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Drachenberg

Come l’antistante Teufelsberg, anche la collinetta di Drachenberg (letteralmente montagna degli aquiloni) è stata ricavata dall’accumulo di macerie e detriti della seconda guerra mondiale. Il Drachenberg e il Teufelsberg non sono collegati l’uno con l’altro, anche se, spesso ci si riferisce indistintamente alle due colline chiamandole impropriamente con il nome di Teufelsberg.

La scarsa vegetazione della collinetta consente di godere di un fantastico panorama su tutta la città, specialmente su Berlino ovest. Questo fa del Drachenberg uno dei punti escursionistici e panoramici più importanti di Berlino. Il Drachenberg, infatti, è molto più adatto a questo scopo rispetto al Teufelsberg (volutamente trapiantata di alberi allo scopo di nascondere la stazione di spionaggio lì progettata), poiché sebbene sia molto verde, non ci sono molti alberi sull’altopiano. Il che rende la collina una piattaforma panoramica di gran lunga migliore rispetto al Teufelsberg.

Mentre prima era prevalentemente conosciuta e frequentata da famiglie con bambini che si divertivano a far spiccare il volo ai loro aquiloni (cosa che adesso è possibile fare anche dall’ex aeroporto di Tempelhof), durante i mesi primaverili dei primi due anni di pandemia il Drachenberg è stato riscoperto da giovani „assetati“ di aria aperta dopo i lunghi mesi invernali di lockdown. Durante quei mesi, infatti, non era raro vedere assembramenti di giovani armati di casse bluetooth, casse di birra e fagotti per picnic.

Dalla cima dell’altopiano è possibile, tra le altre cose, ammirare dall’alto la fittissima chioma della foresta di Grunewald, la stazione di spionaggio anglo-americana costruita durante la Guerra Fredda, lo stadio olimpico (Olypiastadion) e la torre della radio (Funkturm). Il Drachenberg è anche una meta molto amata tra i parapendisti, che osano lanciarsi dall’altopiano sorvolando la fitta vegetazione della foresta di Grunewald.

Nelle ore serali estive, ma anche di fine primavera, l’altopiano si popola di gente che viene ad ammirare i bellissimi tramonti sulla verde metropoli. Durante il Capodanno, nuvole permettendo, il Drachenberg è anche uno dei luoghi migliori per assistere ai fuochi d’artificio.

Le collinette di Berlino

La maggior parte delle collinette di Berlino sono di recente formazione: sono infatti il risultato di macerie e detriti risalenti alla seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, infatti, Berlino era piena di macerie di edifici distrutti. Su 1,5 milioni di appartamenti, quasi la metà era inabitabile. In città c’erano quasi 75 milioni di metri cubi di macerie e solo una parte di queste risultavano essere riutilizzabili per la costruzione di nuovi edifici. I crateri causati dalle bombe iniziarono così ad essere riempiti con queste macerie. C’erano persino treni dedicati al solo trasporto di questi detriti. Ai tempi del blocco da parte dell’Unione Sovietica di tutti gli accessi stradali e ferroviari a Berlino Ovest (24 giugno 1948 – 11 maggio 1949), non tutto era stato ancora “ripulito” e proprio a causa del blocco prima e della definitiva divisione della città dopo, non era più possibile utilizzare il terreno circostante (oramai facente parte della Germania est) per la rimozione e il deposito delle macerie. Quindi, più di 26 milioni di metri cubi di macerie iniziarono ad essere ammassati a Grunewald, creando quelle che sono probabilmente le „montagne“ di macerie più alte e conosciute di Berlino: il Teufelsberg (120 metri) e il Drachenberg (99 metri).

