Archivi categoria: Politica e società | Politik und Gesellschaft

Tra le 10 città europee con più italiani quattro città tedesche

I dati ISTAT sulle registrazioni consolari AIRE indicano Londra come la città europea con il maggior numero di italiani residenti, seguita da centri in Germania, Svizzera e altri paesi. Questa classifica si basa su iscrizioni presso consolati, che riflettono la comunità italiana ufficiale all’estero, con oltre la metà dei 6,3 milioni di italiani nel mondo in Europa.

​La Germania domina con quattro città nella top 10 grazie alla vecchia e ma anche alla nuova emigrazione (dati consolari aggiornati al 2024). Nota che i numeri esatti variano per consolato e non includono i non-registrati all’AIRE.

Ecco l’elenco delle principali città europee, ordinate per numero approssimativo di residenti italiani (in migliaia, basati su fonti ISTAT 2023-2024):

  • Londra (Regno Unito)​
  • Zurigo (Svizzera)​
  • Stoccarda (Germania)​
  • Francoforte (Germania)​
  • Colonia (Germania)​
  • Monaco di Baviera (Germania)​
  • Parigi (Francia)​
  • Charleroi (Belgio))​
  • Bruxelles (Belgio)​
  • Madrid (Spagna)​

Per dettagli aggiornati, consulta ISTAT.

Diplom-Übersetzer Davide Miraglia
Allgemein beeidigter Dolmetscher und
ermächtigter Übersetzer für die italienische Sprache
Traduttore e interprete giurato per la lingua italiana

La concentrazione della ricchezza nei paesi del G20 raggiunge nuovi record

Analisi Oxfam e WSI: come la concentrazione di ricchezza mina la giustizia sociale e la democrazia

La ricchezza dei super-ricchi nei paesi del G20 ha registrato nell’ultimo anno un ulteriore notevole aumento. Secondo un’analisi pubblicata giovedì dall’organizzazione per lo sviluppo Oxfam, il patrimonio dei miliardari nelle maggiori economie industriali ed emergenti è cresciuto di ben 2,2 trilioni di dollari, un incremento del 16,5% in un solo anno. Complessivamente, la ricchezza di questo gruppo ammonta ora a 15,6 trilioni di dollari.

Questo sviluppo assume particolare rilievo in vista del prossimo vertice del G20 a Johannesburg, dove la presidenza sudafricana ha scelto la lotta contro le disuguaglianze come tema centrale. Oxfam sottolinea che l’aumento annuo della ricchezza dei super-ricchi sarebbe sufficiente, almeno in teoria, per liberare 3,8 miliardi di persone dalla povertà – i costi annuali di tali misure ammontano, secondo l’organizzazione, a 1,65 trilioni di dollari.

Critiche sulla tassazione e sui tagli alla cooperazione allo sviluppo

Oxfam accusa i governi dei paesi G20 di non tassare adeguatamente le fasce di popolazione ultraricche. «È assolutamente inaccettabile che i super-ricchi non siano ancora tassati in modo equo, mentre sempre più governi riducono la cooperazione allo sviluppo e si sottraggono così alle proprie responsabilità internazionali», ha dichiarato Tobias Hauschild di Oxfam. Particolarmente criticata è la decisione del governo tedesco di ridurre il bilancio per la cooperazione allo sviluppo nel progetto di bilancio 2026, che secondo l’organizzazione manda un segnale disastroso ai paesi più poveri del mondo.

Crescente disuguaglianza sociale anche in Germania

Anche in Germania si manifestano le conseguenze dell’aumento della disuguaglianza. Secondo il recente Rapporto sulla distribuzione del reddito dell’Istituto di Scienze Economiche e Sociali (WSI) della Fondazione Hans-Böckler, le disuguaglianze di reddito e il tasso di povertà hanno raggiunto nuovi massimi storici. Dal 2010 la disuguaglianza è in costante aumento e l’effetto redistributivo di tasse e trasferimenti sociali è tendenzialmente diminuito.

