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Merz chiede un divieto d’ingresso UE per i combattenti russi

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, insieme ad altri sette capi di Stato e di governo europei, ha chiesto all’Unione Europea di valutare un possibile divieto d’ingresso per i soldati russi che hanno partecipato alla guerra contro l’Ucraina. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa, i leader avvertono che l’ingresso di questi individui nel territorio Schengen rappresenterebbe un serio rischio per la sicurezza interna.

La preoccupazione nasce dal fatto che tra i combattenti russi figurano oltre 180.000 criminali condannati, liberati dalle carceri russe per essere mandati al fronte. Secondo i firmatari della proposta, tali persone potrebbero commettere reati, unirsi a reti criminali o gruppi estremisti, o sostenere attività ostili della Federazione Russa in Europa.

Già alcune settimane fa, l’Estonia aveva lanciato una prima iniziativa in questa direzione. Un documento citato dall’agenzia di stampa tedesca DPA stima che, dal 2022, circa 1,5 milioni di cittadini russi abbiano preso parte alle operazioni militari in Ucraina e che circa 640.000 siano tuttora impegnati al fronte.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO «IL LUNGO “INVERNO DEMOCRATICO” NELLA RUSSIA DI PUTIN» A CURA DI YURI GUAIANA, CON PREFAZIONE DI EMMA BONINO

Il 23 marzo l’associazione Ariadne | Rete Italia Berlino e.V. presenterà all’800A di Berlino il libro

«Il lungo “inverno democratico” nella Russia di Putin» (Diderotiana Editrice)
A cura di Yuri Guaiana
Prefazione di Emma Bonino

copertina del libro

Saranno presenti il curatore Yuri Guaiana* e Marco Ferraro (ricercatore, esperto relazioni UE-Ucraina);
modera Serena Manno (vicepresidente dell’associazione Ariadne | Rete Italia Berlino e.V.)

Come scrive  Emma Bonino  nella prefazione «Questo è un libro ben pensato, scritto in modo gradevole ed elegante […] Sono pagine che ricostruiscono un pezzo di storia radicale e della nostra costante attenzione per i diritti umani in Russia, come in qualunque altra parte del mondo, ma anche una vicenda storica, politica e umana tanto tragica quanto cruciale per comprendere il momento politico che stiamo vivendo. Questo libro dovrebbero leggerlo tutti, ma soprattutto coloro i quali ritengono che il nostro futuro sia a Est, tra Visegrád e Mosca. Il prezzo da pagare per i loro sogni (e gli incubi di tutti gli altri) lo scopriamo proprio tra queste pagine

Un estratto dall’introduzione del libro:

«I diritti gay sono diritti umani e i diritti umani sono diritti gay»,
affermava il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, all’ONU
in occasione della giornata mondiale dei Diritti Umani del 2011.
Solo cinque mesi dopo Vladimir Putin iniziava la sua terza presidenza
consolidando una svolta illiberale che farà dell’avversione ai diritti
LGBTI un’arma per il consolidamento del proprio regime, all’interno,
e per attaccare il concetto di universalità dei diritti umani e quindi i
valori occidentali, all’esterno, come illustra Yuri Guaiana – curatore
del libro – in uno dei saggi. Se a questo si aggiunge – come spiega
Mauro Voerzio, responsabile italiano di stopfake.org – l’uso strategico
della disinformazione volto a far collassare il progetto europeo per
sostituirlo con un’Eurasia a guida russa, si comprende l’importanza di
conoscere meglio la Russia putiniana e comprenderne l’azione internazionale.

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*Yuri Guaiana: attivista radicale per i diritti umani. Nel 2011 diventa Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti di cui ora è Presidente. Dal 2013 è membro del Board di ILGA-Europe. Dal 2016 lavora come senior campaigns manager per l’ONG All Out. È stato arrestato a Mosca mentre tentava di consegnare più di due milioni di firme per chiedere alle autorità russe di aprire un’inchiesta ufficiale sul pogrom anti-gay in Cecenia.

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