Come arrivare al Drachenberg

Il modo migliore è prendere la S-Bahn e scendere alla stazione di Heerstraße. Poi si percorre il Teufelsseechaussee fino al parcheggio Drachenberg (cercare su google Parkplatz Drachenberg). Dal parcheggio è possibile percorrere due tipi di sentieri che salgono verso la collina: quelli sabbiosi e ripidi e quindi più brevi e quelli asfaltati e più comodi che risultano essere un po’ più lunghi. In alternativa è possibile salirci attraverso una scala di circa 280 gradini costruita nel 2006 che dal parcheggio conduce direttamente verso la cima del Drachenberg.

Auguri Marco!

In occasione del suo compleanno, ricordiamo come anche nel caso della giornalista russa Politkovskaja, Marco Pannella fu un grande visionario

Anna Politkovskaja venne ritrovata morta il 7 ottobre 2006. Fu assassinata nel giorno del compleanno di Putin con un colpo di arma da fuoco alla testa, nell’ascensore del suo palazzo a Mosca. «Porterò la solidarietà dei Radicali Italiani ai compagni radicali russi e ceceni». È con queste parole che Marco Pannella annuncia la sua partecipazione alle esequie della giornalista russa svoltesi a Mosca il 10 ottobre 2006. Pannella ha ricordato anche le figure di Andrea Tamburi e Antonio Russo, uccisi «per gli stessi motivi per cui è stata uccisa Anna». L’onorevole Marco Boato, durante la seduta parlamentare del 30 novembre del 2016, osa tracciare un filo rosso: «Il caso può essere accomunato a quello del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, assassinato anch’egli alcuni anni fa, proprio in relazione alla vicenda cecena».

Pannella conosceva personalmente la giornalista russa e, intervistato a Mosca, la ricorda con queste parole: «una giornalista che ha spalancato i nostri occhi sulla realtà presente più in generale, non soltanto su quella cecena (…) E’ un dato di fatto che aumentano gli assassinati e gli assassini. Aumenta il potere degli assassini, aumenta il martirio di chi è inerme ma non inerte».

Nonostante stesse male, Marco Pannella fu l’unico politico italiano e unico parlamentare europeo presente al funerale. Ecco cosa disse al Parlamento europeo l’11 ottobre 2006, pochi giorni dopo il funerale di Anna Politkovskaja:  

«Signor Presidente, onorevoli colleghi, meno di 24 ore fa ero a Mosca e per un istante stavo per indossare la fascia di deputato europeo mentre ero in mezzo alle migliaia di persone che rendevano l’estremo omaggio ad Anna Politkovskaja. Poi ho pensato che sarebbe stata un’offesa per gli occhi di quella donna, che pure non potevano vedermi, vedere inalberato il nostro emblema. La giornalista Anna Politkovskaja ci ha raccontato quello che non avete voluto sentire né vedere. Alla pagina 6 di Le Monde di oggi, si legge di persone arrestate a Mosca perché dicono: “Georgiani, siamo con voi”! Georgiani, non ceceni. E i simboli indossati dagli arrestati appartengono al Partito radicale transnazionale. Noi, come radicali e liberali, abbiamo portato in questo Parlamento i membri del governo ceceno in esilio, che venivano ad annunciare la loro scelta non violenta. Non se ne è fatto nulla. Signor Presidente, mi conceda di formulare un invito: non chiamiamo più i nostri edifici “Schuman” o “Adenauer”, chiamiamoli “Daladier” e “Ollenhauer”! Togliamo questi nomi che non abbiamo il diritto di usare!»

La Germania verso una transizione alimentare

Già da qualche mese la Germania si è dotata di un nuovo governo e una delle più importanti sfide che si troverà ad affrontare sarà quella di riconoscere il potenziale della transizione alimentare in atto. Il fatto che il consumo di prodotti animali sia una delle principali cause della crisi climatica in atto è ormai scientificamente accertato. I consumatori e l’industria alimentare lo hanno già capito: senza ombra di dubbio c’è già una forte domanda di prodotti di origine vegetale, tanto che i marchi più affermati stanno espandendo costantemente la loro offerta e i rivenditori, a loro volta, stanno riorganizzando del tutto i loro scaffali. Per essere più precisi, secondo il Ministero federale dell’alimentazione e dell’agricoltura, nel 2021 la popolazione tedesca contava il 10% di vegetariani e il 2% di vegani (il doppio rispetto all’anno precedente). In termini assoluti sono circa 10 milioni coloro che in Germania hanno scelto un’alimentazione priva di carne, pesce o di prodotti animali. 