Il numero delle famiglie che vivono in povertà è salito dal 14,4% nel 2010 al 17,7 per cento nel 2022. Come indicatore per la distribuzione del reddito viene utilizzato il cosiddetto coefficiente di Gini: più alto è il valore, maggiore è la disuguaglianza. In Germania, questo indice è passato da 0,282 a 0,310.

Rischio per lo Stato sociale e la democrazia

Quando un’economia sociale di mercato non riesce a mantenere la sua promessa di partecipazione ed equità, ciò diventa altamente problematico per la sua accettazione – e anche per quella della nostra democrazia.

Diplom-Übersetzer Davide Miraglia
Allgemein beeidigter Dolmetscher und
ermächtigter Übersetzer für die italienische Sprache
Traduttore e interprete giurato per la lingua italiana

Italiani all’estero: cresce l’esodo silenzioso mentre la politica guarda altrove

La diaspora invisibile: perché sempre più italiani scelgono di vivere all’estero

Mentre il dibattito politico resta concentrato sui flussi migratori in entrata, un altro movimento, spesso trascurato, continua a crescere in modo costante: quello degli italiani che scelgono di lasciare il Paese. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, presentato oggi, 11 novembre, a Roma, sono ormai circa 6,5 milioni i cittadini italiani residenti stabilmente all’estero.

Il dato, in continuo aumento, supera di oltre un milione quello degli stranieri regolarmente residenti in Italia. Un sorpasso simbolico ma significativo: mentre si discute di accoglienza e confini, l’Italia continua a perdere silenziosamente i propri talenti, giovani professionisti e famiglie che cercano all’estero opportunità di lavoro, servizi più efficienti o semplicemente migliori prospettive di vita.

Nel solo 2024, 123.376 persone si sono iscritte all’AIRE per espatrio, ben 34 mila in più rispetto all’anno precedente. L’incremento percentuale è del 38%, un livello che supera le ondate migratorie registrate negli anni più duri della pandemia e persino i picchi legati alla Brexit. Tra le destinazioni preferite restano Germania, Regno Unito, Spagna e Svizzera, seguite da Stati Uniti, Australia e paesi dell’America Latina.

Rispetto ai 53,5 milioni di residenti con cittadinanza italiana, significa che oggi quasi 12 italiani su 100 vivono oltre confine. Un dato che cala leggermente, al 10,9%, se si considera l’intera popolazione residente in Italia, inclusi gli stranieri. Tuttavia, dietro questi numeri si cela una tendenza strutturale: il saldo migratorio interno dell’Italia è sempre più negativo e coinvolge soprattutto i giovani tra i 25 e i 39 anni, molti dei quali laureati.

Dal Sud partono in molti, ma cresce anche la mobilità dalle regioni del Nord, segno che non si tratta più di una “fuga” dei soli territori periferici, bensì di una diaspora nazionale che interessa tutte le classi sociali. Non solo un fenomeno economico, ma anche culturale e identitario: chi parte spesso mantiene un legame forte con l’Italia, ma difficilmente trova motivi concreti per rientrare.

In un Paese che invecchia, il fenomeno dell’espatrio rischia di ampliare il divario generazionale e territoriale, minando la capacità del sistema produttivo di rinnovarsi. Mentre la politica continua a interrogarsi su “chi arriva”, forse è il momento di chiedersi con la stessa urgenza perché così tanti scelgono di “andare via”.

Per approfondire

Su questo tema, può risultare particolarmente utile la lettura del libro Stai fuori! Come il Belpaese spinge i giovani ad andare via di Alessandro Foti (Edizioni Dedalo). Un’analisi lucida e provocatoria che esplora le ragioni profonde dell’espatrio giovanile, tra disillusione, mancanza di prospettive e desiderio di riscatto.

Cambiamenti a Berlino e in Germania nel 2026: Riforme, Economia e Tendenze

Nel 2026 a Berlino e in Germania ci saranno importanti cambiamenti e sviluppi che riguarderanno diversi ambiti come l’amministrazione, l’economia e le tendenze sociali.

