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Economia, immigrazione, reddito di cittadinanza e fisco: gli accordi di coalizione tra democristiani e socialdemocratici

Le trattative esplorative tra Unione (CDU/CSU) e Socialdemocratici (SPD) in Germania hanno raggiunto un punto di svolta importante. Dopo settimane di negoziati, le due parti hanno trovato un accordo su diverse questioni cruciali che riguardano l’economia, l’immigrazione, il reddito di cittadinanza e le politiche fiscali. Questi accordi rappresentano un passo significativo verso la formazione di un governo di coalizione (Grande coalizione).

Economia

L’obiettivo principale è quello di rafforzare la competitività economica della Germania. Per raggiungere questo scopo, Union e SPD hanno pianificato un massiccio pacchetto finanziario per infrastrutture e difesa, che dovrebbe contribuire a stimolare la crescita economica. Inoltre, si prevede una riduzione dei costi energetici di 5 centesimi per kilowattora, insieme ad altri incentivi per le imprese, che saranno discussi durante le negoziazioni di coalizione.

Immigrazione

La politica migratoria è stata uno dei punti più controversi. Union e SPD hanno raggiunto un accordo per aumentare le espulsioni alle frontiere, in coordinamento con i partner europei. I controlli alla frontiera saranno notevolmente rafforzati e il ricongiungimento familiare per i rifugiati sarà limitato. Queste misure mirano a ridurre la migrazione irregolare e a promuovere programmi di accoglienza volontaria.

Reddito di cittadinanza

Il Bürgergeld, introdotto dalla SPD, sarà riformato per incentivare più efficacemente i disoccupati a cercare lavoro anche attraverso l’inasprimento di sanzioni previste per coloro che si rifiutano di accettare delle proposte di lavoro. L’obiettivo è quello di creare un nuovo sistema di sicurezza sociale che favorisca l’occupazione e che generi risparmi significativi per il bilancio statale.

Politiche fiscali

Nell’ambito delle politiche fiscali vi sono ancora forti divergenze. Mentre l’Unione si batte per ampie riduzioni fiscali soprattutto per le imprese, la SPD vuole tassare più pesantemente i super ricchi, cosa che l’Unione rifiuta categoricamente.

Germania: la crisi economica infinita. Tre anni di recessione tra declino industriale e sfide globali

Un viaggio nell’epicentro del declino economico europeo: cosa sta succedendo alla locomotiva d’Europa?

La Germania, un tempo considerata la locomotiva economica dell’Europa, sta attraversando una profonda crisi che sembra destinata a protrarsi per il terzo anno consecutivo. Dopo aver registrato una contrazione del PIL dello 0,3% nel 2023 e dello 0,2% nel 2024, le previsioni per il 2025 sono altrettanto preoccupanti.

Una recessione senza precedenti

La Confindustria tedesca (Bdi) stima una ulteriore contrazione dello 0,1% del PIL per il 2025, il che segnerebbe il terzo anno consecutivo di recessione. Questa situazione è particolarmente allarmante considerando che la Germania si trova ad affrontare la fase di stagnazione più lunga della sua storia dal Dopoguerra.

Fattori alla base della crisi

La crisi economica tedesca è il risultato di una combinazione di fattori sia congiunturali che strutturali: aumento della concorrenza sui mercati esteri, in particolare dalla Cina, costi energetici elevati, persistente livello alto dei tassi d’interesse, debolezza strutturale presente dal 2018, prospettive economiche incerte.

Settori più colpiti

L’industria manifatturiera, tradizionalmente il pilastro dell’economia tedesca, sta subendo un’interruzione strutturale. Anche il settore edilizio sta registrando una scarsa domanda, mentre la fiducia dei consumatori è in calo.

Prospettive future

Le previsioni per il futuro immediato non sono rosee. La Bundesbank prevede una crescita marginale dello 0,2% per il 2025, mentre il Consiglio degli Esperti Economici ipotizza un aumento dello 0,4%. Tuttavia, l’OCSE ha indicato che la Germania potrebbe crescere più lentamente rispetto a qualsiasi altra nazione industrializzata nei prossimi anni.

Richieste di intervento

Il presidente della Bdi, Peter Leibinger, ha sottolineato l’urgenza di interventi significativi, tra cui:

  • Investimenti pubblici in infrastrutture moderne
  • Riduzione della burocrazia
  • Abbassamento dei prezzi dell’energia
  • Sviluppo di una strategia chiara per rafforzare l’innovazione e la ricerca

La Germania si trova quindi di fronte a una sfida cruciale: rilanciare un’economia che sembra essere entrata in una fase di debolezza cronica, affrontando al contempo i problemi strutturali che continuano a penalizzare il suo ruolo di motore economico dell’Europa.

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809.000 tedeschi sono troppo ricchi per lavorare

La ricchezza è davvero distribuita in modo così disomogeneo? Effettivamente, questa è l’ipotesi non solo di molti cittadini, ma anche di illustri economisti. Un nuovo studio rileva, infatti, che alcuni tedeschi possiedono così tanto da poter vivere benissimo di quel tanto che già hanno.

Secondo una statistica dell’Ufficio federale di statistica (Statistisches Bundesamt), sarebbero 809.000 i tedeschi che non hanno bisogno di lavorare. Queste persone hanno così tanto danaro o patrimonio che possono vivere anche senza lavorare. Ciò corrisponde a circa l’1% della popolazione totale.

Questo significa che nel 2021 il numero di coloro che possiedono una ricchezza privata tale da non dover per forza lavorare è aumentato di quasi 100.000 unità rispetto al 2020. Nel calcolo del patrimonio personale vengono computati non solo i redditi percepiti dall’individuo, ma anche le entrate derivanti da canoni di locazione, interessi, dividendi e altri tipi di rendita.

L’Ufficio federale di statistica rileva anche che la maggior parte di coloro che possono permettersi il lusso di non lavorare ha un’età compresa tra i 45 e i 65 anni.