Ma la sfida climatica non può essere affrontata solo dai consumatori. Per trasformare il nostro sistema alimentare c’è una prepotente urgenza di politiche che sostengano e promuovano questa transizione – politiche in assenza delle quali sarà letteralmente impossibile raggiungere gli obiettivi climatici che ci si è posti. Ora spetta, infatti, alla politica rispondere a questo desiderio di cambiamento, perché mentre la società si rende sempre più conto che semplicemente non possiamo continuare ad alimentarci come abbiamo fatto finora, la politica deve ancora recuperare il tempo perso. È arrivato il momento di vedere questa transizione alimentare come un’opportunità.

Per non perdere il treno, la Germania dovrebbe ora promuovere la ricerca e lo sviluppo di alternative di origine vegetale. Il primo passo in questa direzione sarebbe quello di introdurre finalmente delle agevolazioni fiscali per alternative rispettose del clima e degli animali e abolire gli ingenti sussidi previsti per i prodotti di origine animale. Gli impegni presi dalla coalizione di governo relativi agli allevamenti intensivi e alle alternative di origine vegetale danno un barlume di speranza. A novembre del 2021, infatti, i tre partiti di governo – Verdi, Socialdemocratici e Liberaldemocratici – hanno pubblicato l’accordo di coalizione nel quale si prevede un cambio di passo nelle politiche alimentari e agricole. Inoltre, secondo l’accordo di coalizione, il clima dovrà essere considerato come una questione trasversale in tutte le decisioni da prendere. E questo fa ben sperare. Un altro elemento di ottimismo può essere riscontrato nel fatto che a guidare il Ministero federale dell’agricoltura è il politico vegetariano dei Verdi Cem Özdemir. Proprio il suo partito ha già, infatti, sostenuto esplicitamente, nel suo programma elettorale, una riduzione del bestiame allevato e una transizione verso un’alimentazione vegetale. 

Il capitolo dell’accordo di coalizione dedicato alle politiche alimentari contiene alcuni punti abbastanza innovativi. La coalizione intende, per esempio, aggiornare le raccomandazioni della Società tedesca per l’alimentazione (DGE) e applicarle nella ristorazione collettiva (mense aziendali, mense universitarie, scuole, asili, ospedali, carceri, ecc.). Questo comporterà inevitabilmente una significativa riduzione del consumo di prodotti animali. Inoltre, la coalizione di governo si impegna a promuovere le alternative vegetali e il processo di approvazione delle proteine alternative nell’UE. In questo modo, i Verdi, la SPD e la FDP riconoscono la necessità della transizione proteica, promuovendo anche l’approvazione di prodotti coltivati in laboratorio. Il governo mira, altresì, a ché il numero di capi di allevamento venga commisurato alla superficie dell’allevamento stesso. Questo è un chiaro riferimento all’allevamento con vincolo di superficie, che era già nei programmi elettorali dei Socialdemocratici e dei Verdi. 

Tuttavia, la coalizione di governo non è riuscita a trovare un accordo sul finanziamento per la conversione degli allevamenti. Infatti, la conversione potrà essere finanziata solo attraverso il mercato. E pur stabilendo che le aziende agricole dovranno essere sostenute nel percorso verso la neutralità climatica, l’accordo di coalizione non cita alcuna misura atta a tal fine.