Riforma amministrativa a Berlino


A partire dal 2026 a Berlino sarà introdotta una riforma amministrativa completa, che punta a definire chiaramente le responsabilità e a rendere più efficaci i processi. La riforma, promossa dalla coalizione guidata dalla CDU, mette fine al precedente “ping-pong tra le autorità” e mira a regolamentare chiaramente le competenze tra il Senato e i distretti. L’obiettivo è accelerare le decisioni, migliorare la collaborazione tra Senato e distretti e rendere l’amministrazione più moderna e a misura di cittadino. Questa riforma è prevista per il lungo periodo e richiede anche un cambiamento culturale all’interno degli enti amministrativi.

Sviluppo economico in Germania


Si prevede che l’economia tedesca crescerà nel 2026 di circa l’1,3-1,7%. Le prospettive positive dipendono fortemente dagli investimenti statali in infrastrutture, protezione del clima e difesa. Questi investimenti dovrebbero superare la stagnazione economica e rafforzare il mercato interno, sostenuti dall’aumento dei salari e da una diminuzione degli oneri per le famiglie. Ci si attende anche un aumento dell’occupazione, che stimolerà le spese per il consumo.

Tendenze sociali e culturali a Berlino


Berlino rimane un centro di creatività, cultura e innovazione. La città continua a promuovere la moda sostenibile, l’eccellenza artistica e i giovani talenti, soprattutto nel settore della moda con eventi come la Berlin Fashion Week, che pone un forte accento sulla sostenibilità e l’inclusione. Inoltre, la politica sostiene le industrie creative e la mobilità ciclistica ed elettrica in crescita, con l’obiettivo di rendere la città più amica della bicicletta e più attenta all’ambiente.

Germania: la riforma sulla cannabis dà i primi frutti – ecco cosa dicono i dati

La Germania valuta i primi effetti della legalizzazione parziale della cannabis: diminuiscono le sanzioni, cresce l’uso medico e il consumo giovanile resta stabile.

A poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge Cannabisgesetz (CanG), la Germania inizia a tracciare un primo bilancio della sua riforma sulla cannabis. Dal 1° aprile 2024, il Paese ha avviato una legalizzazione parziale che consente agli adulti di possedere e coltivare cannabis, sia privatamente che all’interno di cannabis social club. I primi dati ufficiali, appena pubblicati, offrono uno sguardo concreto sull’impatto della normativa.

Cosa prevede la legge tedesca

La CanG autorizza il possesso e la coltivazione per uso personale, con limiti precisi sull’età, sulle quantità e sulle zone di consumo (vietato nei pressi di scuole e aree frequentate da minori). L’obiettivo è duplice: contrastare il mercato nero e tutelare la salute pubblica, in particolare quella dei giovani.

Mercato e criminalità

Nel 2024, la domanda complessiva di cannabis in Germania è stata stimata tra le 670 e le 823 tonnellate, includendo sia l’uso medico che quello ricreativo. Tuttavia, solo una piccola parte è stata coperta da canali legali: il 9-13% tramite prescrizioni mediche e meno dello 0,1% dai club di coltivazione. Il resto proviene da autoproduzione o dal mercato nero, che rimane ancora dominante. Sul fronte della giustizia, le infrazioni legate al possesso sono diminuite, grazie all’adeguamento dei limiti legali.

Giovani, salute e consumo

Contrariamente alle preoccupazioni iniziali, l’uso tra gli adolescenti non è aumentato e continua a calare, seguendo una tendenza già avviata prima della riforma. Circa il 10% dei giovani dichiara un consumo “a rischio” (quasi quotidiano), dato stabile rispetto agli anni precedenti. Tra gli adulti, non si registrano aumenti significativi di ricoveri o emergenze legate alla cannabis, anche se alcuni segnali locali invitano a monitorare le concentrazioni di THC nei prodotti legali.

Le sfide future

Nonostante i segnali positivi, la Germania deve affrontare ostacoli importanti. La capacità dei canali legali di soddisfare la domanda resta limitata, soprattutto per i cannabis club. Il mercato nero, sebbene in calo, non è stato ancora sostituito da fonti regolamentate. Inoltre, il secondo pilastro della riforma – che prevedeva licenze e dispensari – non è stato implementato dalla nuova maggioranza politica, più conservatrice, che ha espresso l’intenzione di rivedere o restringere la legge.

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Foto di Jinsoo Choi su Unsplash

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