14,8 giorni, ma considera solo le assenze dal terzo giorno in poi; entrambe le rilevazioni indicano comunque un livello relativamente stabile negli ultimi anni.

Confronto internazionale e ruolo della telefonica

I dati OCSE stimano per la Germania 24,9 giorni di malattia pagata nel 2022, il valore più alto tra i Paesi analizzati, ma i confronti sono difficili perché ogni Stato registra e remunera la malattia in modo diverso. In Germania lo stipendio è pieno fin dal primo giorno per sei settimane, mentre in Paesi come la Svezia il primo giorno non è pagato, il che influenza le statistiche e il comportamento dei lavoratori.

Possibilità di mettersi in malattia telefonicamente: dibattito politico

Oggi ci si può far mettere in malattia anche telefonicamente per disturbi lievi, ma solo se si è già pazienti dello studio medico e di norma per un massimo di cinque giorni (o sette con video consulto). Dopo le critiche di Merz, la ministra della Salute Nina Warken (CDU) vuole rivedere le regole per evitare abusi e limitare le attestazioni rilasciate da piattaforme online, mentre i Verdi difendono la telefonische Krankschreibung come strumento utile per alleggerire gli studi medici e ridurre i contagi in sala d’attesa

Eredità, patrimonio, istruzione: quanta disuguaglianza c’è in Germania

La SPD ha presentato un concetto per una riforma dell’imposta sulle successioni. Il partito mira non solo a maggiori entrate, ma anche a più giustizia. Quanto è urgente? Tre temi importanti analizzati.

1. Eredità

Nel rapporto biennale sulle sovvenzioni, il governo federale rende trasparente con chi lo Stato sia così generoso. Secondo l’ultima edizione di settembre 2025, ci sono dieci agevolazioni fiscali che costano allo Stato oltre un miliardo di euro ciascuna. Al primo posto ci sono le agevolazioni per chi eredita o riceve in donazione imprese o quote di società per azioni: 8,8 miliardi di euro, più del doppio del secondo posto. Queste esenzioni da 8,8 miliardi si contrappongono a entrate di 13,3 miliardi dall’imposta sulle successioni e donazioni. Il dibattito sull’imposta tocca questioni fondamentali di giustizia: chi nasce in famiglie benestanti dovrebbe restituire di più alla collettività?

Le statistiche ufficiali registrano per il 2024 eredità per 64,1 miliardi di euro e donazioni per circa 49 miliardi. Ma queste sono solo le somme tassate: grazie a franchigie generose, il volume reale è molto più alto. Uno studio del DIW del 2017 stima il volume annuo di eredità e donazioni fino al 2027 fino a 400 miliardi di euro. La Deutsche Bank nel 2024 ha pubblicato un sondaggio IfD Allensbach: in Germania Ovest solo un quarto si aspetta un’eredità, all’Est uno su sei. Più della metà degli eredi potenziali valuta il valore oltre i 250.000 euro. Nel rapporto sulla povertà e ricchezza del dicembre 2025 si legge che il 10% più ricco riceve quasi la metà di tutte le eredità e donazioni, mentre il 50% più povero solo il 7%.

2. Patrimonio

Lo stesso rapporto sulla povertà e ricchezza offre dati sulla distribuzione della ricchezza. Alla fine del 2023, il patrimonio netto privato in Germania ammontava a 20,4 trilioni di euro, secondo i conti nazionali del Destatis. La distribuzione emerge da indagini come l’EVS del Destatis, che sottostima il totale perché non tutti dichiarano il proprio benessere. L’ineguaglianza è marcata: il 10% più ricco delle famiglie possiede il 54% del patrimonio netto totale. Per entrare nel 10% più ricco servono circa 780.000 euro netti. Si nota anche una netta differenza Est-Ovest: all’Ovest bastano 143.000 euro per essere nella metà più ricca, all’Est solo 36.000.

3. Istruzione

In Germania, l’origine familiare influenza particolarmente il successo educativo, più che altrove. Secondo il rapporto Hochschul-Bildungs-Report 2020, solo il 27% dei figli di non laureati inizia l’università, contro il 79% dei figli di laureati. Il problema inizia presto: i bambini da famiglie istruite frequentano meno l’asilo nido, pur beneficiandone di più. Nelle scuole di quartieri difficili le condizioni di apprendimento sono peggiori. Già tra i bambini piccoli, le statistiche mostrano grandi differenze nei risultati, a seconda del contesto sociale. Anche con prestazioni uguali, i figli di non laureati hanno meno chance di andare al ginnasio, come mostra lo studio Iglu 2021 sulla competenza di lettura nelle elementari.

Pusher a domicilio a Berlino: flyer, WhatsApp e nuovi servizi di consegna di droga

A Berlino i volantini della droga finiscono ormai direttamente nelle cassette della posta. In quartieri come Friedrichshain sono comparsi flyer mitici come “Mike VIP Shuttle”, completi di numero WhatsApp, minimo d’ordine di 50 euro e lista di sostanze: cocaina, weed, speed, MDMA, mefedrone, crystal, monkey dust, GHB, ecc., ognuna con il proprio simbolo.​

Secondo la polizia si tratta solo dell’ultima evoluzione di un sistema già noto: dopo biglietti da visita, adesivi con QR-Code e contatti su Telegram, ora i cosiddetti “Kokstaxis” cercano clienti con una pubblicità sempre più sfacciata, mentre gli autisti vengono regolarmente arrestati e i veri organizzatori restano nell’ombra.​