Agevolazioni fiscali per le donazioni in Germania

Di fronte all’ulteriore aggravarsi della crisi umanitaria che vede giungere in Europa un numero sempre più alto di persone in fuga dalla guerra, chi di noi non è stato sopraffatto da un senso di impotenza e allo stesso tempo da un prepotente e urgente bisogno di volersi rendere utili. Molti di noi hanno optato per delle donazioni. E coloro che ancora indugiano, spero si convinceranno a farlo dopo avere letto questo mio breve contributo atto a far conoscere le ingenti agevolazioni fiscali che lo Stato tedesco prevede per coloro che effettuano delle donazioni nei confronti di organizzazioni no profit, di volontariato e di promozione sociale. Il fisco tedesco prevede infatti di poter dedurre dal reddito il valore del bene o della somma donata fino al 20% del reddito complessivo dichiarato. Così, per esempio, se guadagnate 30.000 euro all’anno, potrete dedurre le donazioni fino a un importo massimo di 6.000 euro (il 20% di 30.000 euro) come spese speciali (Sonderausgaben). Se in un anno avete donato più della soglia massima prevista (ovvero più del 20% dell’importo totale del reddito), è possibile riportare l’importo in eccesso all’anno successivo. Se non si vogliono effettuare donazioni in denaro, è possibile anche fare donazioni in natura. Infatti anche il tempo investito nel volontariato è deducibile come donazione. Ovviamente il fisco non impone l’obbligo di dichiarare le donazioni, ma, come abbiamo visto, è comunque molto conveniente farlo, poiché, andando ad incidere proprio sulla base imponibile, ciò può davvero ridurre notevolmente le vostre imposte sul reddito. 

Affinché una donazione sia deducibile, deve essere devoluta a un’organizzazione che persegua dei fini per i quali la legge preveda un regime fiscale agevolato (scopi di interesse sociale, filantropici e religiosi) e che abbia sede in Germania o nell’Unione Europea. In questo ultimo caso, però, devono essere soddisfatti ulteriori requisiti affinché la donazione venga riconosciuta come deducibile. Tali organizzazioni sottoposte a regime fiscale agevolato includono, per esempio, associazioni senza scopo di lucro, fondazioni, ma anche partiti politici. Questi ultimi, tuttavia, godono di uno status speciale nel diritto tributario, ma mi riservo di approfondire questo aspetto in un apposito articolo. Come spese speciali (Sonderausgaben) non possono tuttavia essere dedotte le quote associative di associazioni che perseguono principalmente scopi ricreativi, come club sportivi, associazioni di promozione della tradizione locale e simili.

Per qualsiasi tipo di donazione che ecceda l’importo di 300 euro è bene farsi rilasciare sempre una ricevuta. Dal 2017 non è più necessario inviare le ricevute e gli attestati delle donazioni direttamente al Finanzamt. Ma ciò non significa che non vi sia più l’obbligo di rendicontazione, infatti il Finanzamt potrà richiedervi le ricevute e gli attestati in qualsiasi momento, salvo che il destinatario della donazione non abbia già provveduto a trasmetterli per via elettronica alle autorità fiscali.

Dal 2021, nei casi di seguito elencati, ai fini della rendicontazione sarà sufficiente una semplice ricevuta di avvenuto pagamento nel caso in cui si sia pagato in contanti, o altrimenti l’estratto conto, la ricevuta di addebito o una semplice stampa effettuata dalla propria stampante in caso di online banking:
– Donazioni per aiuti in caso di calamità naturali (anche oltre i 300€);
– Donazioni fino a 300 euro a associazioni che perseguono scopi di interesse sociale;
– Donazioni fino a 300 euro a enti statali;
– Donazioni fino a 300 euro a partiti politici.
Per le donazioni superiori a 300 euro, è sempre necessario un attestato di donazione rilasciato dal beneficiario della donazione (eccezion fatta per gli aiuti in caso di calamità naturali). Riceverai l’attestato dal beneficiario della donazione, che può anche inviarlo direttamente al Finanzamt per via elettronica.

Beh, adesso che aspettate? Non vi sono più scuse per indugiare ancora. Di seguito una breve lista di alcune organizzazioni attive nella crisi umanitaria in corso in Ucraina: